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Sono stanco

Domenica 17 Giugno 2007

Ciao carissimi amici.
Da quando ho cominciato a scrivere sul blog l’ho fatto tutte le settimane, e in qualsiasi stato d’animo fossi, e se avessi o no qualcosa da dire. Ma questa settimana non ho scritto nemmeno una parola.
Non so perché mi stia succedendo questo. Me lo sono chiesto molte volte, in questi giorni, senza trovare una risposta logica. Poi ora mentre scrivevo ho pensato: non hai voglia? Ma nemmeno questo è vero.
Sapete, forse c’è un motivo a tutto ciò, anche se non sono sicuro di avere il diritto di dirlo. Sono stanco. Sì, stanco.
Stanco di stare in carcere.
Stanco di dover convivere con persone con cui non ho scelto di farlo.
Stanco di continuare a dover essere una mosca bianca.
Sono amareggiato, questo posto, che ritenevo speciale, è diventato come qualsiasi altro posto qui in carcere. Forse la cosa che più mi fa male è essermi reso conto di essere solo, o comunque, di sentirmi d’esserlo, e questo è dovuto al fatto che le persone con cui avevo instaurato un vero rapporto relazionale, e non basato sul solo buongiorno o buonasera, sono andate via.
Fatto sta che mi sono trovato immerso nella dura realtà del carcere, e qui è difficile avere punti di riferimento, se non il tuo fine pena. Io forse questo l’ho perso di vista, e forse ho pensato che la Prometeo potesse essere un posto che sfuggiva a questa realtà.
Comunque per me lo è stato, e questo è già molto.
Poi, se va bene, il tempo che mi rimane da stare qui è poco. Allora, sicuramente, tutto ciò di positivo che mi ha dato questo posto rimarrà in maniera indelebile dentro di me. E allora ne sarà valsa la pena.

Con affetto. Giancarlo

Vita, morte e dignità

Domenica 10 Giugno 2007

Ciao a tutti.
Anche oggi sono qui a scrivere e forse è la prima volta che manca meno di un’ora alla venuta dell’operatore che ritira i post da mandare in rete e non so cosa scrivere. Fino a dieci minuti fa non volevo farlo, il perché di questo sarebbe lungo ed inopportuno, quindi scrivo! Non so ancora cosa ma lo faccio.
Ah, comincio con un chiarimento per Silvia e Giovanni. Io non sono assolutamente contro la scienza e la ricerca, anzi dovrei essere pazzo se non credessi nella ricerca, vi rammento che le mie speranze di vita sono legate a ciò, ma questo è un altro discorso. Però mentre scrivevo ho ripensato ad un programma televisivo che ho visto un po’ di tempo fa dove si parlava di accanimento terapeutico e dignità nel morire. La cosa secondo me più assurda è che si possa chiamare dignitoso suicidarsi, perché è di suicidio che si parla quando uno come Welby decide di non continuare a curarsi, sperare e vivere; dignitoso è soffrire e lottare nonostante tutto, vivere finchè il viaggio della vita avrà termine. Se parlo di ciò è perché è molto tempo che vivo senza sapere fino a quando lo potrò fare, ma questo non è importante, l’importante è il come, e ora che ho riscoperto me stesso (senza droga) vivo tutti i giorni come se fossero gli ultimi. So che è più facile da dire che da fare, perché quando si è malati ci si pongono troppe domande che non hanno risposta, ma non per questo l’unica risposta è la morte, anzi la risposta è la vita ed è questo che ho scelto per lunga o corta che sia.
Giancarlo

Non essere troppo serena, Jessica

Domenica 3 Giugno 2007

Ciao.
E’ notte fonda e siccome non posso prendere l’auto e fare un giro (avrei qualche problema ai cancelli…) allora “evado” con la penna. Sono tra quelli della mia sezione che hanno voglia di farlo, ma siamo pochi. Non essere troppo Serena, quindi, Jessica. Tu parli di contatto con l’esterno, ma avere contatto con l’esterno non è certo solo scrivere sul blog, anche se questo lo trovo uno degli strumenti più belli che ho per poter evadere positivamente. Un contatto, per esempio, vorrei averlo con la mia compagna, ma non mi è possibile. Ma non voglio entrare in questo argomento. Forse quello che hai letto è il primo post di me sul blog, ti assicuro che non mi sento un topo in gabbia. Degli altri che vivono la mia stessa condizione non posso parlarti, perché io qui tutto sommato sono “libero”. Sto scontando la pena di un reato che ho commesso e lo sto facendo dietro le sbarre, ma come ho già detto non sono le sbarre a farti sentire libero o meno. Io, sinceramente, non mi sono mai sentito così libero da 20 anni a questa parte, perché prima il “farmi” limitava la mia libertà mentale, anche se voglio provare a dare una risposta alla tua domanda. Inizialmente la droga ti da appagamento totale, nel caso dell’eroina. La cocaina, invece, ti fa sentire un superuomo pronto a combattere contro tutto e tutti, togliendoti la coscienza che sei limitato e la stessa coca ha il limite che quando finisce il suo effetto hai un’astinenza psicologica che la disperazione le fa una pippa. Quindi, Jessica, non c’è nulla da capire. L’unica cosa è starne lontani, perché se la provi, e ti piace, non ne esci più. Il tossicodipendente è il paradosso fatto uomo. Ogni volta che si buca sa che potrebbe essere l’ultima, e quando lo fa pensa di provare la stessa cosa della prima volta. Ma non sarà mai così.

Giancarlo

PS. Scusate l’argomento, forse un po’ pesante, ma fa parte del mio passato e mi sembrava giusto rispondere alla domanda di Jessica…

Due parole per un granello di sabbia

Lunedì 28 Maggio 2007

Ciao, sono io, Giancarlo, e scrivo una cosa che ho maturato in questi giorni. Come l’intelligenza, unita alla conoscenza e alla determinazione, se non è accompagnata dall’umiltà, anche se è usata a fini giusti può fare del male.
Mi spiego.
Un uomo cattivissimo che brandisce una spada, anche se farà del male, lo farà in maniera limitata. Ora pensate agli scienziati che hanno inventato le bombe all’idrogeno, o le armi chimiche. Quelli magari non volevano e non vogliono fare del male, però la presunzione di poter dire “guardate cosa sono riuscito a scoprire” è troppo forte.
Questo naturalmente è un esempio, ma si può rapportare alla vita di tutti i giorni. Non è vero che il fine giustifica i mezzi. Se essi sopprimono la vita, qualunque essa sia, dalla natura all’uomo, tutto ciò che fa parte dell’universo bisogna preservarlo, perché è questo che abbiamo ed è questo che avranno le generazioni future.
Quindi non giustifichiamoci per quello che stiamo facendo al mondo e alla sua popolazione. Tutto ha un inizio e una fine, è il corso della vita. Ma facciamo decidere ad essa quando questa fine verrà, non inseriamo cause sbagliate perché gli effetti saranno devastanti.
Lo sto dicendo a voi, che siete un granello di sabbia a confronto dell’universo, ma ne fate parte, quindi cominciamo tutti insieme a preservare ciò che è rimasto di un pianeta come la Terra.
Secondo me, abbiamo la possibilità di migliorare la qualità della vita di tutti noi, senza però stravolgerla.

Con affetto. Giancarlo

Doni e serenità

Giovedì 24 Maggio 2007

Ciao, sono Giancarlo.
Oggi vi scrivo di ciò che è accaduto il 7 maggio qui in sezione. Come qualcuno di voi saprà, qui c’è un’alta concentrazione di detenuti che praticano il Buddismo e tra questi c’è chi si è convertito e chi lo farà: io sono uno di questi. Ma parliamo del 7 maggio. Il fatto che qui si pratica era già uscito tempo fa sulla Stampa. Mentre la giornalista ci intervistava, era uscito fuori che uno dei desideri che avevamo, era quello di poter praticare insieme a Roby Baggio. Bé, detto fatto! Il 7 maggio Roby e sua moglie Andreina, insieme a Vittorio, il suo procuratore, che gli ha anche fatto conoscere il buddismo, sono arrivati, e vi assicuro che quando hanno varcato il cancello della sezione gli stati d’animo erano così intensi che si toccavano. Oltre a dei doni, queste persone hanno portato con sé una serenità e una speranza per tutti. Se qualcuno che mi legge vuole capire più a fondo, può leggere il libro che ha scritto. Il Buddismo ti fa credere in te stesso come individuo e di conseguenza nell’umanità tutta.


La fede è una lotta che dura tutto il corso della vita.
Quando ci dimentichiamo di questo, iniziamo la rovina e la sconfitta.

Questo lo dice Ikeda. Io invece dico che quando cominci ad avere fiducia nella tua vita, e in nient’altro, allora raggiungerai la vittoria.
Vi voglio bene