Il carcere ci fa ricordare i momenti belli delle nostre vite, si vive di ricordi, questa volta al posto delle solite storie più o meno tristi voglio raccontare un episodio di quando ero una ragazzina nella mia città natale, molti anni fa; ogni volta che ricordo quel periodo sorrido perché non sapevo cos’era l’infelicità, allora bastava una piccola cosa per compensarti di ogni più piccolo dispiacere.
Potessi ritornare a quel periodo, non per ringiovanire ma per avere ancora quelle piccole cose.
Abitavo in una casa vicina alla piscina comunale, ma non avevo mai abbastanza soldi per entrare, però io e i miei amici avevamo trovato il modo per entrarci lo stesso: bastava scavalcare la recinzione sul retro, dove il terreno della piscina confinava con il greto del fiume che, in quel punto, faceva una piccola ansa con una spiaggetta nascosta dai cespugli; tutti noi conoscevamo bene quel posto perché ci andavamo sempre a fare il bagno e a prendere il sole.
Un caldo pomeriggio d’estate mia sorella maggiore lancia l’idea di andare a fare il bagno al solito posto; subito si sparge la voce “c’è un adulto che ci accompagna al fiume” e in un baleno mia sorella si trova custode di un branco di ragazzini scatenati con gli asciugamani e i costumi addosso, pronti ad andare.
Appena arriviamo a destinazione però i nostri occhi vanno subito verso le piscine al di là della recinzione dove i “signori” sembrano divertirsi tanto.
Subito mi viene l’idea sfolgorante: siamo già in costume, tanto vale!
Devo dire che la mia idea è accettata subito all’unanimità sia dai ragazzini che da mia sorella: noi via, lei poteva stare in pace con il suo ragazzo senza la nostra esasperante presenza.
Detto fatto, diamo il via alla scalata del recinto. Come siamo all’interno siamo subito su e giù per gli scivoli delle piscine e nei vari giochi a disposizione: tanto è il divertimento che non ci accorgiamo che il tempo sta cambiando e si sta mettendo al brutto.
All’improvviso scoppia il temporale, uno di quei terribili temporali estivi con i lampi e i tuoni; i bagnini fanno andare tutti verso gli spogliatoi vicini all’uscita e noi siamo nella confusione più completa
- Come facciamo adesso? Non possiamo mica uscire così, noi negli spogliatoi non abbiamo niente… ci scopriranno… diranno tutto ai nostri genitori… chiameranno i carabinieri… mia mamma mi riempie di botte… possiamo uscire da dove siamo entrati… no, è pieno di personale adesso…
La mia mente lavora, lavora e mi viene un’idea:
- State calmi, non vi agitate, adesso nascondiamoci nei cespugli, poi come se ne vanno tutti, scavalchiamo la recinzione.
Così facciamo; appena non si vede più nessuno, via al di là del recinto, ma purtroppo di mia sorella e dei nostri vestiti che le avevamo lasciato in custodia nemmeno l’ombra.
Ci incamminiamo verso casa così e, attraversando la via principale del paese, dobbiamo sembrare un insolito corteo, coperti solo dai costumi e da piccoli asciugamani, bagnati fradici e con le facce preoccupate.
Nel frattempo i nostri genitori si erano messi in allarme per il nostro ritardo e quando ci videro arrivare in un primo momento ci abbracciarono felici e ci fecero fare un bel bagno caldo, ma la faccenda non finì là.
Il giorno dopo si riunirono tutti e decisero per noi una punizione comune: fino alla fine dell’estate basta bagni nel fiume, pomeriggi passati a studiare e vietato anche solo avvicinarsi alla piscina.