Vita, morte e dignità

di Giancarlo, 10 Giugno 2007

Ciao a tutti.
Anche oggi sono qui a scrivere e forse è la prima volta che manca meno di un’ora alla venuta dell’operatore che ritira i post da mandare in rete e non so cosa scrivere. Fino a dieci minuti fa non volevo farlo, il perché di questo sarebbe lungo ed inopportuno, quindi scrivo! Non so ancora cosa ma lo faccio.
Ah, comincio con un chiarimento per Silvia e Giovanni. Io non sono assolutamente contro la scienza e la ricerca, anzi dovrei essere pazzo se non credessi nella ricerca, vi rammento che le mie speranze di vita sono legate a ciò, ma questo è un altro discorso. Però mentre scrivevo ho ripensato ad un programma televisivo che ho visto un po’ di tempo fa dove si parlava di accanimento terapeutico e dignità nel morire. La cosa secondo me più assurda è che si possa chiamare dignitoso suicidarsi, perché è di suicidio che si parla quando uno come Welby decide di non continuare a curarsi, sperare e vivere; dignitoso è soffrire e lottare nonostante tutto, vivere finchè il viaggio della vita avrà termine. Se parlo di ciò è perché è molto tempo che vivo senza sapere fino a quando lo potrò fare, ma questo non è importante, l’importante è il come, e ora che ho riscoperto me stesso (senza droga) vivo tutti i giorni come se fossero gli ultimi. So che è più facile da dire che da fare, perché quando si è malati ci si pongono troppe domande che non hanno risposta, ma non per questo l’unica risposta è la morte, anzi la risposta è la vita ed è questo che ho scelto per lunga o corta che sia.
Giancarlo

Ultimi post di Giancarlo

5 Commenti a “Vita, morte e dignità”

  1. virginia scrive:

    un tema importante serio e dolorosamente delicato con un commento non so se si potra mai completare un discorso
    partiamo dal suicidio ecco un suicidio e il cedere alla vita un abbassare i remi per non lottare piu un semlice abbassamento della saracinesca della volonta’
    vigliaccheria? poco oraggio codardia qualcuno lo chiama ennesimo coraggio io lo definisco un atto vergognoso verso chi resta di chi non ha palle per vivere
    precisato questo
    non credo lo si possa accostare all’eutanasia che altro non e’ che il voler smettere di soffrire per una causa a cui si conosce gia ben la fine che puo essere a volte molto lunga e dolorosa ma che tale diventa ovvero la morte del corpo con ben sveglio il cervello per vivere tutta la fustrazione fisica ed’ emotiva
    va da se che anche io che amo e rispetto la vita faccio fatica ad’accettarla
    ma ti assicuro che vivere vicino ad’una persona cara che soffre conoscendone la fine come unico punto di arrivo e talmente dolorosa che nemmeno la morfina puo piu lenirne
    e come unico desiderio che sai gia maledirai te stessa per il solo averlo desiderato e che la morte giunga al piu presto per liberare quel corpo trafitto anche nell’animo le poche volte che lucida vede lo scempio del suo corpo e della sua famiglia
    la vita va scelta innanzi tutto sono la prima a sostenerlo
    ma distanziamo le due cose
    vi lascio un abbraccio
    virginia

  2. perdamasco scrive:

    Verissimo, Giancarlo. Agli atti della vita, è giusto rispondere con altri atti di vita. C’è chi sostiene che la vita sia nostra, c’è chi sostiene che non sia così.

    In questo momento storico, la società e la religione sostengono che la vita non è nostra. In queste due ideologie, non è esclusa l’ombra del possesso sulla vita che guidano, ora religiosamente, ora politicamente, ora in ambedue i casi. In quanto poteri, non possono diversamente. E’ triste, ma è così.

    Ora, chiediamoci, che cos’è vita? Ci sono migliardi di risposte. Credo che non ci siamo ancora messi d’accordo sulla risposta ultima.

    Chiediamoci, inoltre, quale lo scopo della vita. Miliardi di risposte anche qui.

    Chiediamoci ancora, quando posso dirmi di essere vita? E, per chi? Per un’idea di me? Per un’idea sociale? Per una più elevata idea?

    A mio avviso, ci si può dire vita nella vita, tanto quanto rechiamo vita: vuoi a noi stessi, vuoi al sociale, vuoi alle idee che vuoi.

    Ci sono casi, in cui non si può più esserlo, per nessuno dei casi che ti cito. O, esserlo, al più, sottostando, a pesantissime croci.

    Ci sono casi, in cui possiamo alleviare il peso di quelle croci. Ci sono casi, in cui non lo possiamo in alcun modo.

    Ebbene, con quale e per quale diritto, si può dire ad un’umanità caduta sotto il peso della sua croce: mi dispiace, ma questa è la vita?

  3. emanuela scrive:

    Carissimo Giancarlo, ho letto con grande attenzione e coinvolgimento i tuoi due scritti (Sono stanco e Vita, morte e dignità): sento, leggendoti, pensieri così pesanti e mi chiedo quanta e quale forza si debba avere per sostenerli…naturalmente non ho la soluzione (anche perchè forse la soluzione è accettare), ma ti dico che riesco a comprenderti più di quanto tu possa immaginare, perchè anch’io vivo la sopportazione di pesi che non ho scelto, ma che la vita mi ha dato…e quindi ti dico che non sei solo, che devi continuare a lottare e ad andare avanti finchè la vita ce lo permette..perchè sai, la vita sa cosa deve fare e un giorno, quando non saremo più qui, ne comprenderemo finalmente il senso profondo…e probabilmente ci faremo una grossa risata perchè ci renderemo conto di quanto siamo stati piccoli sulla terra da non riuscire a cogliere il senso che ci è sempre stato davanti agli occhi!
    La vita ci mette continuamente alla prova e quando la superiamo non facciamo in tempo a prendere fiato che ne abbiamo già un’altra in agguato: non molliamo perchè la vita ci può segnare, far cadere a dare fardelli sempre più pesanti, ma quello che non ci potrà comunque mai tigliere è comunque il sorriso innanzitutto e la solidarietà, l’amicizia e la forza delle persone che ci tengono la mano.

  4. DENTRO E FUORI » Blog Archive » L’importanza di scrivere scrive:

    […] Ciao, sono sempre io, Giancarlo. Come ho già detto non so se e come potrò avere delle risposte a ciò che continuerò a scrivere, ma la cosa importante è che sia tornato a farlo con più entusiasmo e con più voglia, perché questo è l’unico modo per potermi confrontare e relazionare con l’esterno. Alcuni giorni fa parlando con l’operatrice è venuto fuori un disagio che mi ha fatto riflettere: a volte uno dice e fa determinate cose per soddisfare la propria parte narcisistica, e quale modo migliore c’è se le conferme vengono da altri (non so se sono riuscito a spiegarmi), quindi mi sono chiesto se io facevo ciò con il mio scrivere sul blog. La risposta non mi interessa perché scrivere è una cosa che mi fa stare bene e finchè ciò avverrà io continuerò a farlo senza farmi troppi giri di testa. Ora vorrei dare un paio di risposte ad alcuni interventi che ho ricevuto su ciò che ho scritto. A te, Virginia, ho letto e riletto ciò che hai scritto e comunque non condivido assolutamente ciò che pensi; se qualcuno che tu ami ti chiede di aiutarlo a morire perché soffre e nemmeno la morfina lo aiuta, bisogna cercare di fargli comprendere che anche la sofferenza ha un senso. E non pensare: “E’ facile dirlo!”, se io lo dico è perché a ciò sto dando un senso; prima di entrare in carcere assumevo 3 ½ di morfina (come terapia del dolore) al giorno. Non credere che io non abbia più dolori , è solo una scelta, la malattia che ho è degenerativa quindi non può migliorare, di conseguenza trovo più dignitoso essere lucido nel dolore anziché annebbiare la mia mente, perché non trovo il senso a ciò. Scusa ma su questo la penso così e non cambio il mio punto di vista, perché per arrivare a questo ho dovuto totalmente cambiare il mio approccio alla vita e ora trovo il senso di viverla nonostante tutto; poi tu pensala come vuoi ma per me eutanasia e suicidio sono sinonimi di non coraggio a vivere la vita. Attenzione! Non ho usato volutamente la parola vigliaccheria perché avrei giudicato qualcuno che non la pensa come me, e giudicare è l’ultima cosa che voglio fare. A te, Mari, per essere liberi basta avere il coraggio di cominciare a cambiare perché se non ti senti libera tu che sei lì fuori (come è giusto che sia) vuol dire che c’è qualcosa che non va. E lo stesso vale per te, Nina, non so da cosa ti senti imprigionata e non voglio saperlo ma le cause a questi effetti le hai messe tu quindi agisci con azioni positive e avrai effetti positivi. E a te, Jessica, vorrei anch’io un contatto umano ma purtroppo sono ancora carcerato anche se con il mio cuore sono con tutti voi; non immaginate quanto mi state dando ed è per questo che vi voglio bene. Giancarlo […]

  5. Maurizio Spagna scrive:

    MURA ed INFERNO
    Il poeta in pietà:
    (Le pene, i tormenti indicibili fisici e morali…della pena di morte)

    La belva si alza,
    il tuono è in burrasca
    e un impeto udiva di brutale-
    La violenza
    è guerriera assistita
    il braccio della morte
    si pena al tremore cardiaco
    e la mano sul bracciolo
    si allunga
    su questo corrimano
    impaziente di soffi d’aria fresca -
    L’accusa
    è già di letti informatori
    la domanda
    è adibita al pubblico
    e la voce
    incoraggia lo spettacolo…
    Spennato e senza formicolìo-
    Anch’io sono lì
    e mi alzo, mi affronto
    per far scivolare quell’istante
    dalla mia ottica scarica-
    Un mio urlo
    esce dalla sala
    malata
    e disperata dai miei resti commossi

    con rialzi per domande
    che traggono sotto una porta
    un respiro inumidito
    di chiavi e dottori
    mura ed inferno
    l’odore infermo
    e incomprensioni chiuse in me…

    Incoscienti e sgraziate
    sulle trame dei morenti-

    di Maurizio Spagna
    Si è consacrato
    Il Rotoversi.com
    La cultura poetica in linea con la vita…
    Verso i nostri sogni riversi ma scritti per sempre-
    Un raccoglitore di poesia on line-

    Maurizio Spagna
    http://www.ilrotoversi.com
    info@ilrotoversi.com
    L’ideatore
    Scrittore e Poeta-

Scrivi un commento