Non sono un privilegiato

Marco risponde ad Ali che aveva commentato il suo post precedente, qui.

Cara Ali,
io non sono un privilegiato. Perché ho deciso di occupare il tempo studiando anziché oziando o poltrendo sul letto o, come dici tu, guardando la tv per evadere. Il mio non è stato un percorso facile. Ho deciso di intraprendere autonomamente questo progetto studio perché:
1: avevo molto carcere ancora da fare.
2: Ho voluto esulare dalla monotonia carceraria.
3: per la mancanza di una donna.

Il non poter girare liberamente ti crea una frustrazione e rabbia dentro che ti porta con il pensiero a quando si sarà nuovamente fuori. Io, per evitare tutto questo (eccetto il pensiero di una donna, almeno quello…) mi sono creato questo piccolo spazio. Certo, non sono una macchina e anche io, come ogni uomo, ho momenti no. In fondo, anche se il tempo viene occupato, il carcere resta sempre carcere. Non avendo rispettato le regole della società civile, sto pagando le conseguenze. Per me lo studio è un’avventura che va vissuta con fervore, perché più sai e più vuoi sapere.

Ciao Ali.

3 thoughts on “Non sono un privilegiato

  • caro marco
    mi rendo conto ora di un fraintendimento dato da ciò che ho scritto in precedenza. il privilegio di cui parlavo era l’aver affrontato alla radice il problema della libertà e l’apertura conseguente. ne parlavo in termini di paradosso perchè la tua è un’apertura mentale “unica e preziosissima” in un corpo confinato lì dentro. dicendo che è difficile rendersi conto di non esser liberi guardando la tv mi riferivo non a “voi”, dentro (non mi permetterei mai! e credo comunque che anche oziando nella quotidianità carceraria si abbia ben chiara la propria condizione), ma a “noi”, fuori, ed accennavo al discorso forse trito e ritrito del “carcere fuori dal carcere”, di come non ci si renda conto di innumerevoli meccanismi che diamo per scontati e che limitano la nostra libertà quotidianamente. l’atto del guardare la tv era il primo indottrinamento inconscio a venirmi in mente.
    il mio dirti privilegiato non era equivalente a dire:sei stato più fortunato di altri, o hai faticato meno di altri. al contrario, immagino.
    la libertà del sapere l’hai cercata fortemente, e la cerchi, mi sembra di capire, e trovo che chi riesce a farlo conquisti un bene impagabile (e non lo vinca alla lotteria). questo il senso del mio “privilegiato”. questo anche il senso della mia -immutata- espressione di grande stima. spero che le mie parole non siano sembrate mancanza di rispetto, nei confronti di nessuno, non era mia intenzione.
    certo immagino che nonostante la dedizione e la passione per lo studio tamponare la mancanza di una donna non sia facile per nulla.
    dici: avendo violato le regole della società civile ne pago le conseguenze. mi chiedo: è davvero giusto che si paghino così? serve davvero farle pagare così? che peso specifico ha la bassa percentuale di casi di effettivi “rieducazione” e “reinserimento” dopo la detenzione, in confronto agli innumerevoli in cui si disinnesca invece una sorta di battesimo alla “reiterazione del reato”? quanti ragazzi fanno il salto di qualità proprio lì, entrando per furto d’autoradio ed uscendo come rapinatori (per fare un esempio)? e al di là di questo è comunque giusta, ad esempio, la privazione di diritti come quello agli affetti e alla sessualità? dove non sono garantiti diritti primari, come alla salute o a condizioni di vita decenti, forse questi possono apparire bisogni secondari, ma non credo che lo siano, in assoluto, perchè senza l’integrità ed il benessere della persona un “reinserimento” è comunque difficile. mi sembra spesso che si voglia ancora punire non solo l’atto commesso ma anche il corpo, ma con la maschera nuova del rieducare.
    ogni comunità ha bisogno di regole, certo. ma il sistema penale le rappresenta davvero? se ce ne sono altre, sono applicabili, o sono utopia?
    so che quello che dico può risultare anarcoide, ma il mio è un continuo interrogarsi, più che un affermare cosa dovrebbe essere, perchè in questioni così spinose non so come raggiungere certezze. mi sembra che tu, e in generale “voi dentro”, possiate offrire uno dei punti di vista più importanti. per questo faccio a te questo sproloquio…
    cosa ne pensi? il mio è un delirio in fase avanzata?
    ciao marco a presto spero
    ali

  • Cara ali,

    Il tuo delirio è affascinante. Mi costringe a muovere i neuroni in tutte le direzioni, destra, sinistra, su e giù in un vortice senza fine.
    Credo che non ci siano risposte o che ce ne siano tante quante le persone che rispondono.
    Se risponde la vittima di un reato ti dice che i “galeotti” non cambieranno mai, che sono cattivi, che non c’è niente da rieducare.
    Se risponde un magistrato, un giudice, un avvocato si esprime in base al freddo codice penale e “In nome del popolo italiano”…
    Se risponde un sociologo cercherà di trovare una risposta che ti dia ragione, che cerchi di “rieducare” intendendo con questa espressione introdurre l’Uomo nella meraviglia della vita, le cui gioie non dipendono dai soldi che frutta una rapina, o dal possedere una macchina di lusso ma dal luccicchìo delle stelle, che ogni notte regalano ai nostri occhi uno spettacolo unico…
    E se ti rispondo io, ti dico che da quando, nel Luglio di quest’anno, ho cominciato a leggere questo blog, ho abbandonato molti dei miei pregiudizi per rendermi conto che mai e poi mai commetterò un reato, perchè sono onesta fino al midollo e perchè mi mancherebbe una passeggiata sotto il cielo o aprire la finestra per dare le briciole agli uccellini, ho cominciato a conoscere persone definite dure che scrivono poesie, che hanno degli affetti, che pensano ad una donna…

    Dipende da chi guarda…

    Siamo in due a delirare, oggi, ali

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