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Sorridete

Sabato 15 Marzo 2008

Carla: L’esame è andato benissimo, ma come diceva Totò: gli esami non finiscono mai e ne sto preparando un altro.

Ali: Che ne diresti di parlare del futuro? Secondo me è incerto…

A tutti: Cari amici, la vita è una lotta, se vi capiterà di passare periodi neri, non prendetevela, anzi, sorridete, perché come vengono, se ne vanno.

Marco

Quello che ti insegna il tempo

Domenica 20 Gennaio 2008

Tra qualche giorno ho un esame universitario. L’argomento è il welfare o stato sociale. Sono teso come una corda di violino. Sono preparato, eppure mi sembra di non avere capito nulla.
E’ anche per rilassarmi un po’ che vi scrivo, così sposto i miei pensieri altrove…
In particolare a Carla e Ali, che mi hanno scritto di recente.
Sono studente universitario, iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche a Torino, ma sono di Roma. Carla mi ha chiesto come sarebbe stato il mio natale. Come gli ultimi quindici passati qui dentro, con malinconia e tristezza.
Qui dentro sono garantiti i diritti primari, quali la salute e la dignità umana. Purtroppo manca il sesso. Secondo me resta un’evoluzione incerta sui livelli di integrazione culturale che crea la necessità di evidenziare nuovi diritti. Per me, che sono dentro da quattordici anni, la mancanza, la privazione del sesso mi procura forti disagi. Non vorrei passare per un assatanato, ma sento un bisogno quasi fisiologico di sesso.
Non voglio parlare del carcere come di una privazione estrema della libertà, ne voglio parlare per quello che può dare concretamente, anzi che dà. In carcere ci sono varie attività da svolgere, senza che nessuno ti obblighi a farlo. Ci sono corsi professionali, di computer, da elettricista, etc. Ma molti preferiscono poltrire a letto e oziare, in attesa della manna dal cielo.
La funzione del’ carcere è il tempo. Lo puoi chiamare nemico se lo vedi passare vanamente, ma lo puoi chiamare amico se lo metti davanti a te come insegnante.
Forse sono io che sto delirando?
Ciao, a presto, Marco

Ps Carla, ho letto il Piccolo Principe. E devo dire che dovremmo esserlo un po’ tutti, piccoli principi.
Ali, queste cose le ho scritte per te, ma non parliamo più del carcere: sono talmente assuefatto che a tratti mi sembra di far parte dell’arredamento. Cambiamo argomento, ti va?

Altre risposte

Mercoledì 19 Dicembre 2007

Marco risponde ancora ai lettori di questo post.

A Marco: E’ vero, quattordici anni di fila sono un’eternità - se non vuoi che venga distrutta anche la tua anima. Ti inventi, anzi, ti reinventi utilizzando appunto il tempo in modo costruttivo. Mi mancano 9 esami alla laurea, sono a metà dell’opera. A presto.

A Valentina: Mi chiedi perché non sono uscito dal carcere dopo tanti anni. Non lo so. Ma so con certezza che quando sono entrato in carcere ero più che un ragazzo, ora sono un uomo e soprattutto un uomo diverso. Ciao.

A Carla: Capisco perfettamente cosa provi. La situazione non ci interessa fino a che direttamente o indirettamente ci coinvolge, per poi prenderci del tutto fino a familiarizzare… La tua storia mi rattrista… Mi fa orrore l’autore del gesto del tuo racconto… Ma non mi ergo a giudice quindi vado avanti raccontandoti una mia giornata tipo. Io sono carcerato da quattordici anni. Come sai studio e la mia giornata è in funzione dello studio. Ma non solo, ovviamente. Mi sveglio alle 7,40, mi alzo alle 8,00 di mattina, guardo fuori dalla finestra e vorrei urlare tutta la mia angoscia. Poi faccio colazione e dalle 9,00 fino alle 12,00 studio. Poi mangio qualcosa dalle 13,30 alle 15,30. Faccio ginnastica libera. Poi dalle 16,30 alle 18,30 ripasso la materia che sto preparando. Poi ceno, qualche battuta con i copmpagni, un caffé in compagnia, un commento sulla velina o letterina di turno. Poi, dalle 9,00 di sera fino a che non arriva il sonno, leggo, scrivo e penso. Di solito il sonno arriva verso le 2 di notte. Ciao, Carla, a presto.

A Sabrina: Non me la prendo se tu prendi me come capro espiatorio. Anzi, se ti fa sentire meglio, sfogati pure. Capisco perfettamente cosa provi. Purtroppo la lunga detenzione fa diventare un po’ randagi, vuoi perché è una convivenza forzata, vuoi perché la restrizione fisica blocca quel senso di essere uomo. Fatto sta che dopo parecchi anni di detenzione, uscendo e convivendo in maniera civile con la propria compagna, si ha un effetto contrario. Perché ricambiano abitudini e di conseguenza devi cambiare pelle. Questo è l’effetto che farebbe a me. Ho voluto risponderti perché voglio dirti che sei una donna straordinaria, una donna che per amore si è messa in discussione confrontandosi con il proprio opposto. Come si possono conciliare cervelli così diversi? Con l’amore Sabrina. L’amore supera ogni ostacolo. Non aver paura Sabrina.

A Stella: Grazie per l’incoraggiamento che mi dai. In primis studio per me stesso, poi se verrà un qualcosa che corona questa mia avventura ben venga… Al momento non so quale argomento prendere, sono sotto esame! Allora facciamo così, parlami tu di qualcosa a cui vale la pena rispondere. Ok! Ciao, a presto.

Alla Casa di Riposo Trisoglio: Carissime nonne, grazie per aver risposto al mio messaggio, pregherò anche io per voi. Le attività sono molteplici, dai corsi professionali ad attività ricreative, insomma il tempo se uno vuole lo può occupare in maniera costruttiva. Vi saluto augurandovi tante belle cose a tutti voi. Ciao, a presto, Marco

Non sono un privilegiato

Sabato 15 Dicembre 2007

Marco risponde ad Ali che aveva commentato il suo post precedente, qui.

Cara Ali,
io non sono un privilegiato. Perché ho deciso di occupare il tempo studiando anziché oziando o poltrendo sul letto o, come dici tu, guardando la tv per evadere. Il mio non è stato un percorso facile. Ho deciso di intraprendere autonomamente questo progetto studio perché:
1: avevo molto carcere ancora da fare.
2: Ho voluto esulare dalla monotonia carceraria.
3: per la mancanza di una donna.

Il non poter girare liberamente ti crea una frustrazione e rabbia dentro che ti porta con il pensiero a quando si sarà nuovamente fuori. Io, per evitare tutto questo (eccetto il pensiero di una donna, almeno quello…) mi sono creato questo piccolo spazio. Certo, non sono una macchina e anche io, come ogni uomo, ho momenti no. In fondo, anche se il tempo viene occupato, il carcere resta sempre carcere. Non avendo rispettato le regole della società civile, sto pagando le conseguenze. Per me lo studio è un’avventura che va vissuta con fervore, perché più sai e più vuoi sapere.

Ciao Ali.

Studiare

Lunedì 19 Novembre 2007

Sono detenuto da quattordici anni, ma sono qui alla sezione Prometeo da pochi giorni. Sono studente universitario. Il mio percorso di studio è iniziato tanti anni fa, quando ho preso la terza media in carcere. Ora sono iscritto all’Università di Torino presso la Facoltà di Scienze Politiche. In carcere c’è la possibilità di studiare e pensare a un futuro migliore.
Sono di Roma, mi chiamo Marco. Questo è il mio primo messaggio sul blog, ma conto di continuare.
Un saluto.
Marco