Fuga da Alcatraz

Ciao Ali. Sono felicissimo della tua decisione e lo sono ancora di più per quello che mi dici. E’ vero, sono una persona molto riservata, ma socializzo con estrema facilità con chicchessia.
La mia riservatezza sta nel fatto che non parlo mai di me, ma mi narro.
L’ambiente che mi circonda non produce amicizie fraterne, come un campo di papaveri produce questi fiori, ma ti assicuro che se non si usa rispetto, educazione e tolleranza, la vita qui dentro non ti sorride. E questo vale per tutti. Che poi un atteggiamento di circostanza ci può stare.
E’ altrettanto vero che esistono, in non pochi casi, amicizie nate qua che durano nel tempo. Se avete visto il film “Fuga da Alcatraz”, questo è un altro pianeta, qua non girano film, questa è tutta realtà, una realtà che si vive 24 ore su 24, per giorni, mesi, anni.
Ho letto anche un commento di Leda, che mi ha fatto pensare. Non ho potuto non soffermarmi sull’ora in cui è stato scritto, e ho voluto immaginare perché mettersi a quell’ora davanti al computer per scrivere a uno sconosciuto. Poi, in un nanosecondo, mi sono detto: “Ma tu in questo momento non stai facendo la stessa cosa?”. Infatti adesso è notte inoltrata, e io scrivo sempre la sera, anzi, la notte.
Sarà perché ho fatto le scuole serali.
Leda, non avrai fatto le scuole serali anche tu?

Un saluto a Ali, a Leda, a tutti. Francesco

4 thoughts on “Fuga da Alcatraz”

  1. Ciao Francesco,

    CRONACA
    La Procura di Torino chiude l’indagine sul rogo di dicembre costato la vita a 7 operai
    Per la prima volta contestato un reato così grave ad un manager d’azienda
    ThyssenKrupp, sei indagati
    Omicidio volontario all’ad

    Il padre di Bruno Santino, uno delle vittime del rogo, mostra la foto di suo figlio
    TORINO – I dirigenti delle acciaierie ThyssenKrupp sapevano che gli operai del proprio stabilimento rischiavano la vita ogni volta che entravano a lavorare, eppure hanno colpevolmente evitato di adottare le necessarie misure di sicurezza antincendio. Uno di essi, addirittura, Harald Espenhahn, l’amministratore delegato del gruppo italiano, avrebbe mandato i lavoratori incontro alla morte con la piena consapevolezza che, nei reparti sguarniti della fabbrica, un incendio sarebbe potuto scoppiare da un momento all’altro.

    Sono queste le conclusioni dell’inchiesta sul tragico rogo della Thyssen, che la notte del 6 dicembre scorso provocò la morte di sette operai, bruciati vivi dalle fiamme divampate all’improvviso da un laminatoio e spirati uno a uno, dopo lunghe e terribili agonie, nei giorni successivi alla sciagura.

    Il pool di magistrati coordinato dal procuratore Raffaele Guariniello ha chiuso in meno di tre mesi le indagini formulando nei confronti dei sei manager indagati ipotesi di reato pesantissime: per Espenhahn l’accusa di incendio e omicidio volontario con dolo eventuale, per gli altri – a seconda delle condotte – omicidio colposo e incendio colposo con colpa cosciente e omissione volontaria di cautele contro gli infortuni. Oltre a Espenhahn sono indagati i consiglieri delegati Marco Cucci e Gerald Priegnitz, un responsabile in servizio alla sede di Terni della multinazionale, Daniele Moroni, il direttore dello stabilimento di Torino Giuseppe Salerno, il responsabile del servizio di prevenzione dei rischi sul lavoro Cosimo Cafueri. La ThyssenKrupp è inoltre chiamata in causa come persona giuridica.

    “Spero che li mettano in galera e buttino le chiavi”, dice Sabina Laurino, vedova di Angelo, uno dei sette operai morti nel rogo. Oltre alle famiglie delle vittime anche gli operai della linea 5 intendono costituirsi parte civile. “La procura contesta il dolo – spiega Giorgio Airaudo, segretario torinese della Fiom – e questo significa che tutti i lavoratori erano esposti. E’ un precedente importante”.

    È la prima volta che a un indagato in un’inchiesta in materia di infortuni sul lavoro viene contestato il reato di omicidio volontario. Un’accusa mossa in relazione alla sua posizione di vertice con i massimo poteri decisionali di spesa in particolare relativamente a due decisioni. L’imputazione di omicidio volontario si basa infatti su questi due elementi: innanzitutto l’amministratore delegato Harald Espenhanh ha posticipato dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti per il miglioramento dei sistemi antincendio dello stabilimento di Torino, pur sapendo che a quella data la sede sarebbe stata chiusa.

    Il secondo punto riguarda poi l’adeguamento della linea 5, quella dove si verificò il disastro: anche in questo caso, nonostante le indicazioni tecniche fornite da un gruppo di studio interno all’azienda e anche da una compagnia assicuratrice, fu deciso di dotarla di impianti di rivelazione incendi e di spegnimento all’epoca successiva al trasferimento a Terni, nonostante gli impianti fossero in piena attività.

    Dalle indagini, dal racconto degli operai superstiti e dalle testimonianze dei tecnici dell’Asl è emersa una realtà molto problematica, rivelata dalla contestazione di ben 116 violazioni delle norme di sicurezza da parte dei servizi ispettivi. Il grado di consapevolezza dei rischi da parte dell’azienda è messo poi in evidenza dal fatto che due incendi senza conseguenze nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino e uno in Germania, non indussero la multinazionale a prendere alcun provvedimento, malgrado la compagnia che assicurava lo stabilimento piemontese avesse elevato da 30 a 100 milioni la franchigia a carico della Thyssen, con una scelta che constatava per esempio l’assenza di dispositivi automatici antincendio.

    Giorgio Airaudo, segretario provinciale della Fiom, ha commentato: “Tre mesi per chiudere l’inchiesta su una strage come quella della thyssen è l’esempio di una giustizia efficace, che funziona, che sa essere rapida di fronte a sciagure così gravi. Noi come sindacato ci costituiremo parte civile e per la prima volta avanzerà la stessa richiesta un gruppo di lavoratori della Thyssen. Perché, se l’accusa di dolo eventuale verrà accertata, allora quell’incidente e quella fine potevano capitare a tutti gli operai della Thyssen. Una risposta che potrà risultare efficace anche sotto il profilo della prevenzione. Se la magistratura dimostra di essere capace di perseguire in tempi così brevi chi non segue le norme sulla sicurezza, sarà un valido spauracchio per chi ha poca attenzione per la salute e l’incolumità dei lavoratori”.

    (23 febbraio 2008)

  2. Leggo il vostro blog da un pò di tempo, l’ho trovato per caso sfogliando qualche pagina in internet, ma da allora ritorno con regolarità per leggere le vostre parole. Resto sempre affascinata dalla forza che trasmettete, sia quando raccontate di eventi piacevoli sia quanto narrate di quanto sia dura la vostra vita ora. Sento energia e molto spesso la vostra forza diventa anche la mia nell’affrontare la quotidianeità, decisamente più semplice della vostra realtà. Onestamente ho pensato più volte come sarebbe vivere senza più libertà e credo sia molto dura per questo sarei curiosa di sapere come affrontate le giornate, cosa si muove nell’animo e vi fa andare avanti giorno dopo giorno. Infine volevo ringraziarvi perchè trovo che sia difficile raccontarsi e affrontare di mettersi in gioco come avete deciso di fare voi. Grazie. Laura

  3. Caro Francesco,
    La signora Angiolina dice che l’amicizia è la cosa più bella che ci sia ma bisogna sempre capire che amici si hanno intorno, perchè ci sono amici che sono speciali e più bravi di noi, ma altri che ci portano alla rovina.
    Lei aveva un’amica che considerava come una sorella e si chiamava Maria; era brava e alcune volte svolgevano i compiti insieme. Un’altra amica, Maddalena, aiutò molto Angiolina anche nel tempo di guerra dandogli il pane bianco per sfamare i suoi figli in cambio di qualche lavoro di casa; un giorno la signora Maddalena partì per andare in Argentina, dove c’era suo marito, ma ,anche se molto lontane le due amiche continuarono a sentirsi e l’amicizia non morì!
    Ma la signora Angiolina racconta anche di come alcuni amici di suo figlio non erano dei buoni amici in quanto un giorno, durante una passeggiata, suo figlio insieme ad un gruppo di amici aveva visto uno specchio per le macchine su di una strada. Alcuni ragazzi del gruppo decisero di tirare delle pietre allo specchio per verificare di che materiale fosse e lo ruppero. Così tutti quanti gli “amici”, compreso il figlio di Angiolina dovettero pagare lo specchio!
    Il signor Ulisse dice di non avere avuto molti amici perchè tutti volevano comandare e allora, bisticciavano e si picchiavano l’uno con l’altro.Vinceva il più forte e qualche volta vinceva anche lui, ma quando perdeva si prendeva le botte e tornava a casa!
    La signora Francesca racconta che il suo amico era il suo cane: una gallina andava a fare le uova in un buco che c’era in una montagna.
    La signora Francesca però vedeva che questa gallina aveva delle uova da fare ma puntualmente non le trovava. Il suo cane vide che Francesca era molto arrabbiata di non trovare mai le uova e allora, un giorno l’accompagnò nel luogo dove la gallina faceva le uova!

    Gli ospiti
    Angiolina, Piero, Carolina, Valeria, Carla, Rosanna, Rita, Margherita, Maggiolina, Margherita, Anna, Caterina, Rosa, Lidia, Giuseppina, Teresa, Suor Anna, Irma, Giaele, Nicolina, Ulisse, Giulia, Giovanna.

  4. Vogliamo proporre in questo blog un racconto di Jorge L. Borges un famoso scrittore argentino scomparso nel 1986 :

    DIMENTICARE E’ PERDONARE

    Abele e Caino si incontrano dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano perchè erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero il fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il nome.
    Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra , e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: “Tu mi hai ucciso , o io ho ucciso te?” Non ricordo più. Stiamo qui insieme come prima”. ” Ora so che mi hai perdonato davvero, disse Caino, perchè dimenticare è perdonare”. Abele disse lentamente: “E’ così, finche dura il rimorso dura la colpa”.

    Qual è la vostra opinione?

    Gli ospiti
    Angiolina, Piero, Carolina, Valeria, Carla, Rosanna, Rita, Margherita, Maggiolina, Margherita, Anna, Caterina, Rosa, Lidia, Giuseppina, Teresa, Suor Anna, Irma, Giaele, Nicolina, Ulisse, Giulia, Giovanna.

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