Oggi sono “Live Earth”

Oggi anche io sono ambientalista.
Partecipo passivamente come le moltitudini di persone presenti nei vari stati del mondo al mio personale “Live Earth”, 9 metri quadrati per meditare come preservare il mio mondo.
Oggi sono un abitante del pianeta, un cittadino del mondo. Peccato che questo pianeta io non l’ho mai visto come avrei voluto.
E dire che ne avrei avuto le possibilità.
Conosco un po’ l’italia, nei miei ricordi di bimbo, di adolescente. Ricordo i bei tramonti delle Alpi, di quando andavo a sciare, le stagioni regolari mi riportano alla mente i profumi dei campi in fiore e del fruscio del grano di Puglia spostato dal vento, di quando con mio nonno sul dorso della giumenta bianca si andava in campagna per coltivare i campi. Sono circondato dal muro di cemento e attorniato da sbarre e cancelli di ferro.
Da questa postazione il mondo mi sembra grandissimo. Poi quando sono libero, non lo percepisco neanche.
Non vi sembra buffo? Penso quasi che il mio non percepire il mondo sia anche lo stesso per migliaia di voi, presi dal ritmo frenetico della vita quotidiana.
Comunque, oggi sono “Live Earth”.
Che bello, il mio corpo è tutto in fibrillazione. Sono pieno di buoni propositi e di idee per curare e guarire il mio pianeta. Poi penso: io sono niente. Sono uno.
Mi fermo, guardo la mia realtà. Sono in un posto di merda, il mondo è sporco. E chi se ne frega.
Torno bimbo, adolescente e le Alpi con i suoi tramonti, le stagioni regolari con il loro profumo di campi in fiore, il fruscio del grano di Puglia spostato dal vento. Sono di nuovo sul dorso della giumenta bianca di mio nonno e vado in campagna a coltivare i campi. Sono nuovamente “Live Earth”.
Guardo a sprazzi la televisione. Vedo la moltitudine di gente che festeggia, gioisce, parla Al Gore… Dobbiamo salvare il mondo. Ma il mondo è veramente nostro? Mah, ho qualche dubbio su questo.
Rifletto. non mi sono mai chiesto che cosa possa fare io per questo pianeta malato.
Ma è mai possibile che abbiamo bisogno di un evento come Live Earth per ricordarci chi siamo, cosa facciamo e quanto inquiniamo?
Mi sento meschino perché mi rendo conto di essere un piccolo essere in questo immenso mondo.
Ma voi come me vi ricordate il 26 Dicembre 2005.
Già, una data.
Come. Non ricordate?
No, siete fuori strada. Per qualcuno non fu solo Santo Stefano, ma l’apocalisse.
Il nostro pianeta ci sputa adosso tutto il male e tutto il veleno che noi ogni giorno gli diamo, nell’unico modo che sa fare lui.
Signori e signore. Lui non è cattivo. E’ come un neonato che non sa parlare ma che quando vuole si fa capire. Si fa sentire attirando a sé l’attenzione di tutti. E’ come un neonato. Ogni tanto, fa i capricci.
Niente, non ricordate, eh?
Forse se dico Tzunami vi torna la memoria. In giapponese Tzunami significa onda del porto. Solo che quest’onda ha fatto migliaia di morti.
Però, chissenefrega. Ho mandato un sms, sperando di aiutare quella povera gente.
Si, signori. Siamo tutti così. Consumisti fino all’osso.
Anche davanti all’orrore, alle tragedie, alla morte.
Già. Ormai basta un sms per redimerci, per metterci a posto la coscienza.
Quasi mi dimenticavo di ricordarmi che oggi sono “Live Earth” e dai miei nove metri quadrati ho la coscienza a posto.
Siamo ipocriti tutti, siamo miserabili tutti e scusatemi se ve la sputo addosso così, senza usare mezzi termini.
Domani continueremo la nostra vita, torneremo alla frenesia di tutti i giorni sempre ipocriti e miserabili, ma consumisti. Prenderemo la macchina per andare a lavorare producendo il nostro piccolo inquinamento. Faremo le nostre compere e butteremo i nostri rifiuti e avanzi perché siamo opulenti occidentali, e spesso ci dimentichiamo (anche ora) che nel mondo c’è chi non può mangiare anche per giorni. Oppure chi è costretto per vivere a cibarsi dei nostri rifiuti andando a rovistare il suo tozzo di pane in quelle montagne di spazzatura marcia e putrida che noi a tonnellate produciamo e gli regaliamo.
Ma chi se ne fotte, ho dato 50 centesimi al mendicante davanti al sagrato della chiesa.
Carissimi, scusatemi se ho tenuto i toni alti, usando aggettivi e sostantivi pesanti. Purtroppo siamo solo dei piccoli uomini, e il nostro mondo è solo per pochi potenti che lo amministrano e inquinano, delegando poi a noi il compito di salvarlo.
Io sono un po’ grande per credere ancora alle favole. Ma oggi sono “Live Earth” e voglio sognare.
Sognare di quando ero bambino, adolescente… l’alba! Campi in fiore, il grano, la giumenta bianca e mio nonno che come tutti i vecchi era diventato anche saggio. Purtroppo la nostra razza si estinguerà così come è avvenuto con i dinosauri, questo è inevitabile. Il brutto è che noi ne siamo la causa perché abbiamo la colpa di dimenticare.
Però, oggi sono “Live Earth” e vi saluto tutti, miserabili e ipocriti piccoli uomini.
Ma io sono come voi.
Bye Bye.

Bama

3 thoughts on “Oggi sono “Live Earth””

  1. Io non mi sento così…sarò una privilegiata?….mah…io i sacrifici li farei…rinuncerei a qualcosa per il bene comune..certo non alle mie ruote..ehehe quelle mi servono…
    ma come dice qualcuno forse bisognerebbe essere di più….eh allora forza…ognuno rinunci a qualcosa…di importante ,non di superfluo ,ovvio…e vediamo…

  2. E’ vero, Bama. Ed usando la tua franchezza, non si può non riconoscere che ci sono troppi sederi su questo cesso che abbiamo reso, la Terra; sederi che non si puliscono, e non puliscono.

    Ed è anche vero, che per quanto volti verso la pulizia personale e/o sociale, finiamo per essere travolti da altrue incurie, da altrui interessi.

    Ed anch’io sono come te, Bama, ma solo nel senso di possedere piena coscienza sulla questione, e sull’etrema difficoltà di provvedervi.

    Non sono come te, però, perché il mio essere sputo in mezzo gli altri, non mi da il diritto di sputare sugli altri.

    Ciao

  3. Ma perché pensare che nel nostro piccolo non si può fare nulla. E’ proprio cosi, che da tanti nulla escono le catastrofi. Parlando in modo semplice… usare due foglietti di carta igienica invece che 20, riciclare una lattina invece che buttarla insieme al resto, chiudere il rubinetto quando non si usa l’acqua sono piccoli gesti che moltiplicati per migliaia e milioni di persone cambiano lo schifo intorno, cambiano la nostra mentalità e quella dei nostri figli (amici, nemici, vicini) per un mondo, forse, migliore. Al solipsismo ed al pessimismo oppongo il piccolo gesto quotidiano che aiuta la coscienza e l’ambiente.
    Ai@ce

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