Una giornata in carcere-risposta ai ragazzi della scuola media Noberto Bobbio

Una giornata in carcere-risposta ai ragazzi della scuola media Noberto Bobbio

Vorrei raccontarvi una giornata in carcere, ma più o meno è come il detto: “paese che vai, usanze che trovi”. Sostanzialmente sei chiuso in uno sgabuzzino con altre persone per una ventina di ore al giorno, le altre quattro puoi passarle all’aria: un cortile con mura alte e accessibile solo da una parte, attraverso un cancello.

Qui a Torino, le celle sono occupate da due persone, la cella è lunga 3,50 metri è larga circa 1,60 poi c’è una porta con il bagno, 80 cm per 2 m, ma di calpestabile c’è molto poco se in questo spazio ci si mettono 4 armadietti, un letto a castello, un tavolino fisso al muro, due sgabelli, poi ci aggiungi due persone e tutte le loro cose. Il bagno è composto da water e lavandino, poi un pò tutti si “costruiscono” un ripiano per posare su un fornellino da campeggio, caffettiera, magari un tegamino per scaldarsi qualche pietanza o cucinarla da sè. Non tutti hanno la fortuna di frequentare corsi scolastici o di formazione, ci sono anche alcuni laboratori, ma tutto per pochissime persone. Pensate che qui c’è una sezione distaccata del professionale G. Plana ed è frequentato da una sessantina di persone, un corso di giardinaggio è frequentato da una quarantina di persone, alcuni laboratori da pochissimi altri.

Credo che tra lavoratori e studenti siano un 200 unità su 1600 circa, è un vero e proprio oziare, ci sono molti libri, ma poche le persone che leggono. Oltre le 4 ore di aria, qui a Torino, si ha la possibilità di fare altre 2 ore di socialità, dalle 17.30 alle 19.30, si può andare in un’altra cella e stare quelle due ore insieme a chi ti trovi meglio, magari condividendo la cena o facendo una partita a carte. Poi c’è la palestra, anche lì per un numero limitato di persone. Finito questo torni nella tua cella dove hai la tua scatoletta magica come la chiama un mio amico, la tv, quella ti tiene molta compagnia. Io mi alzo alle 7 del mattino, alle 7.30 mi reco nelle arie, mi occupo delle pulizie di esse, poi dopo circa 1 h, torno su. “Fortunatamente” sono in cella da solo e in una sezione aperta (la sezione è un corridoio con 22 celle) siamo aperti in sezione dalle 7 alle 21, scrivo alla mia famiglia, faccio un pò di pulizie, ascolto un pò di musica e frequento da privatista il liceo pedagogico. Abbiamo 2 possibilità: aziendale e sociale, io ho scelto sociale. Ci andiamo 1 h al giorno, dal lunedì al giovedì, vengono dei professori volontari a farci ripetizioni. Io a scuola fin da bambino non andavo male, ma solo perchè apprendevo bene in classe (quando andavo) ma voglia di studiare a casa mai avuta. Così passiamo le giornate, facendo finta di essere degli uomini forti che combattono la sofferenza che ci affligge, la solitudine che ci assale e le speranze di una vita migliore che si allontanano.

Amate la vita cari miei, ci và un attimo per passare all’inferno….Accontentavi di ciò che avete prima di perdere anche quella……

 

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