La libertà mi fa paura

Mi chiamo Salvatore C., ho 42 anni, un trascorso di tossicodipendenza dall’età di sedici anni.
In questi ventisei anni ho avuto delle esperienze non belle, che mi hanno segnato. Ho contratto il virus dell’hiv nel ’93. Per alcuni anni mi sono lasciato andare, fino a toccare il fondo. Poi, piano piano, ho deciso di risalire, ho provato a fare una vita normale.
Ce l’avevo quasi fatta, tanto che lavoravo, avevo una compagna, mantenevo in modo costante i contatti con mia figlia, sentendomi responsabile della mia paternità… Ad un certo punto ho lasciato andare tutto, sentendomi trascinato di nuovo verso il fondo da una forza più grande di me.
Oggi non ho più né la voglia né la forza di continuare a farmi del male. Me lo sono fatto per troppo tempo. Ho compreso, nonostante il mio passato, di avere delle risorse personali. Per esempio, so di avere capacità organizzative che potrei ad esempio utilizzare nel lavoro, nella vita quotidiana, attraverso la cura di me stesso e del mio ambiente di vita.
So di avere capacità di autocritica. So cogliere le situazioni e prendere coscienza del bene e del male. So di sapermi creare spazi personali positivi di autonomia, che mi consentirebbero di programmare il mio futuro, come già in passato ho sperimentato quando, da ragazzino, mi davo da fare.
Oggi che sono detenuto posso sperimentare uno spazio di autonomia nel contesto dell’attività di legatoria. Dove l’importante non è tanto il prodotto finale del mio lavoro, quanto la rete di relazione che si è instaurata con i volontari… il vedere che ci sono persone che a titolo gratuito offrono il loro tempo per fini di solidarietà sociale, mi fa stare bene. Perché contribuisce alla costruzione di un modello di esistenza alternativo a quello conosciuto da me finora.
Oggi so che devo pensare a me stesso e cercare di stare bene. Con la consapevolezza della mia fragilità personale, che per me è un pilastro, perché mi ha consentito di tracciare un percorso di reinserimento sociale, inserito nella realtà dei fatti.
La realtà del carcere, con le sue regole e i suoi limiti, mi sta dando un grosso contenimento, che non avrò più una volta divenuto libero.
La libertà, seppure tanto desiderata, mi fa paura.
Perché essere liberi vuol dire autoregolarsi, cosa che non sono certo di sapere fare. Perciò ritengo di avere bisogno di supporti e di sostegni, affinché la mia libertà non mi riconduca alla prigione della tossicodipendenza, con tutto ciò che ne conseguirebbe.
Sono in contatto con il mio Sert per definire un eventuale inserimento in una struttura di accoglienza per persone con una patologia come la mia.
Spero che ciò avvenga il più presto possibile.
Salvo C.

19 thoughts on “La libertà mi fa paura

  • Grazie, Salvatore per esserti raccontato in maniera così sincera.
    La libertà ti fa paura…Certo, tutti abbiamo paura…Ed è questa mancanza di coraggio che ci impedisce di realizzare tutte le nostre potenzialità…
    Nel mio piccolo, ti auguro di riuscire a trovare in te tutta la forza che ti occorre per VIVERE “fuori” come stai facendo ora “dentro”
    Mi piacerebbe far viaggiare dei libri…E’ una cosa fattibile?
    Ciao Carla

  • Ciao Salvatore, aver paura della libertà è forse il modo di riuscire a sentirla senza darla per scontata. Io personalmente non ci riesco spesso e leggere quello che hai scritto forse rinnova in me per qualche tempo che è questo quello che devo sforzarmi di tenere a mente. Purtroppo la nostra natura spesso non rappresenta il nostro pensiero; con questo dobbiamo fare i conti tutti quanti.
    Ciao Pietro

  • E’ molto difficile, dire e/o aggiungere un qualcosa di nuovo ad una personalità con il tuo vissuto.

    Risalendo nel tempo, si può dire che è stata, appunto, la paura della libertà, a fondare quella società che in molti casi viviamo come un “carcere”, sia pure necessario.

    E la libertà “spaura”, quando è spazio, privo di ogni cinzione. A cingere quella libertà, e quindi, a contenere quella paura, sono sempre i soliti valori: il bene per noi stessi e per la vita, da cui derivano le verità che conservano, sia quei valori che la vita di chi li porta.

    Comunità, prima, quindi, è costruirci i nostri paletti, cioè, i nostri valori.

    Molto probabilmente, li viviamo come più insignificanti dei Grandi valori, ma, dove è scritto, che per dissetare e/o valorizzare la nostra vita, sia necessario bere, solamente dello Champagne?

    Forse è scritto nel desiderio di un emergere su altri, o sulla vita, che altro non è, che la paura di essere dentro di sé, e dentro la vita.

    Anonimi, forse, ma dov’è scritto, nulli?

  • Per anni sono andata a trovare alcuni miei amici in carcere, dovevano scontare una pena più o meno lunga. Fuori avevano lasciato famiglia, lavoro, vita. Col tempo le visite di quella vita cominciarono a rarefarsi.
    Uno di questi miei amici, uno in particolare, è stato per me un gran modello di vita. Era praticamente rimasto solo, abbandonato da tutti, lì dentro però era riuscito a inventarsi una sua dimensione, scriveva le lettere per gli altri detenuti, dava una mano in cucina, teneva a posto la biblioteca, era riuscito a mettere in piedi una porogrammazione culturale, un momento teatrale e cinematografico, un momento di riscatto, un momento giusto.

    Quando uscì sembrava perduto, come un bambino piccolo che deve imparare un’altra volta a deambulare, il mare era un’emozione troppo forte, il tempo una logica da sbrogliare da mille divieti e paletti e regole che ora si rivelavano nulle ma come una buona abitudine resistevano e facevano più male che bene.

    Dopo un anno però, quella libertà cominciò a fargli meno paura, ritrovò la sua famiglia, ritrovò la sua vita, non intatta com’era prima, certo, una vita diversa, ma comunque ricca di cose da fare e da raccontare. Quell’uomo ha scontato una pena, ha pagato un debito a una società della quale non discuto in questa sede, una società ipocrita dove conta chi ha l’avvocato in gamba, chi sa stare in piedi su un piedistallo di assegni non in bianco.
    Quell’uomo mi ha insegnato cosa vuol dire rimettersi in piedi dopo le botte, cosa vuol dire avere voglia di vivere, cosa vuol dire amare questo dono, cosa vuol dire essere un uomo libero.

    Un uomo libero piange perchè ha paura e non si vergogna di piangere perchè ha paura, un uomo libero riprende un discorso che aveva interrotto, riprende un avventura, riprende in mano un destino.
    Spesso questo non mi è sembrato, pensando a lui dietro le sbarre, il migliore dei mondi possibili. Ma dopo, quando l’ho visto sorridere di nuovo, di nuovo sicuro, forte della sua volontà, ho capito che questo mondo sarà salvato da gente come lui. La gente che una società di manipolatori considera ancora gli ultimi, la gente che ha vissuto storie autentiche, vere, la gente che ha un buon motivo per farsi una risata amara.
    La gente che ha riconquistato la propria libertà in un mondo di gente che della libertà ha la stessa paura che hai tu, solo che non ha il coraggio di dirselo.
    Ti abbraccio forte, buona fortuna.
    Luisa

  • Mi sembra di dire cose scontate, anche se lo fossero, questo è il mio modo per cercare di esserti vicino. Volevo dirti che trovo sia bello riuscire a scoprire sempre delle qualità in più e continuare a provare autostima nonostante le cose non siano andate per il verso giusto per un lungo periodo. La libertà vista dalla tua ottica può sembrare anche più complicata della prigione. Spero tu riesca a risalire come hai fatto e stai facendo ora anche riavvicinandoti ai tuoi affetti. In bocca al lupo. Tieni duro. Giacomo

  • Caro Salvo,
    Un abbraccio, e’ un’emozione intensa leggere il tuo scritto e conoscere la tua storia. Grazie di cuore.
    Autoregolarsi è difficile. Io non ci riesco mai completamente. Cerco di fare del mio meglio, sapendo che la vita e’ come stare sull’orlo di un burrone e che non tutte le regole e soprattutto non tutti i limiti sono uguali.
    Tu, nonostante tutto quello che hai vissuto, sei riuscito gia’ in passato a ricostruire la tua vita. Ti auguro di tutto cuore di continuare questa risalita, che hai intrapreso, verso la serenita’ e la liberta’.
    Un saluto fraterno.
    Igor

  • La libertà è una delle più grandi responsabilità (scusa la rima). Quando tu riuscirai a riacqustarla capirai che tutti i tuoi sforzi sono serviti a qualcosa e che finalmente potrai contare sulle tue forze. La libertà è moderazione e, se anche in questo momento sai di non farcela, credi in te stesso. Spero che tu riesca ad avere nuovamente una vita normale.
    Elisa

  • Caro salvo. Inseguo la libertà da quando ho memoria, un po’ per desiderio, e soprattutto per necessità, quasi patologica, di fuga – dai legami, dal dolore, e in fondo da ciò che di me stessa e della mia vita non riesco ad accettare. Fatico a dire, come fai tu di te stesso nella tua consapevolezza: So, e ti ammiro per questo. Tu sai dire “So”. Io ho raggiunto un mio fondo personale, relativo e provvisorio ovviamente, come tutto, e credo di esserne risalita senza neanche aver ben capito come.
    È paradossale ma mi sembra spesso che io e questa libertà che mi sono tenacemente costruita intorno come una corazza siamo la mia vera prigione. E quindi hai ragione tu, in ogni caso la libertà fa paura.
    Ma quante persone hanno il coraggio di affrontarsi, analizzarsi fino a sviscerarsi, e alla fine conoscersi?
    Poche, e in modo simile al tuo ancor meno.
    Alla fine è come con gli stuzzicadenti. Non tutti sono capaci di far tornare intero uno stuzzicadenti spezzato in tre, chiuso in uno straccio. Tu sì.
    Ti abbraccio salvo ciao
    Ilaria.

  • Ciao Salvo.
    Immagino le tue paure. Anche se è difficile comprenderle realmente guardando da fuori. E con fuori non penso alle sbarre, ma fuori da te.
    Ci sono altre cose che vorrei dire, anzi scrivere. Ma in questo momento non trovo le parole. Forse perchè le tue mi hanno fatto riaffiorare paure mai del tutto sconfitte. Magari ripasso, quando trovo il retino per catturare i pensieri torbidi che stanno venendo a galla.
    In bocca al lupo in ogni caso. Di capire le tue forze e i tuoi limiti, per poterli poi affrontare preparato, almeno un pochino. Per poter camminare sulla corda con sotto la rete di protezione, che a volte può essere molto utile.

  • ciao Salvo,
    leggerti….mi ha fatto tornare indietro di un po’ di anni, qdo lavoravo in comunità…. e sentivo qte parole, leggevo qti timori, ansie e paure nel loro cuore, un giorno sì e l’altro pure…!!
    libertà…. che gran parola….densa di significato e di paure…
    essere liberi, significa anche avere il coraggio di essere ciò che realmente si è, continuando a fare e a credere in ciò che siamo, senza farci schiacciare da un passato più o meno pesante, ma andare avanti, giorno per giorno, tenendo presente il “qui ed ora”, un passo alla volta, che ci fortifica, ci rende più saldi e più stabili.
    Libertà, significa anche accettare quello che si è stati, a testa alta, senza paura del confronto, ma ricordandoci sempre in ogni momento, soprattutto quelli in cui vacilliamo che, per essere ciò che noi siamo ora, beh, ci è voluto un immenso coraggio ed una grandissima voglia di farcela.
    Certo, libertà è anche autoregolazione, tanto più difficile quando abbiamo vissuto fuori dalle regole….ma libertà è scegliere di dire SI ad una “nuova vita”, ad un nuovo modo di intendere la vita, non così spesso poi tanto banale.
    Tu dici che la tua attuale realtà di da’, x ovvi motivi, limiti e regole che , una volta fuori, non avrai più…. bene, io penso che se riuscirai a farli tuoi, anche quando sarai fuori, ti verrà quasi naturale riprenderli, perchè, in un certo senso ormai ti appartengono….
    Che dire, se non darti un abbraccio forte e dirti di continuare a lottare per te perchè ne vale davvero la pena!

  • e hai proprio ragione, facendo della propria fragilità personale un pilastro uno si prende in contropiede, forse è la tattica vincente. il buio in cui uno precipita solo grazie a se stesso è il più buio di tutti, quando impari ad impedirtelo hai trovato la via di scampo, che non è facile lo stesso, per nulla, ma è un inizio, ed è una cosa da fare da soli (mi sembra di aver letto di sfuggita – in anticipo sulla risposta – qualcosa su una “persona giusta”… ma qui non c’entra, nè quella giusta, nè una sbagliata…). odio formulare frasi che suonano come certezze, mi sembra poi di parlare come i baci perugina o i biscotti della foruna cinesi, ma anche girandoci intorno il succo, dall’alto della mia esperienza, rimane questo.
    al di là della retorica, invece, come si dice in tedesco “un cono pistacchio e nocciola per favore”?
    magari un giorno mi dici. ciao un abbraccio
    ilaria

  • Ciao Salvo,
    le parole che hai scritto a proposito della paura della libertà è come se tu le avessi lette direttamente dal mio cuore, e me le hai mostrate, nude, impietose, nette nei contorni e nei dettagli.
    Mi hai sorpreso.
    Credevo che nessuno potesse vederle, le mie paure.
    Che sono anche le tue.
    E di tanti altri, credo.
    Io non sono dentro una cella di cemento.
    Sono dentro una cella di solitudine, ma non voglio evadere.
    Ho troppa paura… dei giudizi altrui, della società, di un Dio che mi hanno fatto conoscere in maniera sbagliata….
    Eppure vivo.
    Eppure vivi e vivrai.
    Un abbraccio.

  • il punto della questione è, anzitutto, non passare da una dipendenza all’altra.voglio dire che, a volte, si ha più paura della consapevolezza di essere abbandonati a sé stessi e alle proprie responsabilità-quindi anche di divenire autonomi rispetto ad un qualsivoglia apparato di potere-che della libertà (alla fine un’astratto concetto) . avere paura della libertà vuole dire essere certi di non potere più fare a meno del secondino panoptico che, come un ligio e severo padre, ci guida e ci punisce quando facciamo i discoli. non cresceremo mai più. siamo, allora, destinati alla totale dipendenza dal carcere, alla più nichilistica deresponsabilizzazione?
    uscendo dal carcere in queste condizioni, non possiamo fare altro che portarlo con noi, con tutte le sue dinamiche. istituzionalizzati. dipendenti. eterni detenuti e precari. ecco perchè la solidarietà tra/con i detenuti è il migliore atteggiamento in grado di farcene uscire puliti, senza nessun’altra dipendenza, senza carceri da portarci dietro, al di là delle sbarre. liberi. e senza più nessuna paura.
    la differenza tra dentro e fuori è, a tutti gli effetti, un falso problema. “fuori” è la costruzione di un mito.
    FUORI è la volontà di realizzarlo

  • ciao Salvo,
    non sono sicuro che sei il Salvatore che ho conosciuto io nelle riunioni Buddiste all’interno del carcere, da come ti descrivi potresti essere tu, se non lo fossi non importa, conosciamoci lo stesso.
    io sono Mauro, Buddista dal 1990 e sono stato molte volte alla sezione Prometeo e ho conosciuto bene Elio, Evandro e tanti altri.
    Mi fa molto piacere che il gruppo Buddista continui ad esistere anche se io x vari motivi non ci sono più venuto.
    A vostra disposizione quando volete x fare due chiacchiere
    ciao
    Mauro

  • Ciao Salvo,
    la mia esperienza non ti può aiutare siccome non ho ancora sperimentato questa paura. Posso consigliarti di ritentare e ritentare finchè puoi, cercando di evitare le situazioni che ti hanno portato ad avere paura

  • Io credo che se credi veramente in una cosa potrati superare questo tuo problema. Io ho solo 14 anni e non mi è mai successo ma credo che tu possa farcela. Te lo auguro. Buona fortuna.

  • Ciao Salvatore, mi dispiace molto per la tua storia e mi dispiace molto che tu la pensi così. Perchè la libertà è la cosa più bella che ognuno di noi dovrebbe avere. Spero tanto che tu possa trovare il modo di affrontare le tue paure e risolvere i tuoi problemi perchè penso che se ci credi davvero ci riuscirai!

  • Ciao! dalle cose che hai scritto ho capito che 6 una persona buona, non so perchè tu sia finito in carcere ma mi dispiace. quando uscirai sperimenterai “un nuovo mondo” ma vedrai che con l’aiuto di altri, con il supporto di amici che troverai riuscirai a vivere la tua vita. Non avere paura della libertà, andando avanti scoprirai che è una cosa bella. ciao ciao!

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