Un’idea trsmutata in realtà - parte terza

di Miki, 20 Marzo 2010

Adesso mi trovo qui alla Prometeo in qualità di socializzante, per quanto riguarda il caffè con la mia famiglia abbiamo costituito una cooperativa sociale all’interno del carcere tochiedendo prestiti agli enti predisposti, stiamo riuscendo a rilevare un capannone mettendo i vari macchinari che partono dalla tostatura all’impacchettatura e vendita del caffè, comprando le materie prime dalle associazioni appartenenti al mondo equo-solidale.
Per il momento abbiamo prodotto il primo bancale di caffè facendolo tostare dal torrefattore che veniva dall’esterno per insegnarmi, avendo lui un piccolo laboratorio in Val di Susa.

Ad oggi, nell’arco di qualche mese, penso a settembre, riusciremo a produrre noi il nostro caffè nel nuovo capannone creando all’interno di esso un nuovo modo di vedere il lavoro: non un posto dove si produca solo profitto materiale ma dove si dia spazio all’estro di ogni persona ci lavori affrontando i problemi che non riguardano solo l’aspetto lavorativo. Una sorta di “isola che non c’è”, dove non si cresca mai del tutto.

Questo è stato possibile grazie anche ad un mio grande amico che all’età di 57 anni non ha perso la virtù di sognare, rimanendo come me un inguaribile romantico.
Ad oggi mi sento molto più vivo di quando ero entrato, nonostante sono tutt’ora in carcere e dovrò ancora scontare 5 anni, quello che sarebbe stato il mio fututo è diventato in gran parte il mio presente.

Quello che potremmo estrapolare da questa storia è che se ci sono riuscito io da qui, con tutti i problemi che comporta il mio stato di detenzione, chi fuori è in un periodo non tanto roseo non dove abbattersi, cercando di pianificare il problema per poterlo andare a riparare nell specifico. In più, cosa che ritengo molto importante per far sì che si riesca nell’intento, è quella di non crescere mai del tutto, ricordando sempre “l’isola che non c’è”

Un’idea trsmutata in realtà - parte seconda

di Miki, 18 Marzo 2010

Così, cominciando a lavorare, imparai pian piano le varie cose da farsi conoscendo man mano varie persone che arrivarono all’interno legate sempre al mondo del caffè. Fino a quando, magari vedendomi portato, mi fu insegnato a tostare il caffè: quello che dopo la raccolta in paesi lontani viene considerato il cuore pulsante di questo prodotto. Così da lì cominciai a tostare chili e chili di caffè ogni giorno cercando, in modo posso dire maniacale, di affinare la mia tecnica per avere un prodotto sempre più buono: il mio intento nel tostare il caffè è quello di creare quandi si beve un piccolo momento di piacere.

Dopo due anni passati ero arrivato ad una formazione abbastanza completa così cominciai a pensare che una volta fuori potevo intraprendere questo lavoro.
In un secondo momento mi chiesi: “se questo sarà il mio futuro, perchè non cercare di farlo diventare il presente?”. Così mi attivaiappunto per cercare di amterializzare l’idea, quella di aprire una ditta di produzione di caffè. Intanto mi immersi nei libri imparando le parti burocratiche e di amministrazione fino al punto di avere tutto il quadro completo. Così un giorno al colloquio parenti proposi queste cose alla mia famiglia che ne fu entusiasta.
Gli diedi indicazioni di persone conosciute nel mondo del caffè che furono molto disponibili nel darci una mano prendendo parte a questo progetto in modo attivo. Purtroppo da dove lavoravo me ne dovetti andare per non creare antagonismo, ma nella vita dobbiamo essere disposti delle volte a pagare un prezzo per le nostre scelte. Io lo so bene, così si interruppe il rapporto con la cooperativa dove lavoravo

Un’idea tramutata in realtà - parte prima

di Miki, 16 Marzo 2010

Nel corso della mia vita non sempre assennata ho maturato l’idea che quando abbiamo un’intuizione, preceduta solo da quella sensazione che si ha quando sentiamo che sta per prendere vita qualche cosa, questa intuizione cresce sempre di più cominciando a prendere forma nella tua mente quasi potendola toccare quanto la senti viva.
Ebbene, questo insieme di emozioni lo chiamo “stato di grazia”. Da lì alla parte pratica, non prendetemi un facilone, ma considero tutto il resto come dei dettagli.

La prima espressione che mi verrebbe per cominciare sarebbe “C’era una volta…” come si addice a tutte le favole ma come tali oltre ad un inizio hanno anche una fine, seguita da una piccola lezione di vita. A me manca la fine, perchè questa ancora non c’è, la favola è ancora in corso.

Tutto cominciò dalla precedente cella dove risiedevo. Ero già un annetto “ospite” delle patrie galere, il futuro non lo vedevo molto roseo e questa sensazione l’avevo maturata da più fattori: il primo chiaramente il posto, il seguito dall’aver preso da pochi giorni la condanna. Non essendo qui per la prima volta e avendo compiuto allora trent’anni guardavo anche il mio trascorso fatto spesso di rabbia sfogata poi in azioni apparentemente costruttive, ma in tutto il suo complesso distruttive. Moralmente non stavo per niente bene sentendomi mancare un po’ di riferimenti.
Dopo aver partecipato a vari corsi che si tenevano nel blocco portandoli tutti a termine venne a farmi un colloquio un’educatrice che conoscevo da svariati anni: ella mi propose se volessi andare a lavorare in una cooperativa all’interno sempre del carcere che si occupava della tostatura e vendita del caffè: accettai subito, era una cosa che mi intrigava, avrei conosciuto un aspetto nuovo del carcere e un nuovo mondo legato al commercio equo-solidale

Sera Antica

di Miki, 16 Marzo 2010

Il cielo avvolge di sera
lo scuro paesaggio dormiente
lo coccola, in una tenue nenia
la fresca brezza stridente.
Odo orde di grilli
guardo il loro lampeggiar
cerco da dove i trilli
partono, per poi serpeggiar.
Faccio un grande respiro
penso a sere passate
alzo gli occhi e miro
tutte le stelle lustrate.

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Lettera - 3° parte

di Guglielmo, 9 Marzo 2010

La malinconia ha uno strano sapore, crea malesseri che non puoi affrontare quando quello che ti circonda è fatto di affetti, il più delle volte, frutto di quell’immaginazione che mi ostino a usare, mescolando dolori del passato con le gioie di futuri così facili da costruire con gli occhi chiusi.
Se qualcuno leggerà questa lettera trarrà le sue conclusioni ma saranno una certezza solo nella sua convinzione. Perchè i pensieri sono come i sogni… hanno legata al loro senso una vita fatta di anni, di istanti che lasciano nella mente desideri, paure e forse sono l’unica parte di noi che non porta maschere.