Il padre che sarei dovuto essere

Avevo ventitrè anni. Come tanti sognavo il futuro, in compagnia della mia giovane e bella ragazza. Non eravamo sposati per scelta, e durante i nostri rapporti cercavamo di essere sempre prudenti.
Capitò che io la misi incinta. Sul momento entrambi eravamo spaventati, perché non sapevamo come dirlo ai nostri genitori. Poi questo diventò lo scopo della nostra vita. Eravamo al settimo cielo.
Sapete, avere un figlio è l’emozione più grande che si possa provare.
Io e la mia ragazza vedemmo nostra figlia solo dalle ecografie. La perdemmo alla decima settimana. Il colpo fu durissimo per noi. Lei ebbe un crollo psicologico che in seguito provocò anche la nostra rottura.
Io andai anche peggio di lei.
La perdita di nostra figlia prima, e del nostro amore dopo, mi procurò un grave esaurimento nervoso. Tentai il suicidio.
Oggi mi è stata posta una domanda. Qual è la cosa che vuoi di più?
Risposta: un figlio.
Preferisco le femminucce.

E’ tardi, molto tardi, notte fonda, fuori piove e neanche la pioggia potrà mai lavare questo ricordo dalla mia mente, come farebbe col sangue di una ferita. Non riesco ad addormentarmi, perché quando chiudo gli occhi la mia mente vede Valentina, il suo esile corpo ancora poco definito, quella posizione fetale con le sue piccolissime mani congiunte come se pregasse. Quel contatto spirituale che forse solo nell’esplosione iniziale della vita è reale.
Ciò che mi rattrista, oggi, più di ogni altra cosa, è non poter più provare la grande emozione della vita, quel terremoto che avevo allora dentro di me.
Bama

8 thoughts on “Il padre che sarei dovuto essere

  • ti comprendo Bama, ho due figli maschi, splendidi ragazzi affettuosi ed amabili… tra i due ebbe un’interruzione di gravidanza. SOno sempre stata convinta che quella era la mia bambina… ancora non si vedeva il sesso, ma in me era ben radica l’idea che fosse una figlia femmina, quella che ho sempre fortemente desiderato. Avevo deciso anche il suo nome, l’avrei chiamata MariaSole.. sognavo quella magica complicità che si instaura tra mamma e figlia.. questo purtroppo non è stato un sogno realizzato.. ancora oggi ci penso con tanto rimpianto. doveva andare così mi dico. Un saluto affettuoso.

  • Quel che dici è tremendo: so bene che significa perdere la prospettiva e, assurdamente, anche l’amore per una osa del genere. In genere le donne scappano dopo un simile avvenimento e queste sono le circostanze in cui il sesso debole siamo noi uomini.

  • Caro Bama, io ho due figli, ai quali sono molto legata, e comprendo profondamente il tuo dolore. Ma voglio dirti grazie, perchè dalle tue parole si capisce che tu saresti un padre stupendo, come ti auguro di essere, come i miei figli non hanno avuto la fortuna di avere. Pensavo che solo le mamme potessero percepire tanto dolore per la perdita di un figlio, anche se appena sbocciato, ma mi accorgo che non è così. Un abbraccio.

  • Avevo 20 anni quando rimasi incinta…Amavo tantissimo il mio ragazzo e mi sarebbe piaciuto diventare madre…Ma…Lui voleva laurearsi(e non l’ha fatto!)ed io non ho avuto il coraggio di dirlo ai miei genitori, per non deluderli, per non offuscare l’immagine che di me si erano fatti…
    Così ho abortito, ho fatto un’interruzione volontaria di gravidanza…
    E non so il sesso del mio primo figlio…So che oggi avrebbe 23 anni…
    Ora sono madre di due maschi…Li adoro…Ma penso sempre a quel bambino mai nato, per mancanza di coraggio…

  • Caro Bama, mi par di capire che il tuo dolore per Valentina ne ha un altro di implicito aspetto: e riguarda te. Infatti, anche ciò che poteva essere della tua vita, a causa di alterne scelte, non è stato; ed è un dolore, questo, che ha la faccia del rimpianto, non solo della paternità mancata, ma anche dell’identità sociale, mancata.

    Ma, è proprio vero, che sia così?

    Direi vero, secondo la convenzione sociale. Non vero, però, se, per capire la propria vita ( e la vita ) ognuno di noi deve percorrere la sua via.

    E’ certamente umano, ma non è molto logico, avanzare per quella via, volgendo lo sguardo indietro. Al fine di capire, è certamente più fruttuoso guardarsi dentro.

    Sempre per discernere, però, non per giudicarci anzitempo, che se non lo facciamo con un pur semplice libro, non vedo perché lo dobbiamo fare con il nostro. Ciao.

  • caro bama
    quando alla devastante sensazione di perdita si unisce il disorientamento di ciò che è stato perso in potenza, prima di averlo, scoprirlo, conoscerlo, ecco, penso che scatti un prolungamento del dolore a tempo quasi indeterminato. ti chiudi in quella sofferenza congelata nel tempo e spesso ne crei una barriera che non superi, non aggiri, non butti giù, magari le dai le spalle, di tanto in tanto, ma poi torni lì a guardarla in un tentativo di confronto da cui esci perdente. la perdita di un figlio non si dimentica, quasi mai. quasi sempre puoi però metterlo al mondo, un figlio. e da idealista naif quale mi voglio sforzare di rimanere aggiungo: è la cosa che vuoi di più, perchè parlarne col condizionale di un’occasione perduta per sempre?
    uscirai e sei forte e forse hai dovuto pregare un artigiano in ginocchio ma con una donna, con i sentimenti in mezzo, è diverso, e pian piano qualche mattoncino di vita andrà a posto. Lo voglio credere con tutte le mie forze, tu continua a metterci le tue
    (con passo lento avanti e indietro)
    j.

  • Abbiamo letto con attenzione le motivazioni che oggi le procurano questo grave esaurimento. Purtroppo gli avvenimenti della vita non vengono guidati da noi e non sempre ci portano serenità e pace.
    Noi tutti ci ribelliamo istintivamente ai dispiaceri che percorrono i nostri giorni:
    che cosa fare? Insistere sulla piaga è peggio…..ci vuole una buona dose di coraggio e di speranza per non lasciarsi andare nel lutto.
    Un rifugio salutare è solo la preghiera che ha anche il dono di rilassarci e di apprezzare poco per volta il dono della vita.
    Siamo ospiti della Casa di Riposo Trisoglio è anche tutti noi non sempre appreziamo di aver potuto accedere in questa casa e parecchi utenti hanno una salute molto precaria per cui se non avessero l’ausilio di una cappella ove andare a depositare le rprie pene nel cuore del Santissimo sarebbero ben più tristi di quello che sono.
    Purtroppo non possiamo fare nulla di eccezionale per lenire non solo il morale ma ache il fisico, possiamo solo prometterle preghiere perchè il signore lo aiuti a superare questo momento di crisi psicologica.
    Le siamo spiritualmente vicini e speriamo che possa ancora trovare negli anni futuri un amore e una pace che la ricompensino di questa tristezza.
    Molti auguri e cordialissimi saluti

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