Il criceto
Venerdì 30 Giugno 2006Alle volte penso che la mia condizione attuale di persona “non-libera” sia molto simile a quella di un criceto.
Ora vi spiego perché.
Un criceto vive in una gabbia e passa la maggior parte del tempo a dormire, mangiare o a fare un po’ di moto girando nella ruota. Poi, ogni tanto, una mano caritatevole gli apre la porta della gabbia e lui esce, pensando di essere libero. Mentre invece è solo cambiata la dimensione della gabbia. La gabbia ora si chiama stanza e, quando scade il tempo della sua fittizia libertà, la stessa mano che gli ha aperto la gabbia diventa molto meno caritatevole e la richiude con il criceto dentro.
Anche io devo cercare di fare passare il tempo. Per farlo escogito una serie di espedienti, tipo dormire il più possibile, guardare dei programmi osceni alla televisione, metterci più tempo possibile per fare qualsiasi cosa. E anche a me viene aperta la porta della “gabbia”, e mi trovo in uno spazio più ampio, che si chiami corridoio, socialità, aria o sala colloqui, e anch’io come un criceto non sono mai libero.
Né nel tempo, né nello spazio.
C’è solo una sostanziale differenza tra me e un criceto, che lui molto probabilmente è nato e cresciuto in una gabbia, mentre io conosco la vera libertà di andare quando e dove voglio, conosco gli ampi spazi, gli sterminati orizzonti, senza vedere solo sbarre e muri.
Ma il criceto non ha potuto scegliere, io invece sì, quindi che dire?
Sono proprio un pirla!
Carlo

