Riflessione.

di Flash, 21 novembre 2012

Ho sentito dire che Dostoevskij diceva che la civiltà di un popolo o società si vedeva dalle carceri o luoghi di sofferenza. Io oggi posso dire che non è così: come si fa a misurare una società con qualcosa che si cerca di nascondere con alte mura, portoni e cancelli. Dove il pensiero viene quasi punito e la parola viene rapportata. Volti deformati e con loro l’anima di chi in quel momento li occupa.

Misurarla con un luogo dove parlare è oltraggio, urlare è bestemmia e l’uomo castrato?

Troppe frasi fatte, che non si ha il coraggio di cambiare, sulla bocca di uomini ombra senza coraggio, forza o amore; per cercare nuove strade, parole, pensieri che possano realmente dare un senso al momento che viviamo, al cambiamento: già arresi prima di cominciare, forti solo a bloccare, ripetere e denunciare chi con coraggio urla la democrazia arma diventata rabbia. Coloro che così facendo si arricchiscono, puniscono, castrano.

La civiltà di un popolo con la p maiuscola si misura dai loro governanti, da coloro che applicano le leggi, dagli insegnanti che con il loro operato forgiano il carattere dei giovani: futuri governanti, legislatori, insegnanti. Le carceri non sono lo specchio di una società, ma la pattumiera, il posto dove la violenza genera violenza, dove il più forte sottomette il più debole, il più ricco sottomette il più povero e compra il più forte e se, se Dostoevskij intendeva questo come specchio della società chiedo scusa e  mi inchino a lui che ha previsto lo sfacelo dell’uomo verso i popoli fratelli, i più deboli, coloro che sì hanno sbagliato ma per questo non meritano tanta cattiveria, indifferenza, disumanità.

Non ricordo chi, ma in tempi più recenti credo disse (e se nessuno lo ha detto lo dico io):

curatevi tutti dei carceri e ospedali; tutti possono sbagliare o ammalarsi e se un giorno, non lo auguro a nessuno, capitasse di sapere un vostro caro  in questi:  non disperatevi e non cercate di correre ai ripari poiché quando torneranno a casa vedrete i loro volti deformati e con questo l’anima poiché il volto sì che è lo specchio dell’anima. Un volto che sarà disprezzo per chiunque si sia girato dall’altra parte.

Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il loggin.