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Alla prossima

Venerdì 4 Maggio 2007

Per motivi disparati non sono riuscito a completare il mio scritto, che volevo consegnare questa settimana. Ci sentiamo alla prossima.
Elena, hai centrato in pieno, a presto.
Un abbraccio a tutti e tutte.
AgSalvo

Sulla zattera, da solo

Sabato 14 Aprile 2007

Ciao a tutte e a tutti, carissime/i.
Vi chiedo scusa per la mia assenza, ma sono stato alquanto impegnato a sedare una lotta impari tra ragionevolezza e rabbia per l’ennesima illusione, che è sfumata come sfuma l’effetto di fata Morgana. E’ stata dura ma la ragione ha avuto la meglio.
Non ho voluto partecipare allo spettacolo di febbraio. Visti gli eventi negativi che mi giravano intorno scelsi di lavorare in cucina, l’unico luogo che mi permetteva di stare da solo anche durante il giorno. Avevo brevi contatti di dialogo con i socializzanti, che hanno rispettato e accolto la mia richiesta di rimanere sulla zattera da solo.
Non nascondo che lo spettacolo mi ha toccato molto. Da tempo non condivido quasi niente con gli altri, e l’assistere e rivedere la mia scelta sul palco altro non è stata che una conferma della mia convinzione.
Durante una riunione di fine febbraio informai il gruppo di un progetto che elaboro da un po’, che altro non è che creare una comune agricola per ammortizzare il dramma dell’uscita. Per chi come me non ha niente e nessuno e vuole chiudere con il passato e ricominciare.
Per ora me ne sto nella mia zattera da solo, piuttosto che su una nave incagliata in un’isola felice. La mia felicità va oltre il muro, corre verso est, dove sorge l’alba.
Vi abbraccio tutte e tutti. In particolare Elena.
Sempre io, Aglianò Salvatore.

“La sofferenza è tua amica, impara ad amarla e sarai un uomo libero”.
Nelson Mandela

Di nuovo io

Giovedì 1 Marzo 2007

Ciao a tutte e a tutti.
Sono di nuovo io, nel mezzo di un’altra notte insonne, a meditare sugli ultimi eventi che per la terza volta in due anni e mezzo hanno frantumato i miei progetti, il mio desiderio di reinserirmi… La tanto agognata libertà si è frantumata come fosse un castello di sabbia.
Mi chiedo se sia un caso che il tema di quest’anno fosse “Tagliare la corda”. Nel mio caso per ora non esprimo se non la certezza che è il rimettere insieme i piccoli granelli di sabbia. Non per ricostruire l’ennesimo castello illusorio, ma per cercare di trasformare la sofferenza in una mia amica, affinché io impari ad amarla. Solo così continuerò ad essere un uomo libero.
Un forte abbraccio e un bacione.
Sempre io… Aglianò Salvatore

Voglia di quotidiano, paura di uscire

Giovedì 30 Novembre 2006

Ciao carissime e carissimi.
Finalmente un po’ di relax mi permette di potermi dedicare alla scrittura. Tra le tante cose mi sono chiesto più e più volte su quanto mi faceva notare Valentina, che riassumo semplicemente in “voglia di vivere il quotidiano e paura di uscire”.
Cara Valentina, l’unica mia vera paura è quella di restare ancora qui… oltre le sbarre. Anche se è vero che le cose da fare sono molteplici durante la giornata, è anche vero che questo è il regno della monotonia statica, ed è proprio questa che non solo mi fa paura, ma mi terrorizza. E’ utile ciò che mi hai fatto notare, pensieri, riflessioni, che a ognuno di noi “credo” vengano fuori nei momenti in cui siamo tristi o euforici. E non è mai semplicemente rispondersi, vuoi per non sentire dolore, vuoi perché mai nessuno ti chiede, e i problemi iniziano proprio dal non chiedere mai all’altro. Sento sempre ripetere a una buona parte di persone “Io ho già i miei da pensare, e non ho tempo”.
Io sono convinto che spesso non vogliamo chiedere e tantomeno stare a sentire l’altro, in quanto le problematiche sono quasi sempre simili alle nostre, il che comporta mettersi in gioco, scoprirsi, affrontarsi. Detto così sembra la cosa più semplice del mondo, poi quando ci si ritrova a tu per tu prevale il silenzio e spesso anche l’imbarazzo.
A prestissimo. Un bacione a tutti.
Aglianò Salvatore

PS Anche se accade che non posso far pervenire in tempo i miei scritti e le mie risposte vi invito vivamente a scrivere voi tutti. Ancora un abbraccio, sempre io, più intrepido che mai.

La stessa barca

Mercoledì 1 Novembre 2006

E’ notte fonda. Fatico a rilassarmi perché non riesco a non pensare al tema dello spettacolo che metteremo in scena a dicembre con gli operatori della CAST qui alle Vallette: “Siamo tutti sulla stessa barca”.
Non posso nascondere che il tema in questione mi renda irrequieto. Io credo che ognuno di noi ha la sua barca e tutti in comune la stessa rotta che si chiama vita. Qui da noi, l’unica barca uguale per tutti è quella della detenzione. Ma il solo fatto che io convivo da ventitré anni con l’HIV+, che ho deciso di cambiare stile di vita scartando tutto ciò che mi danneggia, mi differenzia dagli altri spostandomi su un’altra barca.
Ora il mio pensiero vola fuori in libertà, una realtà che non è la nostra ma che è quella del quotidiano di tutti, che è molto diversa ma che in un certo senso ha le sue prigioni.
Come potrei mai dire a un conoscente che disgraziatamente è paraplegico: “Eh sì, siamo tutti sulla stessa barca”? La sua risposta sarebbe: “No, Salvo, tu vivi con l’HIV ma sei autonomo, mentre io per muovermi dipendo da una sedia, e a volte anche dall’uomo, perché i servizi per noi non sono efficienti”.
Ho in mente anche un ricordo di gioventù. Un mio caro amico, figlio di un imprenditore conosciuto a livello internazionale per la sua azienda di liquori, una sera mi disse: sono miliardario, grazie al mio papà ho tutto ciò che desidero, ma io sono come te ed entrambi siamo sulla stessa barca. Gli chiesi quale fosse, e lui rispose: sulla barca che arriverà per tutti.
Conclusi che quella era la barca di Caronte.

Salvatore Aglianò