Come una foglia al vento

Il gatto Ciccio si accuccia comodo sul letto di Pierrot, mentre il suo padrone, camminando su e giù per la cella, segue a raccontare.

Capisco che possa apparire incomprensibile sotto molti aspetti, ma se avrai pazienza scoprirai con orrore il nesso che oggi mi vede qui a parlare con te, chiusi dentro questa gabbia di ferro e cemento.
“Ti prego, prosegui allora, voglio capire.”
Ricominciarono le scuole, e finalmente ritrovavo i miei compagni del cortile. Ogni anno i miei mi portavano in Sicilia per il periodo estivo, e mi divertivo molto, ma non riconoscevo nelle nuove conoscenze un’appartenenza, anche se ci giocavo insieme… Tornato a scuola, con i miei compagni come ti ho raccontato prima, conoscevamo tutta la zona e anche la piazzetta, o meglio il giardino. Si giocava, si correva, andavamo in bicicletta, sempre in esplorazione, ogni volta più lontano nella nostra zona. Un giorno andammo fino ad Avigliana. Cavoli, era bellissimo. Tutto era nuovo, ogni giorno.
A casa ero molto viziato, non mi facevano mai mancare nulla. Sotto casa avevamo una latteria e una panetteria, i miei, che lavoravano, lasciavano detto che per la merenda potevo andare lì anche senza soldi, che poi avrebbero saldato loro. Ma mentre io potevo, i miei compagni no, e allora quando compravo per me compravo anche per loro… Fu un grosso errore, perché i miei mi tolsero questo permesso. Ma non fu questo a farmi male, quanto scoprire che i compagni che avevo attorno mi avevano solo usato e di amicizia non c’ra neanche l’ombra.
Crescevo in un tempo che scorre senza darti un momento per riflettere, analizzare. Ero troppo giovane, e lasciavo che le cose andassero così. Del resto, con chi parlarne, a chi chiedere cosa era giusto e cosa no? Ero giovane, ero una foglia al vento e pur di non sentirmi solo con la mia paura mi circondavo di persone qualunque.

(8. Continua…)

2 thoughts on “Come una foglia al vento”

  1. Caro Ciccio,
    voi gatti siete tutti uguali dice la signora Margherita, andate a cercare sempre il posto più comodo per voi.
    Abbiamo letto questo scritto tutti in compagnia e pensiamo che sia proprio vero che quando si è giovani si è come una “foglia al vento” perchè si pensa a giocare, a uscire con gli amici e a divertirsi e si è spensierati.
    Anche noi da giovani ci sentivamo come “una foglia al vento”, invece ora siamo una “foglia persa nel vento” a causa della vecchia che porta tanti malanni e problemi.. Una volta ci si divertiva lavorando in compagnia: quando toglievamo le foglie al grano cantavamo tutti assieme ed eravamo felici di lavorare.
    La domenica pomeriggio qualche volta si andava a ballare, quando i genitori ci davano il permesso e quando c’era qualche festa e c’era il ballo al palchetto una volta o due l’anno.
    In gioventù non si vede il pericolo e le cose si capiscono solo dopo perchè si ragiona diversamente. Un proverbio piemontese dice: “se il giovane sapesse e il vecchio potesse!”.
    Ti inviamo una carezza con tante coccole, e al tuo padrone un caro saluto!

    Gli ospiti della Casa di Riposo Trisoglio Fiorentina, Antonia,Rosaria
    Gina, Francesca,Giuseppina,,Rosa, Carlo, Piero,Valeria, Margherita, Caterina, Ulisse, Teresa,Nicolina, Angiolina,Margherita,Giaele, Irma, Suor Anna, Lidia, Olga,Margherita, Giuseppina,Carolina, Rita,Giulia, Nicolina,Teresa, Celeste,Maria

  2. Ciao Pierrot, anch’io da piccola facevo come te. Dividevo la merenda con i compagni di asilo e la suora mi rimproverava pubblicamente… eravamo sedute in cerchio, al centoro la suora, ricordo ancora quel giorno che mi disse: Leda, la tua mamma fa così tanta fatica a comprarti la merenda e tu la distribuisci in questo modo.
    Ma non sbagliavo, io, sbagliava la suora. O meglio avrebbe potuto dirmi: mi raccomando Leda non distribuire tutta la merenda, mangiane mezza tu e mezza la distribuisci. Così per te dal lattaio, la soluzione avrebbe potuto essere più creativa, in modo da insegnarti a “salvaguardarti”, senza ferire il tuo senso sociale. Non sono sicura sai che i tuoi amici fossero furbacchioni… semplicemente c’era una possibilità di merenda… che bello, dal lattaio, al momento che hai fame, come al bar.
    Me la ricordo ancora quella suora, ho pensato che fosse sciocca e che quando si parla di condividere… qualsiasi cosa, la merenda… altro… l’atteggiamento può diventare quello del “benefattore”, solo il ricco può farlo ecc. ecc. Ma non è così e non devono diventare così le relazioni fra amici, vicini di casa, nelle comunità: qualcuno che dà con sussiego e qualcuno che riceve con umiliazione: Oppure qualcuno che si impoverisce per donare troppo ecc. C’è un’altra strada da imparare, penso, una socialità che fa parte dell’essere umano, della gioia di stare insieme, parlare, condividere.
    Ricordo negli anni ’60 portavamo a casa, io e le mie sorelle, un sacco di amici, studenti, noi lavoravamo in fabbrica, loro studiavano fuori sede, c’era una mamma per tutti, la mia. E non voleva che loro, signorini, si mangiassero la mia bistecca, ma allora non ero una bimba piccola, ero grande e sono riuscita un po’ a barcamenarmi, mezza a me, mezza… al più affamato e una pasta per tutti.
    Non sono diventata molto brava sull’equilibrio fra egoismo, senso sociale, condivisione nella povertà ecc…. insomma ancora oggi mi barcameno, Un abbraccione insieme al tuo gatto, Leda

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