Sulla zattera, da solo

Ciao a tutte e a tutti, carissime/i.
Vi chiedo scusa per la mia assenza, ma sono stato alquanto impegnato a sedare una lotta impari tra ragionevolezza e rabbia per l’ennesima illusione, che è sfumata come sfuma l’effetto di fata Morgana. E’ stata dura ma la ragione ha avuto la meglio.
Non ho voluto partecipare allo spettacolo di febbraio. Visti gli eventi negativi che mi giravano intorno scelsi di lavorare in cucina, l’unico luogo che mi permetteva di stare da solo anche durante il giorno. Avevo brevi contatti di dialogo con i socializzanti, che hanno rispettato e accolto la mia richiesta di rimanere sulla zattera da solo.
Non nascondo che lo spettacolo mi ha toccato molto. Da tempo non condivido quasi niente con gli altri, e l’assistere e rivedere la mia scelta sul palco altro non è stata che una conferma della mia convinzione.
Durante una riunione di fine febbraio informai il gruppo di un progetto che elaboro da un po’, che altro non è che creare una comune agricola per ammortizzare il dramma dell’uscita. Per chi come me non ha niente e nessuno e vuole chiudere con il passato e ricominciare.
Per ora me ne sto nella mia zattera da solo, piuttosto che su una nave incagliata in un’isola felice. La mia felicità va oltre il muro, corre verso est, dove sorge l’alba.
Vi abbraccio tutte e tutti. In particolare Elena.
Sempre io, Aglianò Salvatore.

“La sofferenza è tua amica, impara ad amarla e sarai un uomo libero”.
Nelson Mandela

3 thoughts on “Sulla zattera, da solo”

  1. Bentornato AgSa, sono una visitarice assidua del vostro blog sin dall’inizio, non lascio commenti abitualmente perchè mi pare sempre che tutto sia già stato detto. Oggi dopo parecchi giorni di latitanza da parte mia per motivi di lavoro vengo a visitarvi e ti ritrovo…su una zattera!
    Credo che la solitudine sia una scelta difficile, ti costringe a fare i conti con te stesso, senza mediazioni esterne però può anche essere pericolosa, se dura troppo a lungo si corre il rischio di perdere i contatti con ciò che ci circonda e (che noi lo vogliamo o no) di cui facciamo parte. Dalle cose tue che ho letto in passato mi sono formata la convinzione che tu abbia molto da dare agli altri, sarebbe un peccato se tu non scendessi più dalla zattera.
    Del resto mi pare di capire che sia nella tua natura il condividere, infatti stai elaborando un progetto bellissimo (quello della comune agricola) che sicuramente non pensi di poter portare avanti da solo.
    Ti auguro un’alba luminosa, prima o poi arriverà, bisogna crederci.
    Un abbraccio da Stefania
    p.s.- spero di rileggerti presto, ora medito un po’ sulla citazione di Mandela.
    ciao

  2. Ciao Sa..Ti ritrovo con piacere..

    Ho chiesto spesso di te quando mi sono ritrovata nella vostra “casa” forzata, non ritrovandoti più nella mischia, nel confronto..

    Ti ritengo una persona riflessiva, profonda, un pò malinconica..Nei pochi incontri viso a viso che abbiamo avuto, tra le righe delle tue poesie e tra i tuoi scritti ho incontrato anche la tua grinta, la tua tenacia e..Concordo con il commento precedente..
    Credo che anche quando cerchi di chiuderti in te stesso, comunichi con un’intensità non comune, comunichi e condividi il tuo disagio, condividi il tuo non voler condividere..

    E forse è il tuo modo per gradualmente riprendere contatto con ciò che ami molto..Condividere, confrontarti voracemente, prendere e apprendere, approfondire, dare..

    Posso sbagliare sicuramente in ciò che scrivo, ma io ti ho percepito cosi..

    Un forte abbraccio..

    Elena

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