Cristian risponde alle quinte della “Bosso Monti” – 1° parte

Cristian risponde alle quinte della Bosso Monti

Pubblichiamo la prima parte della lunga risposta che Cristian, detenuto presso la sezione Polo Universitario della Casa Circondariale “Lorusso-Cotugno” di Torino, ha scritto in risposta a diverse domande che i ragazzi delle 5° della IIS “Bosso Monti” hanno prodotto i laboratori scolastici organizzati da Dentro e Fuori.

All'inizio come siete riusciti ad ambientarvi?

Ciao ragazze, non ricordo tutti i vostri nomi, ma ho ancora adesso ben impressi tutti i vostri volti, belli e curiosi che hanno lasciato un ricordo indelebile nella mia memoria, beata gioventù!!!
Mi chiamo Cristian ho 38 anni, sono di origini siciliane (Palermo) e vivo qui al nord (Milano) da quando ho l'età di 12 anni,sono detenuto dal lontano 2 novembre del 2006 per una serie di rapine ad istituti di credito.
Ho ricevuto da poco le vostre domande e con piacere mi appresto a rispondervi partendo dall'inizio. Me lo ricordo come fosse oggi, il mio primo giorno di carcere e sto parlando di più di 10 anni fa, ero distrutto dalla stanchezza, avevo passato parecchie ore di interrogatorio in Questura e la giornata era appena all'inizio, le accuse che mi venivano fatte erano gravi e forse quello è stato il primo momento dove mi sono fermato a ragionare su quello che avevo fatto, peccato solo che fosse ormai troppo tardi per rimediare. Comunque si è fatta notte e finalmente vengo portato in carcere, routine di ingresso e poi dritto in cella, le prime emozioni che ho provato sono state quelle di un'angoscia, una tristezza e ansia smisurata,lasciavo chissà per quanto tempo la mia vita per iniziare un'altra in un posto e con gente che non conoscevo, davanti a me il buio più assoluto.
La vita qui dentro è molto monotona, pensate che una persona appena arrestata passa 20 ore al giorno chiusa in una cella molto piccola (4mx3) con un unico svago possibile, la televisione. E' dura e solo i più forti e fortunati riescono a reagire a questo trauma iniziale senza ricorrere a psicofarmaci o roba del genere, ed io fortunatamente sono uno di quelli, perchè essendo stato un ragazzo molto sportivo anche quando ero fuori ho trovato subito così la forza e l'energia necessaria per sopravvivere e resistere in un posto del genere, ragazzi lo sport è vita quindi non trascurate mai il vostrio corpo perchè ne potrebbe risentire anche la vostra mente, come si dice in questi casi "corpo sano in mente sana", a me in questo caso mi ha letteralmente salvato la mente.

Siete riusciti a creare dei legami d'amicizia o collaborazione con gli altri detenuti?

Qui in carcere c'è una svariata moltitudine di etnie, ed è stato veramente difficile integrarsi con tutte le varie culture e religioni che le caratterizzano, mi ha aiutato molto in questo caso far parte della squadra di rugby La Drola del progetto "Ovale oltre le sbarre" dove per il 90% la squadra è formata da detenuti stranieri. Sapete il rugby è il gioco di squadra per eccellenza che ti trasmette un senso di frattelanza assoluto, difficile da trovare in qualsiasi altra disciplina, le caratteristiche principlai di questa disciplina sono la lealtà, il sacrificio e la fiducia, fondamentali anche nella vita di tutti i giorni, quindi secondo me questo oltre ad essere un progetto sportivo è stata una vera e propria scuola di vita, grazie a questa esperienza sicuramente adesso sono un uomo migliore, ed ho fatto dell'integrazione un mio punto di forza, arrivando alla conclusione, che il mondo è bello perchè è vario.

 

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