Nei quartieri spagnoli

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Arrivati a Napoli, vennero a prenderci mio padre e la mia matrigna, che per anni mi aveva allevato ai tempi in cui ero un bimbo ribelle e sbarazzino. Orgoglioso di me, mio padre cominciò a congratularsi per come avevo trasformato la mia vita, fino ad allora piena di delusioni. Viveva un bel momento, era soddisfatto come me, ma solo io ero spaventato dalla verità.
Roby non si era ancora affermato, ma aveva tutte le carte in regola per piazzarsi nella società, un progetto fino ad allora irrealizzabile.
Quando sembrava che fosse tutto un bellissimo sogno, apparve l’incubo da me previsto e sottovalutato. Any aveva voglia di drogarsi.
Era tutto come quel giorno in cui Roby nell’arrivare a casa di Any la vide uscire con gli occhi gonfi e lacrimanti, non di chi stesse piangendo, ma di chi stesse consumando con altri suoi simili droghe e altro.
Quel giorno me ne ero andato irritato. Nel scendere le scale lei mi aveva aggredito verbalmente dicendo: “Fai pure l’incazzato!” Risposi: “Ma ti sei guardata in faccia? Avevamo un appuntamento e invece ti trovo carica di merda.”
Il giorno dopo avevo ricevuto una chiamata da una sua amica. Diceva che Any era disperata, che mi voleva bene e non potevo lasciarla. In sottofondo, attraverso l’apparecchio telefonico, la sentivo piangere e disperarsi.
Il giorno dopo ero tornato da lei e avevo trovato dei suoi amici (si fa per dire), i quali mi avevano detto: Roby, non abbiamo mai visto Any così innamorata di un ragazzo, ha bisogno di te.
Io avevo bevuto molto quel pomeriggio e ci eravamo riappacificati. Durante la notte avevo preso dei soldi dalla sua borsa ed ero andato a girovagare nei bar della zona, tenendo il cellulare spento.
Avevo trovato due donne e passato qualche ora con loro.
Al mio ritorno, avevo acceso il telefono e subito era arrivata la chiamata di Any. Insulti, minacce, grida disperate. Arrivato a casa, mi ero sentito urlare addosso: “Dammi i miei soldi!”. Mancavano circa ottanta euro e gli dissi che bevendo li avevo persi.
Proprio come quel giorno che sembrava così lontano, Any a Napoli tornò ad avere voglia di drogarsi. Tre o quattro giorni prima aveva deciso insieme a me di dire basta con la droga, ma ora provava di nuovo una forte attrazione per la sostanza.
Io gli dissi di non rovinare tutto, perché c’era tutto quello di cui avesse bisogno lì, compreso l’amore. E poi mio padre non poteva venire a sapere che lei era lì per guarire. Se mai lo avesse scoperto, sarebbe stata la fine. Avrei perso mio padre, e soprattutto il nostro amore.
Le dissi che mi rimaneva solo lei, e per un attimo la convinsi. Approfittai della bella giornata per portarla sul lungo mare, ma nella sua mente si era fatto strada un pensiero fisso.
Cercò di convincermi a portarla nei quartieri spagnoli, dove avrebbe trovato la sua stramaledetta droga. Mi chiese di accompagnarla, perché aveva paura che le rubassero i soldi dalla tasca. Ma io ero contrario anche solo all’idea, da vent’anni ormai non giravo più da quelle parti, e non potei accettare di farle da spalla.
Così la lasciai sola, aspettandola in un bar.

1 thought on “Nei quartieri spagnoli”

  1. Una brutta realtà, a volte neanche l’amore riesce a guarire, a volte….però, questo genere di dipendenza è nella nostra mente, se invece ci si concentra sulla realtà, sui nostri obbiettivi, sui nostri veri affetti….sul fatto che il denaro non ha mai comprato la felicità e tantomeno la salute o l’amore, se imparassimo ad essere umili…saremmo felici senza il bisogno di alcuna sostanza se non il nostro spirito..Ciao, Grazia.

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