Scuola d’attesa

Importante fermarsi a parlare, ancor meglio se si impara ad ascoltare. Si potrebbe parlare dell’arte l P.A.O:, è un’arte anche questa (sai Claudia?): Parlare Ascoltare Osservare. Non esiste un’unica visione di ciò che si vede o si sente, sono sempre molteplici le variazioni di colore rispetto a ciò che si ascolta. Quindi spazio a tutto il bello che ci circonda, senza lasciare alla realtà il permesso di rovinare delle belle storie!
L’essersi ritrovato nelle mie parole, Dream, mi fa capire che anche tu, come me, pensi di preparare un buon risotto ai funghi per domani a cena, ma conoscendomi sarà facile che mangerò tortellini con panna! E’ quel troppo che stroppia ovunque lo metti, che non m’è simpatico, il programmare quasi tutto, che orrore. Improvvisare, piuttosto; inventare variare per sorprendere.
La mia sorpresa è stata i tempi lunghi in attesa di risposte del blog. Attenderemo altri 7 dì, con la “scuola d’attesa” che si frequenta in codesto luogo. Poiché qui è tutta un’attesa, attenderemo.
Sono le 7:30 del mattino di domenica, il colore del cielo promette bene, non fa freddo, ancora, facciamo un po’ d’ordine e pulizia e alla prossima volta.
Un saluto a Dream e Vitaliano. Ailill, dato che attendo, un po’ curioso, che sabato mi portino altri commenti, pensieri, parole e bei dialoghi, ne approfitto per aggiungere un caloroso ricino a te.
Buona domenica a tutti voi. Attendo vostre notizie.
Ciao, Fiore

3 thoughts on “Scuola d’attesa”

  1. ciao fiore, sono la claudia che conosci e ti capisco bene quando dici che il carcere è il luogo dell’attesa per eccellenza..a me son venuti i capelli bianchi (chiedi a stefano)…ma magari cucinando ti passa un pò di più…anche se il merito se lo prendono gli altri….comunque hai visto come sono stati apprezzati i tuoi manicaretti? sembravan tutti più interessati a quello che al resto….eheh….anche tu hai fatto la tua parte….grazie mille e saluti!

  2. “Non esiste un’unica visione di ciò che si vede o si sente, sono sempre molteplici le variazioni di colore rispetto a ciò che si ascolta. ”

    Il che, direi, comporta anche il sentire. Sentire cosa? Le emozioni che danno le variazioni di colore. Sentire come?

    Ascoltando sè stessi. Anche questa è un arte. Ed il suo palcoscenico è nella mente.

    Togli sedie e spettatori da quel anfiteatro. Nulla deve impicciare l’evolversi della storia. Raggiunta quella, ti dirà di che colore è il tuo principale Fiore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *