Difficilmente

Difficilmente in carcere si trova la pace, ed è irrealistico poter dire “sto troppo bene o troppo male”. Quando una persona sbaglia è giusto che paghi… ma in che modo si deve pagare? Si vuole cambiare oppure ci si dice: “Ma sì, mi faccio questa detenzione alla Prometeo, tanto qui non manca nulla…”?
Non mi manca nulla?
Ma mi manca tutto!
La libertà, un lavoro, istruzione, affetto soprattutto, e te lo dico io che non è la prima volta che entro in carcere. Da giovani, sebbene si avesse tutto, non si era mai contenti e si voleva di più. Si cadeva a delinquere, e in galera. Erano altri tempi, in cui le carceri erano una scuola di crimine.
I tempi sono diversi e proprio per questo quando si entra si dovrebbero sfruttare le occasioni positive: scuole, gruppi, teatro, lavoro. Si può pregare se si crede, ma farlo con un buon proposito per raggiungere un buon obiettivo per un domani.
Non fraintendere, qui se si vuole c’è tutto. Manca la determinazione, la voglia di cambiare. Te lo dico io che ho 47 anni e forse è troppo tardi per trovare nuovi amori ed affetti. Per costruire quello che un giovane potrebbe costruirsi con umiltà.
Mi arrabbio quando i giovani non ascoltano i consigli dei più grandi, di gente che ci è passata avendone combinate di tutti i colori e la cui realtà cruda è di trovarsi in carcere soli. Se si hanno ancora dei familiari come si fa a chiedere anche solo l’affetto? Come si fa, se non si da una prova?
Comunque non mi arrendo e mi impegno, stanco di questa realtà, sebbene la vita può essere bella pure da detenuto.
Sono stato scarcerato in agosto. Per anni sballato da un carcere all’altro, arrivato a Torino non ho avuto modo di preparare la scarcerazione. Poi l’indulto ha fatto la sua parte, ma va bene così. Mi tiro su le maniche ora per la prossima volta, convinto di poter dare qualcosa di positivo alla società e a me stesso.
Quello che ho scritto è una risposta al tuo messaggio, Gio. Ciao. Alla prossima.
Rodolfo

2 thoughts on “Difficilmente”

  1. Pubblichiamo di seguito la risposta di Rodolfo a un commento di Cristina, lasciato sul blog qualche tempo fa.

    Ciao Cristina.
    Credo che tu abbia centrato il punto. Non siamo uguali io e Giancarlo. Ci ho parlato assieme e mi sembra di aver capito che per lui il teatro è finito. Non so, forse si aspettava un tornaconto, mentre per me è stata un’esperienza indescrivibile. Mi avete insegnato molto e non vi dimenticherò mai.
    Il prossimo mercoledì si dovrebbe ricominciare, ma penso che dovrò saltare per recuperare sul lavoro, altrimenti sarei in contraddizione con quanto scrivo. Si devono fare le cose regolari. Lavoro, teatro, insomma tutto, senza però tralasciare né l’uno né l’altro.
    Dici che quello che siamo è un po’ frutto di quello che abbiamo trovato. Su questo mi vorrei sbilanciare, perché il frutto che mi ha lasciato mio padre se sapevo accontentarmi a quest’ora sarebbe stato tutto differente. Comunque mi rammarico tanto per come ho fatto soffrire la mia vita e pure la vita di parecchie persone. Nessuno potrà perdonarmi e per la mia vita invece prego tanto. Ognuno di noi in ogni momento sceglie se fare del bene o del male in maniera libera e indipendentemente dalle fede che professa.
    Il mio maestro dice nel libro “la legge meravigliosa” che nonostante siamo influenzati dal nostro karma negativo, siamo sempre liberi di poter scegliere. Dice cioè che l’essere umano è libero per natura.
    Ora vado a letto. Sfarfallo un po’ con la testa sperando di prendere sonno.

    Ciao e grazie a te di tutto.
    Rodolfo

    P.S. Lotto ogni giorno per far emergere il mio valore, alle volte non riesco ad ottenere il risultato ma gioisco per la mia lotta. Non si può ottenere tutto nella vita, ma voglio arrivare alla fine dei miei giorni dicendo che ce l’ho messa tutta. Non ho più rimpianti.

  2. Ciao Rodolfo, eccomi di nuovo nel blog…. Quello che hai scritto di risposta a me e a Gio mi ha dato lo spunto per ulteriori riflessioni.
    La scarcerazione è un momento delicato e, come dici tu, va preparata. In realtà non è un punto d’arrivo… “Evviva! Sono fuori!”, ma un punto d’inizio, una rinascita, un’opportunità di giocarsi la propria vita su altre basi, con altre regole, quelle interiorizzate attraverso un percorso di vita certamente più turbolento di altri, ma che comunque è il proprio percorso, e va accettato, dal momento che non si può più cambiare ciò che è stato. E se è doloroso accettare tutto questo: le persone che si sono fatte soffrire, le occasioni perse, etc. d’altro canto non ci può che essere entusiasmo nel pensare che il futuro è ancora tutto da scrivere e dipende da noi cosa e come scriveremo! Come giustamente dici tu, in ogni momento siamo liberi di scegliere di fare il bene o il male. E per esperienza personale, so che le scelte giuste NON sono mai le più comode e facili, anzi spesso ti viene da darti dello stupido e ti domandi se non sarebbe meglio essere come tutti gli altri. Poi, però, se hai la pazienza di aspettare, scopri che sono proprio quelle scelte, le importanti e costitutive per la tua vita, perché ti hanno insegnato a ragionare con la tua testa e ad avere il coraggio di manifestare la tua opinione, perché ti hanno insegnato a controllare e guidare i tuoi istinti e a non esserne vittima, perché alla fine ti hanno gratificato e rafforzato.
    Ecco, ritornando al tema della scarcerazione, penso che possa essere utile ragionare su questo: il carcere toglie molto, ma da anche molto, come tu sottolinei, soprattutto in carcere trovi anche delle persone che ti supportano, che ti incoraggiano a conoscere te stesso, a costruire poco alla volta una vita nuova. Fuori, è diverso. E’ più difficile trovare chi ti dia un buon consiglio o ti sostenga e incoraggi quando i buoni propositi cominciano a vacillare, perché è faticoso, perché vuol dire prendersi cura dell’altro pensando al suo bene. E’ molto più probabile che si andrà ad incrociare chi non ha nessuna voglia di prendersi noie (vivi e lascia vivere), chi preferirà darti un contentino immediato, chi ti dirà “Ma chi te lo fa fare? Credi di cambiare il mondo proprio tu? Le cose stanno così..chi ti credi di essere?” Etc. etc. Insomma, sappi che esiste un tipo di persone che ci gode un mondo a veder fallire gli altri nelle proprie imprese, che siano piccole o che siano grandi poco importa. L’importante per certa gente è che, se tu fallisci, loro possono sentirsi migliori oppure possono dare un alibi alle proprie debolezze, del tipo: “Vedi? Anche lui/lei non ce la fatta..lo dicevo che era impossibile, se no figuriamoci se io non ci sarei riuscito”.
    In questi casi, penso che si debba respirare profondo, concentrarsi sull’essenza di se stessi, sul proprio nocciolo divino, su cosa si desidera costruire, su dove si vuole arrivare e poi, con calma e determinazione, bisogna saper dire dei “no”, bisogna saper accettare di essere controcorrente rispetto a certe idee, a certi comportamenti, ma che importa? Io non devo assomigliare agli altri, devo assomigliare a me stesso, ho un cervello e un’anima per essere in grado di scegliere e fare la cosa giusta, anche se costa fatica, anche se gli altri mi deridono, anche se non ne vedo un beneficio immediato. Non lo faccio per gli altri, lo faccio in primo luogo per me stesso.
    Scusa questa mia caterva di pensieri in libertà… forse è perché è da troppo tempo che non scrivevo, la prossima volta cercherò di essere più breve.
    Un grande saluto a te e a tutta la sezione! Ciao. Cristina.

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