Il prossimo

Trentasettesima puntata. Leggi le altre puntate.

Eccomi qui. Dopo sette mesi, ho voluto raccontare questa storia iniziata carica di passione e amore, per poi finire in odio e dolore.
Ma la disgrazia di essere di nuovo in galera mi ha regalato la possibilità di soffrire meno, perché arrivato qui alla Prometeo, una sezione diversa con dei benefici, ho trovato persone, persone che hanno perso la libertà da molto tempo e altro tempo hanno da trascorrere in carcere, però non hanno perso l’umanità per aiutare il prossimo.
Il prossimo, come Roby, per esempio.
Qui c’è Alfredo, lo scacchista. Il tempo con lui passa veloce, e con simpatia, tra una partita e l’altra, ci si conosce e apprezza per la genuinità di entrambi.
Sergio, l’uomo che don Piero mandò a prendermi in un’altra sezione per portarmi qui. Dandomi l’aiuto materiale e la presenza forte e saggia di un vero papà per tutti i ragazzi.
Enzo: una bella persona, istruita e paziente, generoso di cuore.
Nino: il piccolo grande uomo, più unico che raro. Un fratello maggiore, che non ho mai avuto.
Elio: un grand’uomo, buddista. Grazie a lui, ho conosciuto la sua amicizia e la buddhità (quasi). Un buon amico, leale e altruista.
Queste persone mi hanno dato la forza di tornare a vivere una vita nuova. Grazie a loro, imparo a valorizzarmi e a valorizzare con maturità gli anni che porto.
Qui capisco quanto sia importante la vita e la sua libertà. Grazie ragazzi.

4 thoughts on “Il prossimo”

  1. C’è una cosa che mi disorienta, in quello che dici, e sulla quale, bisognerebbe a mio avviso, aprire un po’ di discorsi.

    Se, volere o volare, la coabitazione forzata data dalla carcerazione, riesce a tirar fuori il meglio degli “inquilini”, perché, sto’ meglio non salta fuori in più libera coabitazione?

    Perché è sociale?

    Perché siamo estranei a quel sociale?

    Perché lo siamo culturalmente, estranei al sociale?

    Perché lo siamo, normativamente, estranei?

    Perché lo siamo sessualmente?

    Perché, consapevolmente o meno, si autocarcera, chi ha un multiforme bisogno di ambiti esistenziali esclusivamente maschili?

    [ p.s. non sto pensando a forme di omosessualità, quanto di omosensibilità. ]

    Perché in più estesi ambiti, l’individualità si “scolora” sino a sparire, e, che per contrastare questo panico, il ricorso agli ambiti del “TU”, cioè, dell’immediata con – fidenza?

    Perché?

  2. Ho letto questa storia tutto d’un fiato. Una storia da romanzo, lontana dal mio mondo… è strano pensare che questo possa essere successo qui, non troppo tempo fa e che è una storia che si ripeterà (e sicuramente si ripete) ancora anche se a nostra insaputa.
    Probabilmente tu non leggerai mai questo commento, comunque stringo le ditta per te e mi auguro che tu possa aver trovato la tua vera strana ora che sei fuori! Un abbraccio affettuoso. Greta

  3. Ho letto la tua storia ieri sera e ho pensato a tutti quei “letterati” che per anni si ostinano a voler “scrivere” qualcosa ma che in realtà pubblicano testi noiosissimi….che nessuno mai legge. Questa è una delle più belle storie che abbia mai letto. Per me hai del talento, pensa che nella vita potresti fare anche qualcos’altro per mantenerti come ad esempio scrivere…lo so è una strada lunga però bisogna avere sempre speranza…l’importante è guardare sempre davanti a noi…

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