Complicato mantenere gli affetti

Salve a tutti.
Sono un “ragazzo” della sezione Prometeo e mi è stato dato l’arduo compito di raccontare la serata teatrale che si è svolta all’interno dell’istituto lo scorso 7 aprile.
Il tema della serata era l’affettività. Una parola che può avere diversi tipi di lettura ma che, soprattutto per noi detenuti, dà molto da riflettere.
Siamo partiti con una rappresentazione teatrale che parlava dell’importanza di rimanere in qualche modo aggrappati alla speranza di avere un contatto con l’esterno, sia pure in modo scherzoso. Ad esempio con la lettura di un oroscopo, oppure ricevendo la lettera di una persona cara, spesso attesa con molta ansia.
Poi c’è stata una breve, purtroppo, discussione su come noi viviamo, da reclusi, le problematiche legate agli affetti. Ci sono state delle osservazioni molto interessanti. A parte qualcuno che ci ha “illuminato” sul fatto che l’uomo è uomo e la donna è donna (notevole vero?), soprattutto è venuto fuori il fatto che è molto complicato mantenere gli affetti, vuoi per il fatto che si logorano, vuoi perché non sempre le persone a noi care condividono le nostre scelte.
La serata è stata un momento di riflessione per noi e speriamo anche per le persone che sono intervenute. Ora non mi rimane che salutarvi, sperando di trovarvi al prossimo appuntamento.

A nome di tutti i “ragazzi” della sezione, Carlo

7 thoughts on “Complicato mantenere gli affetti”

  1. Io purtroppo non sono potuta venire quel venerdì… tutto esaurito!
    Comunque, accolgo il tuo invito a riflettere su questa tematica così complessa e al tempo stesso semplice, voler bene. Forse si è trovato un altro punto che accomuna “chi sta dentro” e “chi sta fuori” e che ci rende tutti un po’ più uguali eliminando le barriere mentali che molti hanno. Il pensiero sul fatto che l’uomo è uomo e la donna è donna sarà anche banale, ma è vero! L’affettivitià è di tutti ed incontrarsi su un terreno comune spero porti ad un dialogo più aperto, interessante, libero e soprattutto proficuo. Un bacio a tutti i “ragazzi” della sezione, Gio

  2. Quella che scrivi è una grande verità, Carlo, e purtroppo è spesso uno dei motivi per cui abbandoniamo un progetto, un obiettivo, persino la realtà. Va bene fare di testa propria, va bene comportarsi come si crede giusto alla faccia di chi ci dice di fare il contrario, ma – alla fine – non sappiamo vivere bene senza l’approvazione di qualcuno. I casi sono due:
    – abbiamo la fortuna di avere accanto persone che magari non condividono le nostre idee, ma le ACCETTANO, perchè ci amano, e ci sponano ad andare avanti quando vedono che crediamo davvero in qualcosa
    – ci ci sta intorno ci GIUDICA, magari perchè ci distacchiamo da ciò che pensa la massa.

    Spero che tutti, prima o poi, incontrino qualcuno capare di ACCETTARE.
    Anche tu, Carlo.

  3. Ti accosti ad un blog per leggere dei post scritti da detenuti, ti accosti con un’idea già formata su quello che troverai. E poi invece leggi cose che non ti aspetteresti, di una sensibilità e di una maturità formale oltre che emotiva che è difficile trovare anche nelle persone che hanno dalla loro libertà di azione, lucidità e tranquillità spirituale. Ecco, per me ogni volta è una sorpresa. Ciao Carlo, sembri una persona in gamba.

  4. ciao carlo! saro sicuramente al prossimo appuntamento. è vero. hai una tale lucidità e una tale forza positiva nell’esporre i tuoi pensieri ,che contagia le menti e gli animi di chi legge.
    grazie ancora a te come ai tuoi compagni ,perchè continuate a farci capire che gli sforzi contro le ottusità e la fiducia nell’uomo sono ancora validi, perseguibili e ,soprattutto ,realizzabili. un saluto a te e ai tuoi compagni, elisa.adelante,adelante!!

  5. Caro Carlo ho scoperto con piacere che spesso gli affetti… si ritrovano là dove li hai lasciati. La scintilla di simpatia che scatta fra le persone non si cancella mai e può riprendere.
    Peccato che non riesco ad inviare foto. Oggi abbiamo fatto un mercatino per una ragazzina disabile che andrà a riabilitarsi a Cuba, dov’è già stata.
    Si chiama Milvia… vuoi inviarle un messaggio che le recapito? Sono certa che le farebbe piacere, un caro saluto, Leda

  6. Mi è venuto in mente un pensiero, leggendo la tua lettera.

    Ho pensato a mia nonna materna, che non ha mai dato da bere alle rose del suo giardino [che somiglia più ad un deserto secco]. Perché? Perchè “così non si abituano all’acqua”. E questi poveri fiori si arrangiano come possono, sperando in una pioggia di tanto in tanto.

    Insomma, questo per dire che si può venir su lo stesso anche senza gli affetti – ma è una privazione intollerabile, ingiusta, gratuitamente insensibile. Proprio come non dar acqua alle rose.

    A presto.
    Alice

  7. molto bella l’idea del blog.. farò un po’ di pubblicità a questa bella iniziativa e parteciperò per quanto posso immaginare che la mia sensibilità sia abbastanza lontana dal capire cosa possa significare una situazione del genere.

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