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Beppe

Domenica 13 Maggio 2007

Ciao, sono nuovamente Giancarlo. Questa sera ho deciso di dedicare ciò che sto scrivendo a una persona, Beppe, se qualcuno si chiede chi è Beppe gli rispondo subito. Beppe è un mio amico, un amico con la A maiuscola, che ho avuto la fortuna di conoscere undici anni fa e da lì abbiamo cominciato a conoscerci e rispettarci, e vi assicuro che sono pochi i tossici che si rispettano e rispettano gli altri.
Io e Beppe abbiamo una caratteristica comune: dove andiamo lasciamo qualcosa di nostro. Per esempio, abbiamo fatto la comunità insieme e dico fatto intendendo che, oltre a aver convissuto in un posto con altri, l’abbiamo fatta a livello materiale, cioè costruita, e per i ragazzi eravamo dei punti di riferimento. Un anno fa ci siamo ritrovati qui alla Prometeo e anche qui in carcere stiamo lasciando qualcosa di noi. Lui domani esce e nella borsa che porterà via con sé ci sarà dentro un pochino di me, io questo a lui non l’ho detto perché tra di noi le parole non servono. Ci conosciamo profondamente eppure siamo così diversi ma allo stesso momento così simili che siamo unici. Sono sicuro che dopo questa ennesima esperienza fatta insieme l’avventura della vita ci riserverà cose belle perché lo meritiamo, ma soprattutto lo vogliamo, per questo gli auguro che oltrepassate le sbarre lui ottenga ciò che desidera. Purtroppo fuori di qui è facile rompere gli equilibri che uno a fatica costruisce.
Al contrario di me, qui non ha trovato ciò che a me fa avere una marcia in più: la fede nel buddismo, per questo sarò io a pregar per lui.
Grazie Beppe, ti voglio bene.
Scusate se ho usato il blog per scrivere e fare un augurio ad un amico che non leggerà mai ciò che ho scritto ma questo non è importante. Lui “sa” e le parole non servono tra di noi.
E’ a voi che lo dico.
Con affetto
Giancarlo.

Ristretto?

Martedì 8 Maggio 2007

Sono un carcerato, dicevo, perché ristretto è una parola che mi fa ridere, come quando si dice non normalmente abile o malato d’immunodeficienza.
Non capisco perché non chiamiamo le cose come vanno dette. Una persona a cui manca una banca è un andicappato, chi ha il virus dell’hiv è sieropositivo, e una persona con la pelle molto scura è un nero. Non un negro, ma neanche uno di colore, perché cosa vuol dire “di colore”? Un cinese è giallo di pelle, un indiano d’America è rosso, noi siamo bianchi quasi tutti, a meno che non siamo nati nel Sud.
Chiamiamo le cose come vanno chiamate, tanto l’importante è non usare violenza verbale.
Con qualche dispregiativo, la nostra società cerca di farci sentire tutti inadeguati, perché i falsi perbenismi e il moralismo prendono il posto della realtà. Che è anche cruda e non sempre bella, ma almeno ci rende consapevoli dei problemi che si hanno.
E che solo così si affrontano. Non nascondendoli con vocaboli inadeguati.
Ristretto?
Si restringe una maglia di lana se la metti in lavatrice a novanta gradi.
O puoi restringere le tue vedute e i tuoi punti di vista con i pregiudizi.

Scusate, hanno aperto e devo fare la cella e poi andare al lavoro.
Ci sentiamo più avanti. Io ho tempo.
Con affetto, Giancarlo

Un’avventura

Domenica 6 Maggio 2007

In questa mattina di aprile, rileggendo quello che mi continuate a scrivere, traggo il positivo di essere qua. Sembra quasi impossibile anche a me che ciò avvenga, ma è così.
Ieri sera ho parlato con alcuni compagni di avventura. Mi chiedo se la si può chiamare avventura, perché un’avventura presuppone determinati requisiti per essere chiamata tale. Di solito per viversi un’avventura si parte verso un posto che non si conosce, e io la Prometeo non la conoscevo. C’è del rischio, spirito di sopravvivenza. Fattori esterni, alcuni negativi ma soprattutto positivi, se no la chiamerei disavventura, e lo mia non lo è. E poi la si vive assieme ad altri.
Le componenti da me elencate ci sono tutte, forse manca qualche paesaggio mozzafiato, ma anche da qui ho visto dei tramonti bellissimi, con colori che andavano dal giallo passando all’arancio, al rosso, all’azzurro, al blu, e indaco.
E poi le nostre Alpi, bellissime.
L’unica cosa è che la visuale non è sgombra, perché sono carcerato.
Giancarlo

Leggervi mi fa stare bene

Mercoledì 2 Maggio 2007

Ciao, ho appena finito di fare la doccia questa mattina. E’ stata una mattinata di lavoro, ora sono qui in cella e siccome non riesco a non fare niente, eccomi a scrivere.
Continuo a rileggere ciò che avete scritto quest’ultima volta, un po’ come dici tu, Ross. Ma lo faccio con lo spirito giusto. La mia serenità è tornata. In sezione c’è una bella armonia dopo un periodo un po’ così. Come vedi, Giò, anche io so valutare le situazioni. Poi mi sei mancata molto, grazie per aver scritto ancora. Sicuramente questa settimana l’avrei fatto io. Scriverti mi piace molto, tu sei molto simile a com’ero, e una qualità che ti riconosco e mi riconosco è l’umiltà, il saper chiedere scusa. Le incomprensioni in un rapporto sano ci sono sempre. L’importante è chiarirsi, poi tutto va bene. Tu, tiziana, sei sempre molto cara: ricorda sempre che tutti i giorni per te. Ad essere sincero da qualche giorno lo faccio per tutti quelli che mi stanno scrivendo, perché leggervi mi fa stare bene.
Grazie a tutti.

Scusa

Domenica 22 Aprile 2007

Ciao, sono Giancarlo.
Devo chiedere scusa per ciò che ho scritto l’ultima volta, ma soprattutto per come l’ho scritto. La rabbia e la collera erano gli unici sentimenti che sentivo dentro di me. Meno male che ho tempo, il tempo di leggere e rileggere non solo ciò che mi scrivete ma anche ciò che ho scritto io. Ora vi spiego, non sono fuori di testa.
Rileggendo ciò che mi scrivete, e a causa di una terapia per me assurda, ho passato la più brutta settimana da quando sono qua, perché i farmaci che ho preso sono andati ad influire sul mio umore e di conseguenza vedevo tutto nero.
Ma non è nemmeno questo che mi ha fatto stare male.
Ora cerco di spiegarvelo meglio che posso.
Io ero tossicodipendente. Dico ero perché dentro di me so che ciò era il passato, qui la fede nel buddismo mi ha fatto capire cosa stavo facendo a me stesso. Quindi quando volevo sballare mi “facevo” o di cocaina o di eroina, ma ero consapevole di ciò che facevo e soprattutto volevo farlo. In questi giorni mi sentivo “fuso” come se avessi sniffato cocaina, ma non volevo esserlo, ed è questo mio malessere che ha fatto si che io bisticciassi con tutti e tutto.
Allora è dal blog che voglio chiedere scusa a tutti: ai miei compagni, agli operatori, ai dottori, agli agenti ma soprattutto a voi per ciò che ho scritto.
Rileggendo ciò che alcuni di voi mi hanno scritto, quella notte, dopo notti che non dormivo, ho scritto d’impulso, senza mediare e razionalizzare. Solo praticando per ore ho capito che non dovevo più prendere quelle pastiglie perché mi facevano stare troppo male. E credetemi, la mia soglia del dolore è alta. Ma il dolore psicologico che ho provato è stato ancora più forte.
Vi assicuro che è stata una durissima prova e solo ora che sto scrivendo so di averla superata, grazie alla mia fede e alla mia determinazione.
Specifico che sono sicuro della buona fede del dottore, so che non voleva farmi così tanto male. Ma è stata dura.
Di nuovo scusa. E grazie dell’attenzione.
Con affetto, Giancarlo

Aspettando le vostre risposte

Martedì 17 Aprile 2007

Torino, 11 aprile 2007. Ore 5:45.

Questa settimana non volevo scrivere. Al contrario di chi legge, noi purtroppo abbiamo degli operatori che ritirano i pezzi scritti, e quando ci arrivano i vostri abbiamo il tempo di leggerli e rileggerli, di analizzarli. Io di solito cerco di immaginarmi chi mi scrive.
Noi non abbiamo un computer con cui basta spingere un tasto e tutto appare.
Noi non l’abbiamo, e abbiamo la “fortuna” di scrivere e poi di aspettare la risposta per una settimana. Quando poi arrivano e scopri che sei stato frainteso…
Non sono molti quelli che mentre scrivono pensano a chi arriverà la risposta, a che faccia avrà, quale può essere il suo viso, quanti anni può avere, cosa ha fatto per essere qui e quali sofferenze si porta dietro solo per il fatto di esserci.
E siccome ho capito che molti di voi che scrivete non sapete cosa vi spinge a farlo, ditemelo, su, rispondete, io sono qui ad aspettare le vostre risposte. Io ho tempo.
Io per avere un contatto con l’esterno devo farlo con la penna, e ho tempo una settimana per scrivere, come voi avete pochi minuti per rispondere.
Non voglio sminuire nessuno ma voglio da voi un piccolo sforzo. Quando leggete, cercate di pensare perché lo state facendo. Dovete capire che questo sito è un sito molto particolare.
Nessuno di noi ha il computer, e tanto meno può collegarsi a internet.
Noi siamo carcerati.
Pensate perché lo fate e pensate anche solo per un attimo a chi legge.

Grazie per l’attenzione. Giancarlo

Ti auguro tempo

Venerdì 6 Aprile 2007

Anche questa settimana sono qui a scrivere qualcosa sul blog, anche se, sinceramente, ho avuto difficoltà a farlo perché un po’ di tempo lo perdo a rileggere quello che scrivo, un po’ a rileggere le vostre risposte. In alcune di queste ho notato che traspariva polemica e che alcune mie precisazioni sono state intese come un attacco… Ma penso che sia meglio parlare d’altro. Mi scuso per i modi in cui ho espresso il mio punto di vista e voglio farvi un regalo per la Pasqua, anche se per la prima volta non la vivrò da cattolico praticante quale ero. E siccome non posso che regalarvi uno scritto, ecco qui:

Ti auguro tempo

Non ti auguro un dono qualsiasi
ti auguro soltanto quello che i più non hanno
ti auguro tempo, per ridere e divertirti
ti auguro tempo per i tuoi fare e pensare
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri
ti auguro tempo non per affrettarti a correre, ma tempo per essere felice
ti auguro tempo non solo per trascorrerlo, ma per viverlo
ti auguro tempo perché te ne resti
e non solo per guardarlo all’orologio
ti auguro tempo per sperare nuovamente
e per amare
non ha più senso rimandare
ti auguro tempo per trovare te stesso
per vivere ogni giorno, ogni tua ora come un dono
ti auguro tempo anche per perdonare e perdonarti
ti auguro di avere tempo
tempo per la vita

Vi ho fatto questo augurio perché io qui in carcere ne ho molto e quindi volevo dividerlo con voi (sia chiaro, solo il tempo, non il tempo dove lo sto trascorrendo…). Questo è l’augurio che vi faccio e che tutti voi passiate, o abbiate passato (non so quando mi leggerete) delle serene giornate di festa.
Con un grosso abbraccio
Giancarlo.

Ancora, Spugna o Conchiglia?

Domenica 1 Aprile 2007

Oggi è una giornata molto speciale, poi spiegherò il perché.
Prima però voglio dirvi cosa penso delle risposte che avete dato alla mia domanda “Spugna o perla rara?”. Ecco cosa è emerso: la maggior parte di voi ha pensato che la spugna ha l’utilità di assorbire sentimenti ed emozioni, mentre gli altri preferiscono la conchiglia perché ci si sente immuni alle brutture della vita o, più semplicemente, la conchiglia racchiude la bella perla che c’è in noi.
Come risposte sono tutte egualmente belle perché, se avete risposto, alla base di tutto c’è la curiosità di sapere anche la mia risposta e di questo vi ringrazio perchè comunque sia mi leggete e questo è importante. Anche se ho già risposto al quesito da circa quindici giorni voglio comunque dire ancora qualcosa. Io come avete capito parlavo di conoscenza che è fine se stessa se la si condivide con altri come la bellezza della perla racchiusa in una conchiglia (anche se i parametri di bellezza nella nostra società premiano l’apparire e non l’essere). Ed è per questo che è meglio essere una spugna; per assorbire conoscenza e buttarla fuori condividendola con altri, che possono avere altri punti di vista, e di conseguenza si assorbe altra conoscenza e così avanti.
Il confronto per l’essere umano è l’unico mezzo per salvare questo straordinario mondo, se l’uomo non capirà questo siamo destinati ad estinguerci prima poi (sarebbe meglio poi), per questo se c’è un problema affrontiamolo, da qualsiasi parte sia perché sia che siano sbagliate o giuste le nostre posizioni l’importante è combattere la battaglia in cui si crede, basta che tutto sia fatto in buona fede.
Ora vi lascio, avrei voluto raccontarvi cosa mi è successo questa settimana (perchè ha dell’incredibile) ma le vostre risposte meritano un commento.
A Virginia grazie per l’assiduità con la quale sei sempre presente e grazie per la sensibilità che usi nel rispondere.
Per Emanuela, vedi non mi sbagliavo ero sicuro che tu hai sicuramente qualcosa da dire ma soprattutto da dare; basta volerlo fare e ora mi pare tu lo stia facendo.
Per il resto io personalmente non perdo mai d’occhio il fatto che chi mi risponde è sicuramente una persona, e oltre a questo, la maggior parte, anche con una spiccata sensibilità, quindi grazie.
Vi abbraccio tutti con affetto.
Giancarlo

Lo stimolo a scrivere

Martedì 27 Marzo 2007

Come ogni settimana sono qui a scrivere, e più il tempo passa e più ho voglia di farlo, e appena consegno i miei scritti comincio con ansia ad aspettare le vostre risposte.
Ora vi racconto una cosa. Era da tantissimo tempo che non leggevo e scrivevo così tanto – non scrivo solo quello che leggete voi – così mi sono chiesto perché. Presto detto. Prima mi mancava la voglia, ma soprattutto lo stimolo. In me è avvenuto un cambiamento, e questo cambiamento è coinciso con il fatto che ho cominciato a praticare il buddhismo.
Con la pratica sono emerse in me potenzialità che già avevo, come leggere e scrivere, ma che prima tenevo nascoste in un angolo recondito del mio io.
Praticando ho cominciato a leggere e scrivere, ma con un atteggiamento nuovo. Avevo la voglia e la curiosità di un bambino quando lo fa per la prima volta. E ho cominciato ad analizzare tutto quello che scrivo e leggo, ponendomi delle domande e cercando risposte.
Così una volta fuori di qui sono sicuro di portarmi un bagaglio culturale e umano che mi servirà.
Poi il buddhismo è darmi la spinta per cambiare stile di vita. Con la pratica ho ricominciato ad avere fiducia in me. Soprattutto, mi sono perdonato. Ho ricominciato a guardarmi dentro, senza mentirmi.
Tutto ciò non è facile, ma è bellissimo. La fede e gli insegnamenti della pratica fanno sì che io accetti anche i miei lati negativi. Mi fanno credere che mettersi in discussione con te e gli altri non è mai troppo.
In parole semplici, ho ricominciato a credere nella vita
Che merita di essere vissuta in quanto tale.

Un po’ di polemica

Giovedì 22 Marzo 2007

Scusate se oggi scriverò qualcosa di un po’ polemico. Per cominciare premetto che non è un giudizio, ma solo la mia opinione. Ho letto il pezzo di Rodolfo come lui ha letto il mio, lui ha espresso il suo parere e fin qui tutto bene. Qui si fa questo in maniera naturale, si cerca il confronto senza nessuno scontro e già questo è molto per il posto in cui siamo.
Ora arriviamo al punto.
Gio, hai scritto un commento allo scritto di Rodolfo: “Mi ha colpito il fatto che per una delle prime volte in questo blog si sia fatto un discorso onesto, asciutto e a mio parere sincero sulla vostra condizione e sulla vostra sezione. Non retorico, non intriso di sentimentalismo, non ridondante, il tuo discorso è secco, deciso, più reale di tanti altri.”
Ora, dimmi quanti posti conosci che ti permettono di fare ciò che hai fatto. Cioè dare giudizi su una cosa che non conosci, della quale non sai niente. E oltre tutto con arroganza presupponi ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Gli altri che scrivono cercano comunque il confronto.
Ora, dimmi quanti posti conosci nel mondo “normale”, in cui nonostante tutto le cose si aggiustano solo con la discussione. Dici che hai letto “per una delle prime volte” qualcosa di sincero e poco retorico. Però cara Gio, non sai di cosa stai parlando. Io sono uno che ci vive, e se la penso così è perché sto dando una possibilità di cambiamento e una speranza a me e ai miei compagni. Qui le persone cercano il confronto. Sbagliando, anche. Ma si dà la possibilità di recuperare, senza puntare il dito.
Quindi, la prossima volta che esprimi dei giudizi, pensa. In fondo noi siamo delle persone che si impegnano per cambiare e non abbiamo bisogno di una persona che, pur di dire qualcosa, esprime giudizi su cosa noi abbiamo creato e continuiamo a creare. Con difficoltà, ma soprattutto con speranza.
Questa è la differenza tra me e Rodolfo, io ho la speranza che tutti possono cambiare, anche continuando a sbagliare. Basta che ci sia la volontà di farlo.
Ora hai capito, Gio, perché questa è l’isola che non c’è. E continuerà ad esserlo finché lo vorremo.
Abbraccio tutti con affetto. Grazie per l’attenzione. E per te, Gio, oggi pregherò perché tu possa trovare solo l’1 per cento della fede che ho io nel cambiamento dell’umanità.
Giancarlo