di Bama,
15 Luglio 2008
Paliamo di nuovo di amicizia. Aristotele la riteneva una virtù e una cosa assolutamente necessaria. Ci sono varie amicizie ma io vi parlerò delle tre più comuni e che talvolta vengono confuse: l’Amabile, la Piacevole, l’Utile.
- Coloro che si amano tra loro per l’utile non amano per se stessa, ma perché entrambi ne beneficiano, lo stesso vale per coloro che si amano per piacere; quindi chi ama per l’utile ama per il proprio bene e chi lo fa per piacere lo fa per se stesso e non per la persona che ama ma perché è utile o piacevole. Se infatti non sono più piacevoli ne’ utili finisce anche l’amicizia.
Tra i giovani esiste in seguito al piacevole, questa vive secondo la passione e per ciò che piace o è immediato, ma con il cambiare dell’età le cose piacevoli diventano altre, per cui l’amicizia insieme a ciò che è piacevole. La terza, quella utile, si commenta da sola.
- Perfetta è l’amicizia dei buoni e di coloro che sono simili secondo virtù. Sono amici coloro che per gli amici vogliono ciò che è bene per gli amici stessi, senza secondi fini. Questa amicizia è stabile poiché si congiungono in essa tutti gli elementi che ci vogliono tra amici: la bontà, il piacere, l’amore assoluto, finché si è simili in tali cose l’amicizia sarà ottima.
Infatti è impossibile essere amici prima che ciascuno si sia mostrato amabile all’altro e se ne sia conquistata la fiducia.
Tante sono poi le circostanze amichevoli, e a vote anche i luoghi ne fanno parte, come coloro che sono divisi dai luoghi non agiscono ma si trovano in una condizione amichevole (infatti i luoghi non sciolgono l’amicizia, soltanto la pratica), non ho più spazio e il succo aristotelico è questo.
- L’amicizia è comunione, come ci si comporta con se stessi così ci si comporta anche con l’amico, non solo è necessaria ma anche bella ,e nessuno sceglierebbe di vivere senza amici anche se possedesse tutte le altre cose, dunque indispensabile in ogni fase umana.
L’amicizia fondata sul piacere e sulla convenienza inevitabilmente finisce. Quella fondata sulla virtù durerà e darà anche effetti benefici collettivi.
A tutti voi con amicizia.
Bama
di Pierrot,
12 Luglio 2008
Pierrot intrattiene il gatto Ciccio con un racconto sui tempi della scuola…
Finalmente ero in prima media. A sentire molti era un traguardo, un qualcosa di cui essere contenti per averlo raggiunto. Invece per me era un qualcosa di faticoso, dovevo stare in mezzo agli altri ma non ero capace di guardarli negli occhi.
Così indossai una maschera per nascondermi. Ero un clown, un buffone, facevo ridere tutti, ero capace di far gioire chiunque, di donare al suo volto il sorriso. Ed era proprio attraverso la dirompente giocosità che nascondevo il mio incubo peggiore.
“Andavi bene a scuola?”
Eh, magari, passavo dalle sette alle otto ore fuori dalla classe, conoscevo meglio i bidelli dei miei insegnanti, e anche la preside la vedevo spesso. Tornavo a casa ogni giorno con sei, sette, cinque note per volta, tolte quelle sul registro, e ogni giorno erano botte da orbi…
“Che significa, che chi te le dava non vedeva.”
Ma cosa dici, è un modo di dire, cioè è quando le prendi senza sapere da dove arrivano e quanti sono a dartele, pur sapendo che è uno solo. Ho preso botte con tutto quello che si può prenderle, pugni, calci, le ho prese con battipanni, cinghie, addirittura vi è stato un periodo in cui il tetto davanti al balcone era un cimitero di oggetti. Infatti, appena tornavo da scuola buttavo sul tetto le cose con cui rischiavo di prenderle. Ricordo anche che quando mio padre arrivava lo facevo impazzire attorno al tavolo della cucina.
“Come attorno al tavolo?”
Avevamo un tavolo rotondo, di quelli apribili, e io ci giravo attorno per non farmi menare, e anche quando lui lo spingeva contro il muro io ci passavo sotto, ma questo lo infuriava ancora di più.
“E ti prendeva”
Sì, eccome se mi prendeva, una volta dovetti raccontare all’insegnante che ero caduto dalle scale, ma erano state le botte.
“E perché non l’hai detto?”
Perché era la mia famiglia, e perché quello sporco ero io, e meritavo tutto quello… Capitava anche che i miei per lavoro stavano fuori, e io dovevo guardare le mie sorelle, e se rompevano qualcosa giocando quando rientravano ero io a prendere le botte…
(20. Continua…)
di Bama,
9 Luglio 2008
Un altro regalo di Maurizio, in arte Bama, un disegno che fino a una settimana fa era appeso con lo scotch alle pareti della sua cella.

di Pierrot,
6 Luglio 2008
Un’altra puntata dei dialoghi in cella tra Pierrot e il suo gatto Ciccio, raccolto nel cortile del carcere.
Finalmente quel ragazzo andò via, andò via da casa, ma non da dentro di me. Come ti avevo detto, ogni anno finite le scuole andavamo in Sicilia per un mese, e poi si tornava. Ricordo ancora i viaggi in treno, non avevo mai visto tante persone ammassate una sopra l’altra, quando il treno entrava in stazione le persone salivano dai finestrini per occupare gli scompartimenti. Era peggio di uno sciame di locuste, ma allo stesso tempo lo trovavo divertente. Poi, se una volta partiti, dovevi andare al bagno, quando aprivi ci rinunciavi, nel corridoio tra persone e valige non c’era nemmeno lo spazio per mettere i piedi.
In seguito, il viaggio lo affrontammo insieme con la macchina, ma credimi, il risultato non cambiava, tranne che eri più comodo. L’autostrada era un formicaio nel pieno della frenesia, code interminabili che non sapevi dove cominciavano e dove finivano, anche se i miei occhi erano assorti dai mille paesaggi che lentamente scorrevano, di regione in regione.
Una volta arrivati, tra escursioni al mare e feste di paese, era già il tempo del rientro e di ricominciare le scuole.
Tornare a Torino era uguale che tornare a ciò che avevo vissuto, non erano passati molti mesi, e dormire in quella stanza, in quel letto, era un pugno nello stomaco. Quando si spegnevano le luci io cominciavo a tremare e altre volte a piangere, nel silenzio, a piangere dentro…
(19. Continua…)
di Bama,
4 Luglio 2008
Questo è il periodo più buio che mi sia mai capitato. Sono apatico, molto travagliato.
Sto preparando per voi un argomento molto speciale, di concetti alti e virtù, ma non sono riuscito a terminarlo.
Saluto tutti quelli che in questi mesi mi hanno risposto. Perdamasco, Carla, Gio, Stella, Lorenzo, la Trisoglio, Noemi, Luca, Ali, Anna , Sabryna, Viola, Consal, Marta, Francesca, Elena, Naelegia, Ya-Ya, Concetta, Alfredo, Marta M., Pedro, Vale, Claudia, Emma, Tony, Chiara, Michelangelo, Vitaliano. Grazie.
Vi lascio un altro indovinello.
Qual è quell’animale che la mattina cammina con quattro zampe, il pomeriggio con due zampe e la sera con tre?
Ciao, Bama