Noi stiamo dentro

D: i tuoi commenti sono molto forti, è questo che intendevo. Non ho mai dubitato che volessi dare “giudizi”. Al contrario, la totale disponibilità al colloquio e al proporti per fare qualcosa per noi sono una conferma che sei una persona sensibile e disponibile (il che non è poco!) ai problemi che questa nostra società ha.
Ho un amico che mi dice sempre: “Se una persona che sta in carcere ha perso, vuol dire che la società tutta ha perso”. E su un altro punto sono totalmente d’accordo con te: anch’io ho più fiducia in un ladro che in un politico!
Quanto scrivi è tutto vero, è molto doloroso una volta fuori essere etichettati con facilità e superficialità, ma una parte della colpa è nostra che non abbiamo saputo gestire le nostre vite al punto di finire in guai come questi.
D, quacosa per noi tu (come tutti coloro che ci rispondono) lo stai già facendo continuando ad “incontrarci”.
Cambiando argomento, ho visto delle trasmissioni in tv per le “morti bianche” come vengono definite da quel Gad Lerner, che a mio avviso è un gran giornalista, quelle successe sulla nave World Trader. Su questo sappiamo che ne parleremo vita natural durante, perché non credo che cesseranno dall’oggi al domani.
Ti ringrazio molto per l’articolo inviatomi, che ho trovato estremamente interessante, come gran parte dei reportage di questo giornalista.

GABRI: Leggendo il tuo commento mi è sembrato di rileggere alcune righe che io ho scritto e inviato al blog. Spero che tu le legga o le abbia già lette. Lo scritto si chiama Incontri e con altre parole ho detto alcune stesse cose che poi ho letto nel commento. Abbiamo delle somiglianze e mi rallegra il fatto che la mia mente non è poi così distorta dal luogo. Questo microcosmo che amplifica tutto in smisurata maniera. Ci si rallegra per poco o nulla e ci si rattrista per gli stessi motivi, per una lettera un po’ diversa da come ce l’aspettavamo, o perché non è proprio arrivata, per un colloquio “saltato” con i nostri familiari, e poi, il rovescio della medaglia: tutto ciò che non ci uccide, ci fortifica. E’ vero, è bello ricordare. Il brutto è vivere di ricordi. Sei una donna molto determinata e sicuramente anche molto forte, il collegio ha forgiato quella donna sicura che oggi sei. Grazie per il tuo ottimismo pienamente condiviso. Spero leggerai Incontri e mi darai il tuo commento. Mi interessa molto.
A presto.

Francesco

3 thoughts on “Noi stiamo dentro

  • Caro Francesco,

    Sai che responsabilità sapere che per voi anche una semplice lettera è già molto?
    Per me, dedicare un pò del mio tempo a voi, non è difficile…
    Ma sono molto triste, oggi e non riesco a scrivere…
    Vorrei che le parole e le azioni e i pensieri avessero una “risonanza” e non una dissonanza.
    Quando dalla mia bocca escono delle parole, vorrei che fossero quelle che il mio cuore desidera.

    Buona Giornata, Francesco
    I tuoi scritti sono belli, commoventi

  • Caro Francesco, sono uscito da quella stessa sezione dove ora stai tu già da qualche tempo ma come vedi continuo a leggere ciò che tutti voi scrivete. Spesso mi rivedo al tavolino, penna alla mano a riversare sui fogli tutta la rabbia o la tristezza. Condivido il fatto che è meglio un ladro che un politico. Almeno il ladro non pretende di coprirsi dietro una facciata di falso perbenismo e non ha la presunzione di voler gestire la nazione, tra un furto e l’altro. Magari ogni tanto paga anche per i reati commessi.
    Un abbraccio……………………………………………..Lorenzo M.

  • Caro Francesco,

    Ti posto questo articolo, forse in questo casp giustizia è stata fatta

    24ORE – CRONACA InviaStampaThyssenKrupp, sei indagati
    Omicidio volontario all’ad

    TORINO – Alle 13.45 la Procura di Torino ha chiuso formalmente l’indagine sul rogo della ThyssenKrupp del 6 dicembre scorso costato la vita a sette operai. Contestato l’omicidio volontario all’amministratore delegato del gruppo in Italia, Harald Espenhahn. Per gli altri 5 dirigenti indagati, si ipotizza l’omicidio colposo e l’incendio colposo oltre che “l’omissione volontaria di cautele contro gli incidenti”.

    Dalle prove raccolte dalla Procura – 200 mila fogli riuniti in 170 faldoni – sembra chiaro che la decisione, presa un anno prima dell’incendio, di chiudere lo stabilimento di Torino per trasferire a Terni l’intera produzione italiana del gruppo, abbia indotto nel gruppo dirigente una specie di “disattenzione” verso le esigenze della fabbrica. Per questo la manutenzione nello stabilmento era scarsa e gli impianti di sicurezza inefficenti: tanto quest’estate si chiude era la filosofia ricorrente nel gruppo.

    Ma per quella “distrazione”, sono morti sette operai. I giudici hanno ascolato i superstiti, i pompieri – tra i quali il comandante Giorgio Mazzini, morto per un malore il 3 gennaio scorso mentre testimoniava – i tecnici dell’Asl, i rappresentanti sindacali.

    Sono state contestate ben 116 violazioni alle norme di sicurezza e accertato che, nonostante due incendi nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino nel 2003 e l’altro in Germania, i manager non fecero nulla per ridurre i rischi di incidenti sul lavoro.

    Orgoglioso, il procuratore Raffaele Guariniello dichiara: “Abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati di chiudere entro fine mese dando la giusta risposta ad un’istanza di giustizia che ci è stata fatta dal paese. Questa è la dimostrazione di come sarebbe necessaria una Procura nazionale in materia di sicurezza sul lavoro”.

    (23-02-2008)

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