La libertà mi fa paura
Venerdì 20 Luglio 2007Mi chiamo Salvatore C., ho 42 anni, un trascorso di tossicodipendenza dall’età di sedici anni.
In questi ventisei anni ho avuto delle esperienze non belle, che mi hanno segnato. Ho contratto il virus dell’hiv nel ’93. Per alcuni anni mi sono lasciato andare, fino a toccare il fondo. Poi, piano piano, ho deciso di risalire, ho provato a fare una vita normale.
Ce l’avevo quasi fatta, tanto che lavoravo, avevo una compagna, mantenevo in modo costante i contatti con mia figlia, sentendomi responsabile della mia paternità… Ad un certo punto ho lasciato andare tutto, sentendomi trascinato di nuovo verso il fondo da una forza più grande di me.
Oggi non ho più né la voglia né la forza di continuare a farmi del male. Me lo sono fatto per troppo tempo. Ho compreso, nonostante il mio passato, di avere delle risorse personali. Per esempio, so di avere capacità organizzative che potrei ad esempio utilizzare nel lavoro, nella vita quotidiana, attraverso la cura di me stesso e del mio ambiente di vita.
So di avere capacità di autocritica. So cogliere le situazioni e prendere coscienza del bene e del male. So di sapermi creare spazi personali positivi di autonomia, che mi consentirebbero di programmare il mio futuro, come già in passato ho sperimentato quando, da ragazzino, mi davo da fare.
Oggi che sono detenuto posso sperimentare uno spazio di autonomia nel contesto dell’attività di legatoria. Dove l’importante non è tanto il prodotto finale del mio lavoro, quanto la rete di relazione che si è instaurata con i volontari… il vedere che ci sono persone che a titolo gratuito offrono il loro tempo per fini di solidarietà sociale, mi fa stare bene. Perché contribuisce alla costruzione di un modello di esistenza alternativo a quello conosciuto da me finora.
Oggi so che devo pensare a me stesso e cercare di stare bene. Con la consapevolezza della mia fragilità personale, che per me è un pilastro, perché mi ha consentito di tracciare un percorso di reinserimento sociale, inserito nella realtà dei fatti.
La realtà del carcere, con le sue regole e i suoi limiti, mi sta dando un grosso contenimento, che non avrò più una volta divenuto libero.
La libertà, seppure tanto desiderata, mi fa paura.
Perché essere liberi vuol dire autoregolarsi, cosa che non sono certo di sapere fare. Perciò ritengo di avere bisogno di supporti e di sostegni, affinché la mia libertà non mi riconduca alla prigione della tossicodipendenza, con tutto ciò che ne conseguirebbe.
Sono in contatto con il mio Sert per definire un eventuale inserimento in una struttura di accoglienza per persone con una patologia come la mia.
Spero che ciò avvenga il più presto possibile.
Salvo C.

