Archivio Autore

Difficilmente

Domenica 18 Marzo 2007

Difficilmente in carcere si trova la pace, ed è irrealistico poter dire “sto troppo bene o troppo male”. Quando una persona sbaglia è giusto che paghi… ma in che modo si deve pagare? Si vuole cambiare oppure ci si dice: “Ma sì, mi faccio questa detenzione alla Prometeo, tanto qui non manca nulla…”?
Non mi manca nulla?
Ma mi manca tutto!
La libertà, un lavoro, istruzione, affetto soprattutto, e te lo dico io che non è la prima volta che entro in carcere. Da giovani, sebbene si avesse tutto, non si era mai contenti e si voleva di più. Si cadeva a delinquere, e in galera. Erano altri tempi, in cui le carceri erano una scuola di crimine.
I tempi sono diversi e proprio per questo quando si entra si dovrebbero sfruttare le occasioni positive: scuole, gruppi, teatro, lavoro. Si può pregare se si crede, ma farlo con un buon proposito per raggiungere un buon obiettivo per un domani.
Non fraintendere, qui se si vuole c’è tutto. Manca la determinazione, la voglia di cambiare. Te lo dico io che ho 47 anni e forse è troppo tardi per trovare nuovi amori ed affetti. Per costruire quello che un giovane potrebbe costruirsi con umiltà.
Mi arrabbio quando i giovani non ascoltano i consigli dei più grandi, di gente che ci è passata avendone combinate di tutti i colori e la cui realtà cruda è di trovarsi in carcere soli. Se si hanno ancora dei familiari come si fa a chiedere anche solo l’affetto? Come si fa, se non si da una prova?
Comunque non mi arrendo e mi impegno, stanco di questa realtà, sebbene la vita può essere bella pure da detenuto.
Sono stato scarcerato in agosto. Per anni sballato da un carcere all’altro, arrivato a Torino non ho avuto modo di preparare la scarcerazione. Poi l’indulto ha fatto la sua parte, ma va bene così. Mi tiro su le maniche ora per la prossima volta, convinto di poter dare qualcosa di positivo alla società e a me stesso.
Quello che ho scritto è una risposta al tuo messaggio, Gio. Ciao. Alla prossima.
Rodolfo

A chi ci scrive

Giovedì 8 Marzo 2007

Questa settimana ci sono giunte parecchie risposte indirizzate dai detenuti alle persone che hanno commentato i loro scritti. Pubblichiamo qui di seguito una di quelle scritte da Rodolfo. Tra i commenti a questo post potete trovare le altre di Rodolfo e quelle di Salvatore C.; qui quelle di Giancarlo e qui una di Salvo.

Ciao Sara.
Assolutamente non ho pregiudizi, ma timidezza e imbarazzo, quelli sì. Perché forse non mi so rendere conto che gli anni più belli sono trascorsi in detenzione. Di solito un detenuto ha a disposizione un piccolo specchio nel bagno e quando appunto mi rispecchio mi vedo molto invecchiato.
Se non altro ciò che compensa è la mia vitalità. Mi piace scherzare con i ragazzi. Mi sento giovane. Ma quando devo relazionare con qualche persona dell’esterno mi blocco. Essere riuscito ad interpretare lo spettacolo per me è come aver abbattuto un muro di cemento armato. Ma ora sono diventato come prima, con le mie mille problematiche.
Sicuramente detenuti con meno problemi, come posso dire, chiamiamoli “detenuti che stanno bene” non si renderebbero disponibili per quello che facciamo noi alla Prometeo. Forse noi siamo più sensibili, disponibili, affettuosi, capaci di qualsiasi prova, con il coraggio di mandare pure messaggi di aiuto, come ho fatto io.
Mi vengono date queste possibilità, e non me le faccio sicuramente sfuggire.
Abbracciandoti, Rodolfo

Non è l’isola felice

Domenica 4 Marzo 2007

Ciao a tutti.
Mi è capitato per le mani il pezzo scritto da Giancarlo, “L’isola che non c’è (esiste)”. Penso che bisognerebbe stare con i piedi per terra a riguardo e finirla di fantasticare facendo credere alla gente che la Promoteo sia veramente come la descrive.
Io ci vivo alla Prometeo. Allora quando si incomincerà a pensare da dove si arriva? La strada: rispettare con più personalità e responsabilità quello che i compagni detenuti di prima ci hanno creato, portare avanti questo progetto con determinazione. Allora sì che l’isola potrebbe esistere veramente.
Mi dispiace essere in contraddizione con il mio compagno Giancarlo, ma questa realtà la conosco da tanti anni e non bisogna mettersi il paraocchi facendo finta di nulla.
Siamo persone molto più sensibili. Emotive. Educate, forse pure più di altre. Ma aver avuto la possibilità di interpretare uno spettacolo notevole non toglie il fatto che dobbiamo lottare più di prima, soprattutto con le problematiche delle altre persone.
Francamente per me è un buon periodo, ma questo mi dà un segnale di avvertimento per un momento più difficile in arrivo.
Volevo ringraziare ancora chi ci ha permesso di lavorare, di fare nuove amicizie, di poter sfarfallare con il cervello. Ogni tanto fa bene.
Saluto ancora tutti. In particolare Cristina, Chiara e Fede.
A presto. Rodolfo

Non lasciateci

Lunedì 19 Febbraio 2007

Voglio precisare che il teatro della vita sicuramente è ben diverso, ma ci è stata data la possibilità di interpretare uno spettacolo notevole. Quindi grazie a Claudio, Elisabetta, Franco e a tutti gli altri esterni, Cristina, Federica, Angela, Giorgia, Giada, Emanuela, Erica e tutti.
Di carattere sono una persona molto timida, ho complessi per difetti personali, però sto imparando una nuova filosofia di vita. Come dice Mario Morgan, “l’unica maniera di superare una prova è affrontarla”. Questo è inevitabile.
Alla prima serata, quando per il prologo mi sono trovato alla famosa quarta porta, mi sentivo come si può sentire un chiodo quando viene conficcato in un’asse. Mi vergognavo ‘come un ladro’, però grazie agli incoraggiamenti da parte dei ragazzi esterni mi sciolsi e mi lasciai andare senza preoccuparmi di poter sbagliare. E’ andata bene… almeno così hanno detto tutti.
Il pubblico di tutte e sei le serate è stato altrettanto meraviglioso, ma vorrei essere certo di essere riuscito, assieme ai miei compagni, ad aver fatto arrivare il messaggio.
Purtroppo in carcere non ci sono persone ricche, ma bensì tanto bisognose. Così vorrei fare un altro appello all’opinione pubblica. Non lasciateci, abbiamo bisogno di voi. Noi della sesta sezione, con le nostre problematiche, grazie a una notevole organizzazione viviamo bene, ma le altre sezioni, le altre sezioni le dovrebbero vedere un po’ tutti. La disperazione totale.
Tornando alle persone che mi hanno circondato, non credevo esistessero, ma spero non sia stato un lavoro da buoni attori. All’ultima serata tutti o quasi abbiamo pianto, e francamente non so se di felicità o di tristezza.
Spero di poter avere una risposta, anche in quanto non mi sembra bello poter far crescere amicizia solo per quanto riguardava lo spettacolo, ma piuttosto andare avanti e lavorare ancora assieme. Ringrazio Cristina per il suo libro, l’Inferno della Divina Commedia.
Ho citato solo le donne, ma vorrei salutare anche i maschi, che non sono stati da meno per bravura, delicatezza e accorgimenti nei nostri riguardi. Enrico, e Francesco, e tutti.
Grazie. Grazie a tutti.
Rodolfo

I cinque sensi

Giovedì 22 Giugno 2006

Quasi non esistono più, i cinque sensi, dopo anni di carcere. Sebbene siano trascorsi venti anni, ricordo benissimo le mie corse in bicicletta, il contatto con la natura. Mancano molto.
Uno come me non si mette il cuore in pace e pensa sempre al giorno della scarcerazione. Sarà come andare sotto un’auto.
Non sono nemmeno capace di usare un banale telefonino.
In carcere tutto diventa difficile. Solo i ragazzini non ci fanno caso. Ma a me manca quella tranquillità che può avere una persona normale dopo una dura giornata di lavoro. Si può coricare a letto e addormentarsi. Qui ci sono persone che urlano perché sono felici, ma tanti stanno male e a volte sbattono tutta la notte. Chiedono aiuto, ma non ci posso fare nulla.
Di solito, se non si sta in un reparto di definitivi, le celle vengono chiuse. Se si pensa ai bisogni di una persona normale, non si può contare quante volte al giorno aprono e chiudono i cancelli.
Tutta colpa mia, ma penso che a sbagli fatti le pene siano troppo eclatanti.
Io chiedo aiuto con il cuore, ma credo che oramai i miei sensi li recupererò solo una volta scarcerato.

Rodolfo