Tutto è anonimo

Pierrot oggi è inquieto, e anche il gatto Ciccio, mentre dialogano nella cella in sezione, salta dal tavolo al letto, dal letto alla sedia, e non trova la maniera di sdraiarsi e di dormire, cosa che per un gatto è davvero strano.

La verità, Ciccio, la verità è sempre scomoda. Alcune volte fa bene, altre è necessaria, e nel mio caso mi crea dolore, un forte e profondo dolore che ancora oggi grida e rivendica la sua innocenza. E’ questo il motivo per cui tutto è anonimo, persino io mi devo proteggere.
“In che senso?”
Ho chiesto un sostegno psicologico, ma ancora non è venuto nessuno, e pensare che ci contavo. Quando arrivo a questo punto ho un freno tutelatore che si innesca.
“Cosa vuol dire, che non mi parlerai di questo episodio?”
No, Ciccio, ti racconterò tutto, anche se starò molto male.
“Ma se ti fa soffrire e tornare a vivere cose brutte, non raccontarmelo.”
Preferirei, Ciccio, e credimi, vorrei, ma se lo saltassi non avrebbe senso tutto il resto che ti sto raccontando.
“Mi dispiace”
Non devi dispiacerti, sono io che mi scuso con te per questa storia, che forse ti starà annoiando.
“Non è vero… anzi, sto cominciando a capire tanto di te.”
Spero che tu non pensi che mi sto commiserando. Arriveremo alla vita, all’amore. E’ il motivo per il quale il nostro dialogo è cominciato, ma ti prego, aiutami.
“Come posso farlo?”
Stammi vicino e dammi affetto e amore, e nelle mie lacrime non commiserarmi, ma prega insieme a me per trovare la forza di vivere, di riprendere a vivere, poiché fino a oggi sono stato l’ombra di me stesso.
“Guarda che io ci sono, non sei solo.”
Grazie Ciccio, grazie e ancora grazie, ora scusami, ma se pure sto prendendo tempo vedo appannato e devo sciacquarmi con dell’acqua fredda.
“Non preoccuparti. Prenditi tutto il tempo che vuoi.”

(11. Continua)

3 thoughts on “Tutto è anonimo”

  1. Caro Pierrot due giorni fa scrivevi di questo dialogo col gatto. La cosa peggiore quando si sta male, qualunque male, del corpo e dell’anima… è essere soli.
    Mi ha colpito il giorno in cui scrivevi, il 13 maggio, era anche il trentennale della 180, la legge Basaglia. A Mestre dove abito abbiamo voluto fare una festa … dei protagonisti. Tutti protagonisti. Non dottori, psicologi, infermieri da una parte e sofferenti e famiglie dall’altra. Invece succede anche questo, anzi è la regola, operatori di salute da una parte e sofferenti dall’altra, magari nei “sacrari” della formazione, medici, testimoni, politici… parlano agli studenti, sofferenti e famiglie assenti. Cosa capiscono gli studenti? Che i cambiamenti, una volta diventati loro protagonisti… potranno farli loro, da soli, senza coloro che usufruiranno dei servizi…. “per” le persone, anziché “con” le persone.

    Il dolore dovrebbe unire tutti, essere una condizione di vicinanza, il dolore è un momento intenso, la cosa peggiore è viverlo da soli, tutto il corpo ne soffre.

    La 180 non è solo la legge dei matti, è stata l’inizio di altre importanti leggi per il diritto alla cura, per l’abitare anziché in manicomi in piccole strutture, ha detto che tutti possono riabilitarsi… Abbiamo voluto festeggiare la 180 con un convegno dal titolo “In questo mondo libero… 180 in città”, perché in primo luogo ha sancito la restituzione dei diritti di cittadinanza e il protagonismo delle persone con sofferenza mentale che prima della 180 venivano solo “rinchiusi”, contenuti, privati di ogni diritto. La segregazione non aveva limiti, poteva essere per sempre. Come Forum per la Salute Mentale abbiamo detto: La psichiatria oggi è chiamata ancora a reinventare se stessa nella comunità: un terreno di pregiudizi, di paure, di solitudini, di barriere comunicative, un terreno tuttavia, che è anche il solo in grado di restituire alla persona ciò che la sofferenza temporaneamente sospende. La salute , appunto, che è poi appartenenza, condivisione, presenza, soggettività, storia e non il semplice rovescio di ciò che abitualmente chiamiamo malattia. Per questo oggi, la salute mentale appare come questione pubblica, etica, politica e culturale insieme. Sono tutti in gioco in questa scena: persone che vivono o hanno vissuto l’esperienza, operatori dei servizi, cooperatori, associazioni, amministratori sindacalisti, insegnanti, studenti, semplici cittadini. L’iniziativa è stata dedicata a Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, promossa dal Forum Veneto per la Salute Mentale in collaborazione con l’Associazione Orizzonti Venezia, la Cgil Veneto, Camera del lavoro di Venezia, Proteofaresapere Veneto. Alcune classi di studenti hanno proiettato un bellissimo e commovente video… diceva fra l’altro: Basaglia riteneva che nessuno poteva porsi al posto di nessun altro… solo camminargli accanto.
    Carissimo Pierrot, la distanza fra le nostre singole sensibilità e quelle degli altri a volte porta ad una dolorosa solitudine, a volte ad una sofferenza profonda che dovrebbe poter essere sempre accompagnata. Questo potrebbe aiutarci a contenere il dolore e viaggiare con pensieri diversi.
    Tutto inizia da pensieri diversi, il dolore spesso è un compagno di vita che torna rendendoci però presenti anoi stessi, in qualche modo è un campanello che ci sveglia. Non facciamoci però prendere troppo, non è il nostro padrone, è il frutto della nostra sensibilità e la sensibilità è un terreno fertile… se ci spargiamo dei buoni pensieri… possono nascere un sacco di bellissimi fiori, bei paesaggi, buoni profumi, morbide foglie da accarezzare con leggerezza, come il tuo morbido gatto. Ciao, Leda

  2. oggi la sofferenza è veramente un male comune, la celebre frase “vorrei tornare bambino” è sotterrata perchè anche i bambini stanno male psicologicamente. l’unica cosa che ci deve sollevare è che in noi ci sono le risorse per superare i momenti di crisi, alcune evidenti altre latenti da tirare fuori magari con un aiuto esterno. gli eventi drammatici, i gravi errori commessi vanno rielaborati prendendo coscienza, perdonandosi e ponendosi nuovi obiettivi. si riparte sempre e comunque partendo da noi e dalle persone che abbiamo intorno che per noi sono appunto RISORSE.

  3. un racconto che parla di sè non può mai annoiare un amico, se l’amico è vero..affetto, complicità, empatia…saper ascoltare parole scherzose e parole tristi…condividere momenti di spensieratezza e momenti in cui prevale il dolore…regalare un abbraccio senza giudizi…saper aspettare il momento giusto…essere disposti a dare sè stessi senza riserve…riuscire a scuotere, stimolare, capire, accettare ma anche forzare per provare a cercare insieme vie alternative…ESSERCI con il cuore…
    lo so per noi che ascoltiamo di qua è difficile essere tutto questo ma possiamo provarci, così come Ciccio…

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