Aiutatemi a capire

Noto, con un certo piacere ma anche con un filo di preoccupazione, che nonostante il blog si chiami Dentroefuori e sia un progetto creato all’interno di una sezione del carcere di Torino, le domande su questo mondo così particolare sono quasi inesistenti.
Con un certo piacere perché? Mi viene da pensare che i visitatori di questo blog siano tutte persone estremamente preparate sull’argomento. Che sappiano come funziona questa realtà in tutte le sue sfumature.
Se così non fosse, qual è il motivo di questo disinteresse? Qualcuno ha voglia di aiutarmi a capire?

24 thoughts on “Aiutatemi a capire”

  1. Leggo questo blog anomalo dall’ufficio, in un momento di stallo. Me l’ha segnalato una persona incrociata assolutamente per caso in questo mondo virtuale. Dico anomalo, perchè ribalta la regola base di un blog: l’immediatezza. Qui invece regna la pazienza. Si scrive e si aspetta.
    Ero già passata dalle vostre parti, avevo letto, cercato di capire come funziona questo spazio, in punta di piedi. Solo ora oso fare capolino.
    Non so chi siano gli altri lettori e quindi se, come dici tu Lorenzo, siano “tutte persone estremamente preparate sull’argomento”. Io non lo sono per nulla, un carcere l’ho visto solo da fuori, o in tivù. Le domande sarebbero tantissime credo, almeno per quel che mi riguarda. Non escono e finiscono nero su bianco su questo schermo e poi penso su un foglio di carta perchè… non so bene neanch’io perchè. Forse per timore di essere invadente, di scavare in storie personali, o forse perchè è difficile a volte essere diretti. Le domande che vanno al nocciolo mettono in imbarazzo (anzi no, possono mettere in imbarazzo) chi le fa e chi le riceve.
    Io a volte sono codarda. Altre sfacciata. Curiosità verso quello che non conosco ne ho. Ma non sempre chiedo. Non è indifferenza o disinteresse.
    Prima o poi lo farò. Per ora osservo, con pazienza.
    In effetti sapere che le risposte arrivano in forma cartacea e forse vengono lette e rilette, dà una consapevolezza diversa. Le parole prendono peso. Prima di cliccare su “invia commento” penso se va bene così, se è chiaro quel che volevo dire, se mi si può fraintendere e rileggo anch’io.
    Scusate la lungaggine…
    Un caro saluto a te e agli altri scrittori di queste pagine, a riscriverci presto.
    chiara

  2. salve a tutti! è la prima volta che visito questo sito … ho trovato questo contatto su un mio libro d’università che verte sulle attività teatrali svolte all’interno degli Istituti di pena…vengono descritte le varie attività svolte da Claudio Montagna al Cutugno di Torino…questo esame è statp molto interessante… il mio corso di laurea è sul disagio ,la devianza e la marginalità minorile …io sto studiando per diventare un educatore anche se questo lavoro è tanto difficile…
    La realtà del carcere nella nostra socità è un tabù…è difficile accettare una realtà così misteriosa ma questo perchè la società ci offre poche occasioni per conoscererla . Iniziative come quella del teatro in carcere aiutano sicuramente.

  3. Sono capitata qui per caso. Navigando in Internet sui siti dei carceri.
    Ho letto e riletto con molta attenzione. Mi interesso molto a questo genere di cose pur avendo 19 anni. Non si è mai troppo piccoli dico io.
    Come scrive Mariapia,il carcere per noi da qui fuori è un tabù,spesso non si sa quasi nulla anche perchè non si ha la possibilità.
    Io personalmente non ho mai visitato un carcre se non da fuori o in tv,ma non nascondo che vorrei visitarlo anche dall’interno. Per conoscerla quella realtà nascosta.
    Non è disinteresse da parte di altri,frse solo da alcuni. Semplicemente un tabù.
    Lucia.

  4. Il problema, e parlo per me ovviamente, è che mi trovo un po’ in imbarazzo quando devo rapportarmi con le persone che percepisco in una posizione “scomoda”, come può essere un carcerato, qualsiasi sia il motivo. Non voglio offendere e anzi sto scrivendo questo con il cure in mano, cercando di aprirmi per una volta…. Probabilmente reagisco in questo modo perchè mi fanno paura le possibili risposte, paura di vivere lo stesso dolore empaticamente con voi. Oppure di usare male parole pesanti proprio come “dolore” per esempio. Mi basta leggervi quando passo per qsto blog, e lasciarvi qualcosa di mio quando ho qualcosa da dire.

  5. Non credo sia disinteresse. Una cosa, però, potresti fare, a mio avviso!

    Mettiti nei nostri panni di estranei alla tua esperienza; dacci le risposte che non osiamo fare per non ferire, non, che non vogliamo fare per non sapere.

  6. L’appello di Lorenzo credo sia un’occasione da non perdere per riflettere sul nostro rapporto con il rimosso. Penso, caro Perdamasco, che invece si tratti proprio di questo: non osiamo domandare perché non vogliamo sapere. Probabilmente basterebbe molto poco per renderci conto che a chiedere non feriremmo proprio nessuno, nemmeno noi stessi. tutto sta nel superare la paura, ovvero nel superare il giudizio inconscio che formuliamo verso i detenuti, sollevati dalla speranza di non doverlo mai provare verso di noi.

  7. L’appello di Lorenzo credo sia un’occasione da non perdere per riflettere sul nostro rapporto con il rimosso. Penso, caro Perdamasco, che invece si tratti proprio di questo: non osiamo domandare perché non vogliamo sapere. Probabilmente basterebbe molto poco per renderci conto che a chiedere non feriremmo proprio nessuno, nemmeno noi stessi. tutto sta nel superare la paura, ovvero nel superare il giudizio inconscio che formuliamo verso i detenuti, nella speranza di non doverlo mai provare verso di noi.

  8. Sono d’accordo con perdamasco….non è disinteresse, da parte mia preferisco leggere quello che scrivete e magari commentare, penso che il carcere sia molto duro e questo blog è una specie di valvola di sfogo (minima s’intende) quindi piuttosto di farvi domande che magari non avete voglia di rispondere x qualsiasi motivo come ho già scritto preferisco leggere quello che scrivete voi …Quindi amico mio descrivici (se vuoi) le tue giornate in modo da farci capire meglio come si vive all’interno di un carcere

  9. Sicuramente non è la risposta che centra il problema, ma questa sera ho voglia di scrivere due righe e Tu me ne dai l’occasione e l’opportunità; le “parti si invertono”…Tu fai l’ascoltatore…

    Capita ogni tanto di essere depressi, quattro mesi
    di malattia, di esami, di visite cominciano a creare
    qualche problema; poi se i risultati sono un ‘incognita
    si comincia a deprimersi, e per me il deprimermi è
    un’arte, ci riesco benissimo…il problema è tirarsene
    fuori e ricominciare a progettare e a rimettere in
    cantiere ciò che si era lasciato per strada.

    Sinceramente non sò come andrà a finire,
    ogni volta che si sembra risolto un problema
    se ne apre un’altro…ormai, fisicamente,
    vado per esclusione, ma porca puttana,
    se il sistema sanitario è questo comincio ad
    esserne stanco.
    Nessuno che sa darti una risposta precisa ed
    inequivocabile….ed io sono qui che non sò se
    devo, se potrò, o se dovrò essere operato, e
    con quali conseguenze, verso il 20 vedremo

    …privatamente a pagamento.

    Ad agosto ritornerò al lavoro il tempo della
    malattia scade e “volenti o nolenti” s’ha da
    fare per affrontare il licenziamento e
    duemesi e mezzo di preavviso; solo che
    vorrebbero che mi licenziassi io, ma non
    posso farlo; non posso perdere la
    mobilità!!! a 52 anni rimettersi in moto
    e ricercare lavoro mi scazza; ritornare
    precario….nel mercato e rimettermi
    alla caccia di un lavoro aggiunge ansia
    all’ansia.

    Questa sera ho pubblicato sul blog del giorno
    un post di Stella; e un post del blog ” delle Carceri”
    non è stato un caso è stata una scelta;

    quando si riparte si alimenta bene la lanterna
    dell’esperienza che si ha dietro le spalle
    e si affronta il buio dell’ignoto.

    E questa sera mi faccio gli auguri,
    mi dò una pacca sulla spalla, “un calcio in culo”
    (serve sempre la spinta) e mi rimetto in moto….

    Un saluto a tutti Mauro

    .

    Ciao a Tutti…!!
    ** A Presto**

    la foto è di Dark

  10. Ciao Lorenzo, non credo sinceramente che tutti i visitatori di questo blog siano tutte persone estremamente preparate sull’argomento… Che sappiano come funziona questa realtà in tutte le sue sfumature. Credo che la maggior parte di noi, che viviamo fuori, abbiamo una nostra idea di come possa essere vivere ” dentro”. Da quando ho incontrato questo Vostro blog, è scattata in me la voglia di conoscere di più, non immaginavo che il web potesse offrire tanto materiale, che esistessero tante associazioni, siti e blog che trattano questo argomento : è una realtà difficile, dura, diversa anche a secondo della detenzione e delle strutture. Sto cercando di comprendere qualcosa di più. Se nessuno “domanda” credo che sia per una forma di delicatezza, ( la posso chiamare così ?) allora, coraggiosamente, ti invito a raccontarci qualcosa di più.. un caro saluto Stella

  11. Io sono approdata qui da un link nel sito di un amica…strano se vi dicessi che era la prima volta che lo vedevo, e che stamattina appena sveglia non so per quale associazione di idee,mi era venuto in mente di chiedere a questa amica se si poteva comunicare con chi è in carcere…in genere per gioco mi definisco streghetta,ma qui voglio essere seria non per altro,per raccontare un episodio della mia vita….. quando mi sono separata…sono andata in tribunale in ambulanza (io sono paraplegica dall’85 per un errore medico e sono stata 10 anni allettata,da anni sono ritornata alla grande in carrozzina)e il giudice è sceso nel cortile e nel contempo è arrivato un cellulare con dei carcerati…beh…vedere quelle persone anche solo per un attimo perchè non mi andava di guardare , e vederle legate…e il luogo stesso…mi ha trasmesso un senso di…quasi sentivo l’odore della prigione…e anche se in barella …tornata a casa mi sentivo libera…la libertà è impagabile…peccato giocarsi la vita così…ma come spiegarlo ?…mi piacerebbe poter dare un aiuto..anche solo morale…..questo è quello che ho scritto alla mia amica, non me ne voglia chi legge quelle parole”peccato giocarsi la vita così”potevo non scriverle…ma non avrei reso il mio pensiero,perchè io di domande ne avrei…ma non so da dove iniziare…me ne vengono in mente troppe..e seppure io sia una persona estroversa…non faccio mai domande,lascio a chi ne ha voglia di raccontare…solo una forse mi preme fare: c’è,esiste la speranza di riuscirea a riprendere in mano la propria vita?…un saluto a tutti voi…

  12. Io sono l’amica citata da Tina e anch’io, come lei, vivo una strana condizione di smarrimento, una nebbia causata non dal vuoto ma dal troppo pieno … Da dove inizio? Non saprei, avrei troppo da chiedere … Allora, quando non so da che parte partire, mi viene da fare immediatamente una domanda da bambina piccola: “com’è la vostra giornata? Cosa fate?”. Sarà stupida, sarà banale, ma è un modo per conoscere il “dentro” … per sfuggire alla tentazione o, per meglio dire, allo stereotipo della “super domandona” profonda di chi sta “fuori”. Un abbraccio, Roby

  13. 12 luglio 2007
    Carissimo Lorenzo,abbiamo preso visione della lettera del 3 luglio scorso e riteniamo che il nostro scritto l’abbia per qualche minuto trasportato a pensare ad altre cose.
    Siamo disposti ad uno scambio di corrispondenza che le consenta di pensare ad altre cose. Nel merito vorremmo avere la possibilità di riempire certi vuoti della giornata. Cosa possiamo fare? Ha desiderio di qualche cosa di specifico?
    Vorremmo sapere come trascorre le sue giornate e come le trova. Noi possiamo solo assicurarle che spiritualmente prendiamo parte al periodo che sta trascorrendo.
    Un saluto da tutti noi, gli ospiti della Casa di Riposo Trisoglio

  14. Perchè chiedere del carcere? A me questa sembra un’idea straordinaria per far comunicare delle persone (che siano indifferentemente “dentro” o “fuori”) che non avrebbero mai la possibilità di parlarsi… arrivo da Repubblica, e siete finiti direttamente nei miei feeds! 🙂

  15. Barbara ci stiamo inseguendo…. giuro che non lo faccio a proposito a scrivere dopo di te.
    Mauro, tanti auguri di Cuore.
    Conosco vagamente la realtà del carcere per averla vista, da visitatrice esterna, in Nicaragua dove sicuramente hanno una situazione peggiore di quella italiana. Io lavoravo presso l’ambasciata italiana a Managua e quando ho chiesto di poter andare a visitare il carcere e mi hanno dato il permesso ho chiesto cosa potevo portare; non hanno avuto nè vergogna e nè esitazioni: hanno chiesto cibo… anche solo pane, ma qualcosa da mettere sotto i denti. Il popolo nicaraguense è uno dei più poveri del mondo e di certo non mi aspettavo un carcere modello; ma ciò che ho visto è sicuramente andato oltre ogni mia immaginazione in negativo.
    Ho un’amica italiana che ha passato 8 anni in un carcere italiano ed un’altra iraniana che ne ha passati 4, per motivi politici, in un carcere al suo paese. Entrambe cercano di non parlare dell’argomento ed io rispetto il loro volere.
    Però se voi volete parlarcene, credo che volentieri stiamo ad ascoltarvi.
    Un abbraccio affettuoso

  16. la gente preferisce pensare al superfluo, e non all’essenziale…questo è il guaio della nostra società….e forse questo è il motivo perchè le nostre carceri sono così piene…

  17. io non so proprio nulla sul mondo del carcere, ma almeno per quanto mi riguarda, non chiedo perchè credo che sarebbe molto indelicato, per me questo blog è +per un supporto morale !!
    anna

  18. sai ,Lorenzo ,io non ho mai avuto contatti con il mondo del carcere o con cio che routa attorno..e dentro .le Tue sono le prime parole e i primi pensieri che mi giungono originali da lì.e le domande sarebbero tante ,e sarò sincero : come o cosa aiuta un persona dentro a lottare ?semplicemente ad andare avanti ? racconta,raccontate le vostre,parole possono essere molto preziose.

  19. La tua riflessione mi ha molto colpito…chissà come siamo noi, commentatori del blog, visti da voi. ma non è facile chiedere…le domande che potrei farvi sono diecimila…ma qual’è quella giusta, quella semplice, quella delicata per non rischiare di frugare alla cieca dentro i vostri sentimenti…?
    forse questo non è il luogo adatto per simili discorsi…siete voi che dovete decidere cosa scrivere. Un caro saluto. Vale

  20. Ciao Lorenzo,chi ti scrive è una persona che ha avuto un’esperienza diretta con il mondo carcere.In tutto ci ho passato un anno della mia vita (per fortuna ho scontato buona parte in affido) e alla tua domanda sul perche’ la gente che visita questo blog non pone domande dirette su che cosa sia una carcerazione e piu in generale quali siano le condizioni di vita in carcere è che non l’immaginano nemmeno lontanamente.Spero inoltre che non ci siano filtri su questo genere di argomento.Mi racconti qualcosa di piu’ sulla sezione Prometeo, magari spiegando a tutti le differnze che ci sono tra quella sezione e quelle comuni?Un saluto a Tutti .Dario

  21. Ho letto per la prima volta questo blog stamattina, e sono gia’ entrata 3 volte. Ho letto un po’ di post e qualche commento, e ne ho inserito uno, ma non mi e’ manco passato per l’anticamera del cervello di chiedere come e’ o come si vive in una prigione. Ho semplicemente pensato di parlare con un’altra persona. Leggendo il tuo post, ora, pero’ mi chiedo se sono stata superficiale, o meglio come scrivi tu, indifferente…. Io non ho capito se a te farebbe piacere parlarne e/o ti farebbe piacere sapere dove sono io, che faccio ect…
    ciao!

  22. Eccomi qui…sono Luis ho 27 anni da Caserta. Solo oggi ho il coraggio di buttare giu qualche riga; sono le ore 1.40, qui a Caserta il caldo e la puzza di letame bruciato che proviene dalla discarica adiacente non funzionante tiene chiueque sveglio…e la notte lascia spazio all’immaginazione, sono quelle ore dove ogniuno di noi ha il suo tempo per pensare e fare il punto della situazione. Ho conosciuto le sbarre qualche anno fa, in germania, era una ragazzata, roba di poco conto ma quei momenti seppur brevi hanno lasciato in me un ricordo ed un brivido più indelebile dei tatuaggi che oggi ricoprono la mia pelle! Durante il mio viaggio ho conosciuto delle persone eccezzionali, persone che come dici te, sono di quelle fantastiche con passati terribbili! Ho cercato di raccogliere tutto il bene possibile da tali persone, mi hanno sostenuto nel bisogno, soccorso nell’emergenza aiutato nel pericolo. Adesso fa ancora più caldo, ma i problemi irrisori come questo mi scivolano via, mi ritrovo ad un passo dal divenire dottore in Informatica. Per me, per molti c’è l’ho fatta. Continuo ad inviare informazioni della mia vita attraverso la carta e la penna in diversi colleggi italiani, urlo la mia gioia, do sfogo alla mia felicità vivo di ringraziamenti e continuero’ a farlo!Grazie

  23. Rispondo alla lettera intitolata “Aiutami a Capire”.
    Io non conosco il mondo carceraio, aiutami tu a capire ad esempio raccontandomi una giornata tipo. Ti “ascolterò” molto volentieri.
    Ciao
    Simona

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