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Cercasi Bologna

Venerdì 24 Luglio 2009

Esiste un periodo in cui la vita sul piano fisico non ha più valore. Uno di questi è sapere di aver lasciato scappare la cosa più bella che avessi mai incontrato. Si dice che tutto passa…. NO!!

Ciao a tutti, sono Pierrot e presto riprenderò a scrivere sul blog, se qualcuno mi può dire delle preferenze io sono pronto a rispondergli. Per ora invio un saluto a tutti quanti voi…

Pierrot cerca disperatamente Bologna, se ci sei ancora fatti sentire anche con delle pistole, sai dove trovarmi - dentro la solita gabbia. Scusa se quando ti ho incontrato aono fuggito, sei l’unica di cui ho paura, ciò che mi dai e che sento mi spaventa… ti aspetto. Spero vivamente di ritrovarti come nel libro che mi hai fatto leggere… lo ricordi?

conosci questo indirizzo, rendiamo privato il nostro dialogo. Pappo il Lardo e mi chiamo come il santo trafitto con tre frecce al cuore… l’anagramma col rebus è il mio nome e cognome, l’anno 300 è il posto o il numero, le sbarre dicono tutto…

una nuova riflessione mi attende e vorrei potermi confrontare con le persone e le loro opinioni su qualsiasi argomento, dalla vita alle religioni

Pappalardo Sebastiano
Pierrot

Vietato sorridere

Martedì 23 Dicembre 2008

Ciccio: “E con le ragazze?”
Come ti ho detto, erano uno scudo per sopportare le maschere che in ogni occasione indossavo.
“E loro ti volevano bene?”
Non so dirtelo, in quel tempo era tutto così veloce, ma io soffrivo ugualmente, e credo anche loro. Anche se i comportamenti erano ancora infantili: ci si mandava bigliettini, venivano le amiche a chiedere e a riferire. A pensarci ora era tutto molto bello, emozionante e allo stesso tempo triste… ma chi conosceva tutto questo… ciò che sentivo era la rabbia, la ribellione verso un qualcosa che mi faceva male, e di contro utilizzavo il divertimento per spegnere tutto ciò che avevo alle spalle.
“E funzionava?”
Solo in parte, Ciccio, solo in parte… Arrivarono le giostre, e in quel periodo appena uscivo da scuola correvo subito al parco. Conobbi un ragazzo, che aveva una giostra con macchinine per bambini, una pista a gettoni, gli chiesi se aveva bisogno di una mano e subito mi disse di sì. Alcuni giorni saltavo anche la scuola per andare a dargli una mano, e per pranzo mi portava alla roulotte della madre a mangiare, ma erano strani come madre e figlio…
“Come mai?”
Perché lui era straniero, lei italiana, forse era adottato… Ma non è questo che è importante, bensì quello che avvenne. Credo che in quel tempo ero una calamita per certe cose, tutto filava liscio, mi divertivo, avevo le ragazze, qualche compagno, ma nemmeno a farlo apposta era come se un demone fosse in agguato. Forse, un po’ di sorrisi non mi erano permessi… Mi trattavano una meraviglia, mi facevano sentire come se fossi a casa mia, e per un mese lo divenne, da mattina a sera.
“Perché ti fermi?”
(…)
“Non ci credo, ti prego, dimmi che non è così”
Come dicevo, con loro stavo bene ed ero contento. In quel periodo si doveva andare in gita con tutta la classe, ma io ne approfittai per stare tutto il giorno con quelli alla giostra, che ormai era completa…

(31. Continua…)

Dalla bici al motorino

Domenica 14 Dicembre 2008

Avevo paura che qualcuno mi giudicasse, ma ero io a giudicare me stesso. E quando qualcuno faceva battute sull’intimità, io mi rabbuiavo e volevo scappare, perché anche se le battute non erano rivolte a me, avere sempre una nuova ragazza era per me un paravento.
Ciccio: “Allora le usavi”
E’ brutto da dire, ma per me erano uno scudo. Il mio essere infido non si limitava a questo, facevo anche in modo che, parlando con le altre, si vantassero di come le trattavo, come le coccolavo.
“Astuto”
Ma questo non vuol dire che nei distacchi io non soffrissi. Anche perché io soffrivo in silenzio, mentre innanzi agli altri ragazzi mi vantavo, fingendomi un duro. Sì, un duro di burro, perché dentro mi contorcevo. Anche con i ragazzi della zona tutto andava a gonfie vele, ora eravamo passati dalle bici ai motorini e i nostri orizzonti spaziavano dal mare alla montagna. Erano le grandi avventure… Scusa Ciccio, sto saltando un bel pezzo, questo avvenne l’anno successivo… Fammi fermare un attimo, prima c’è ancora dell’altro. Mi sono reso conto che ero passato all’anno dopo, anche perché ho ripetuto due volte la prima media, ma è vero che con i ragazzi della zona non mi sono mai perso di vista, e appena potevo scappavo per andare a giocare con loro, o meglio a fare la parte del gruppo che non aveva bisogno degli adulti. Casa mia era al crocevia di tre zone, e così io conoscevo tutti, anche perché credo che cercavo già qualcuno che mi volesse bene, e finivo con l’idealizzare le persone, anche se poi mi facevo del male, anche se io stesso creavo l’anticamera della delusione.
“Cosa vuol dire?”
Sai, Ciccio, credo che inconsapevolmente fossi già alla ricerca di qualcuno che mi volesse bene, che mi amasse, quindi mi attaccavo alle persone, creando delle aspettative che non giungevano mai a buon fine. E mi facevo del male.

(30. Continua…)

Perché lei

Giovedì 4 Dicembre 2008

 Trentesima puntata dei dialoghi in cella tra Pierrot e il suo gatto Ciccio.

Perché lei? Lei che pur vive come in un riflesso che non potrò mai raggiungere per non ferirla. L’amore… uno splendido sogno che due occhi e un sorriso hanno saputo riaccendere in me, ma che danno uno strascico di paura e dolore per l’infame passato che io, e solo io ho creato.
“Sono senza parole”
Smettila Ciccio, non prendermi in giro.
“No, dico sul serio, le tue parole sono molto belle, e ho voglia di scoprire nel proseguire da dove arrivano, poiché non le sento costruite, ma sono certo che tu le abbia vissute”
Sai, Ciccio, non ti facevo così acuto, difficilmente ho trovato chi comprendesse ciò che tra le righe si cela, è vero quando scrivo mi riporto indietro a cose già vissute, in modo da poter trascrivere le emozioni di quel momento, ma poi le rendo fantasiose nel proiettare nel futuro ciò che ora sto vivendo come un sogno nella mia interiorità.
“Sapevo che parlando con te, ascoltando ciò che hai vissuto, avrei potuto comprendere meglio alcune cose, e so che c’è ancora molto altro”
Credo proprio di sì, ho ancora tanto da raccontarti di me, anche se oggi spero venga la psicologa o veda quegli occhi splendidi che mi permetteranno il sollievo seppur momentaneo dentro di me, e così ripartire da dove eravamo… Allora torniamo a me. Dopo l’episodio di mio zio, ormai mi ero chiuso completamete in me stesso, quello che sapevo fare era gettarmi allo sbaraglio e creare frastuono intorno a me, per non sentire dentro quello schifo, per poter alzare la testa e trovare il coraggio di guardare in faccia le persone. La scuola proseguiva, tra alti, bassi e totale solitudine, anche nelle feste indossavo ormai maschere di circostanza, ma più di tutto avere vicino sempre una ragazza mi faceva sentire meglio.
“In che senso?”
Avevo paura che qualcuno potesse sapere, aver capito cosa mi era successo. Avevo paura…

 (30. Continua…)

Maledetto virus

Sabato 15 Novembre 2008

Un inetto che credeva di essere libero, incoscienza, immaturità di uno stolto che voleva soffocare la vita, ma ha finito con il soffocare se stesso, pagando un prezzo ancora più alto… a rinunciare a ciò che più desiderava… l’amore. Ora lei rovescia il mio essere dentro e fuori, mi fa volare e poi precipitare, non lo distinguo dentro le mie emozioni, dentro le mie sensazioni. Gira la mia testa, pulsa il mio petto nel tremore di un corpo inerme e arrendevole. Ti odio per avermi concesso di perdermi in questo labirinto, ti odio ma non sentirti in colpa poiché non è tuo questo odio che sento dentro, poiché non è tua questa rabbia feroce… Sto male nel viverti anche se solo attraverso le ali del sogno, sto male nel vederti ogni giorno come stella irrangiungibile, ma ti supplico, non andartene, tu sei la mia vita, tu sei l’estasi del mio cuore, sei il gioiello per ogni uomo, ma si contro sei per me anche sofferenza.
Conosci l’amore, e lo vivo in questo sogno dove aggrappato alle tue zampe di splendido cigno mi porti verso il cielo, tu che non sai, che vivi ingenuamente la tua vita perché pura, e non ti accorgi di quanto io possa nascondermi per non farti del male, per non farmi del male. Altro male.
Che vita è questa mia? Conosco l’amore ma non posso assecondarlo, conosco l’amore ma non posso viverlo… Non posso prendermela con nessuno, e se perdo anche te è solo colpa mia, colpa della mia paura di amare.
Maledetto virus. Tutto vive e muore nello stesso istante in cui nasce.
Maledetto virus. Devo conviverci, pur odiandolo, sempre insieme, pur non sopportandolo.
Maledetto virus. Ti scuso pur non potendo amare, ti seguo nel mio modificare ulteriormente la mia vita.
Maledetto virus. Ma perché proprio lei…

(29. Continua…)