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	<title>Commenti a: Il detenuto</title>
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	<description>Il blog dei detenuti del carcere di Torino.</description>
	<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 16:23:18 +0000</pubDate>
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		<title>Di: donatella</title>
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		<dc:creator>donatella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:40:19 +0000</pubDate>
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		<description>Pensavo che il mio messaggio non fosse arrivato e ho cliccato più voltebuona gionata a tutti.</description>
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		<title>Di: donaella</title>
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		<dc:creator>donaella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:35:37 +0000</pubDate>
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		<description>Buogiorno,forse sono in ritardo:...grazie.</description>
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		<title>Di: donaella</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-8648</link>
		<dc:creator>donaella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:33:02 +0000</pubDate>
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		<description>forse arrva un pò in ritardo il mio commento.voglio solo dire: grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>forse arrva un pò in ritardo il mio commento.voglio solo dire: grazie.</p>
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		<title>Di: donaella</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-8647</link>
		<dc:creator>donaella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:33:00 +0000</pubDate>
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		<description>forse arrva un pò in ritardo il mio commento.voglio solo dire: grazie.</description>
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		<title>Di: donaella</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-8649</link>
		<dc:creator>donaella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:32:59 +0000</pubDate>
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		<description>forse arrva un pò in ritardo il mio commento.voglio solo dire: grazie.</description>
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		<title>Di: michelangelo</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3518</link>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 13:39:27 +0000</pubDate>
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		<description>Se i miei scritti non sono graditi lo capirò dalla mancata risposta.
Mi scuso per il disturbo.
Sempre affettuoso il mio saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se i miei scritti non sono graditi lo capirò dalla mancata risposta.<br />
Mi scuso per il disturbo.<br />
Sempre affettuoso il mio saluto</p>
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	</item>
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		<title>Di: michelangelo</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3512</link>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 07:27:59 +0000</pubDate>
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		<description>IL TALLONE (seconda parte)
Noi,  in  definitiva,  questo  vuol  dire,  dobbiamo  combattere il cancro. Il cancro è la parte peggiore dell'uomo. Combattendo  il  cancro,  distruggendo  la  parte  peggiore  dell'uomo, ecco che daremo all'uomo la coscienza della propria grandezza. Ci  sono  modi  scientifici  e  modi  umanistici  o  filosofici, etici;  sono tante  le  strade  per arrivare a mettere a nudo la  grandezza  dell'uomo.  Bisogna  però fare  il  primo  passo, ci serve un primo passo da fare e non ci spaventi l'ampiezza di questo primo passo: è quello che si comincia a fare ora.
Nunzio  mi  spronava:  presto,  presto,  scrivi  presto,  dicci presto,   che  io andrò a parlare con chi dovrà capirci. 
Ma come  può  Nunzio  parlare  con  chi  dovrà  capirci,  come  può pretendere  di  essere  capito  se  prima  lui  non  sa come  si parla a chi deve capire!  Ecco, adesso lui  lo sta scoprendo che  il  modo  in cui pensava di porgersi agli altri non era quello giusto.  E questo gli  darà  la forza. Questo ti farà capire  come  ci  si  deve  far  capire dagli  altri.  L'agnello non  si  può vestire da  lupo,  così come un lupo non si può vestire  d'agnello.  No,  non  si  può!  Non  si  può!  
E,  Nunzio ricordati: la vita istiga, la vita ti porta su strade sbagliate se  tu  vivi  la  vita  pensando al  tuo a danno degli  altri. Questo, Nunzio, non è un rimprovero. Non lo è, perché questo è il modo di vedere e di camminare che abbiamo tutti, compreso io,  compreso  Michele,  compresi  tutti  gli  altri.  E  finché è  così  non ci  può essere nessuna  "Opera"  da compiere,  da portare  a  conclusione.  
Da  portare a conclusione ora c'era questa  storia,  vi  ricordate?  "Un  ulivo attende una  storia da non raccontare ma da portare a compimento".
Ecco perché io non potevo venire giù! Io già sapevo. Ora  il  compimento  non ti  spaventi.  Nunzio,  il  tempo e  il modo  in  cui  dovrà  avvenire  può  essere  lungo,  può  essere breve, può essere doloroso, può essere di meno. Tutto dipende da  quanto  tu  accetterai  di  guardare  fino  in  fondo questa tua vulnerabilità.  Devi uscirne integro e sereno e ricordati che  anche  noi.  Michele  ed  io,  dobbiamo  uscirne  integri  e sereni.  La  prova  sarà  definitiva  e  il  modo  determinante, soltanto quando tutti e tre avremo compiuto questo cammino.
Ora, Michele, non spaventarti,  io già lo so che tu cominci ad aver paura: toccherà a me, che cosa? Quello che ho nella testa e nel  cuore,  è questo?  E'  questo  il  baratro che mi si aprirà davanti? Non e questo,  non è quello,  io  so e non so. Tu non puoi saperlo !
Sappi  solo  che  quando  ti  guarderai  allo  specchio,  un  po' alla volta vedrai come una trasformazione in te. Non spaventartene,  ma  osserva  bene  con curiosità,  con  grande attenzione e cerca di capire che è, in che cosa è questa trasformazione e, anzi, devi volere che continui fino in fondo perché solo se tu accetti  l'idea della trasformazione prima o poi vedrai il tuo vero volto. Perché sappi che il tuo vero volto è quello che conta,  che  serve.  Non  puoi  scoprire il tuo vero volto, tutta la sua luminosità, se non osservi grado per grado questa trasformazione,  come avviene e perché avviene e non accetti anche  i  momenti  che ti  sembrano mostruosi  ma che mostruosi alla  fine  non  sono  perché non  portano  nessuna mostruosità, ma portano alla Luce.
Questo vale per te. Michele, come vale per Nunzio, come vale per  me.  L'avvertimento  su  quello  che  è  stato  detto  prima non era solo per me, non era solo per Nunzio, così come non è solo per te. Noi siamo o non siamo un'UNITA'?
Si,  ed  è  per  questo  che ora  ti  chiedo  cosa  possiamo fare per Nunzio?
Tu  dicesti  che  quello  che  accade  ad  uno  accadrà  a tutti  e tre.  Ma ora non vedo che sta accadendo a noi,  ma a Nunzio. Questo immane dolore sta accadendo tutto a lui.
Non è un  immane dolore.  Michele,  e non sta accadendo tutto a lui.
Ma io non sento niente, che vale? Io sono qua, voglio dare le mie braccia a Nunzio, ma è tutto sulle sue spalle. Il fardello lo  sta  portando  tutto  lui.  Io  vorrei  dargli  di  più,  vorrei dargli di più, di più.
Michele, ti prego...
Come posso fare?
Ti prego, tu sii calmo e sii sereno. Quando sarai più calmo e  più  sereno  rileggi,  riascolta  e  capirai  meglio.  Io  già te l'ho detto:  ora è Nunzio che sta guardando dentro di sé. Tu che puoi fare? Io che posso fare? Nulla di più di quello che faremo,  di  quello che dovremo fare  perché non  possiamo sottrarci.  Non devi dirti:  che posso fare più di quello che faccio.  Non è questo che devi chiederti. Tu devi fare quello che puoi e già stai facendo, e basta, perché adesso è Nunzio che deve  portare  il peso delle proprie scoperte, poi quando toccherà a tè sarà Nunzio e sarò io, saremo io e Nunzio che ci chiederemo: ma cosa possiamo fare più di quello che facciamo? Perché è  lui  che porta tutto  il  peso e noi  niente?  E già allora ci  saremo dimenticati  che prima Nunzio aveva portato il peso. 
Poi dopo toccherà a me e ancora una volta tu e Nunzio vi chiederete: che possiamo fare più di quello che facciamo?
Questo ti  dimostra come niente di più di quello che si fa, di  quello  che  si  sta  facendo,  si  può  fare.  Semplicemente ora  Nunzio  si  guarda  dentro  e  scopre esattamente fin dove può arrivare la sua anima. E poi toccherà a te, a me, e anche noi ci guarderemo dentro e così quando avremo scoperto tutti i nostri limiti e avremo avuto la misura della nostra capacità, allora,  dopo che tutti  e tre  saremo passati per la stessa via, allora tutti e tre potremo pensare di essere veramente capiti  dagli  altri  perché  noi  già  ci  saremo  capiti,  non prima.  Io  ancora  una  volta  dico  non  dobbiamo  crucciarci di  tutto questo,  dovremmo gioirne con  la parte di noi che conta. Certamente dobbiamo gioirne perché questo è l'inizio, l'inizio vero.  E'  il  momento  in cui dalla teoria si passa alla  pratica,  in  cui  veramente cominciamo a misurarci.  
La teoria non fa male e non pesa. E'  l'esperienza vissuta che può  far  male e può  pesare.  Ma proprio  per questo,  quanto più fa male e più  pesa tanto  più farà esplodere il cuore di gioia dopo. Questo ci basti!
Ma ora.  Bruno,  per quello che mi  hai  detto, che prima pensavo poco, pensavo tutto a Nunzio ed è giusto che sia stato così,ora invece, tu mi fai pensare che quello che e successo a Nunzio dovrà  succedere  a  me,  e  il  fatto  stesso  che  già me  l'hai detto è come se mi mettessi in guardia, e allora io studierei perché non accada. La mia mente,  diabolicamente   e, mi porterebbe a comportarmi in modo che io resti cosi come sono. Del resto, io mi chiedo: cosa mi potrebbe accadere? La mia vita è normale, una  quotidianità  liscia,  semplice,  quasi  inoperosa e invece ora  quasi,  quasi  vorrei  che  mi  succeda:  ma  che  cosa?  In che  modo?  Potrebbe  non  succedermi  nulla  e  io  come  potrei vedere  questo  cambiamento?  Come  potrei  gioire  di  questo "dolore", come dici tu, se questo dolore con la mia mente razionale non lo conoscerei mai perché mi comporterei in conseguenza dell'avvertimento?
Michele,  Michele adesso  sembra che ti  sia piovuto tra capo e  collo  un  condizionamento:  ma  bisogna  che  io ti  spieghi meglio anche se capirai da solo senza bisogno di spiegazioni.
Quello  che  adesso  sta vivendo Nunzio  non è  lo  stesso che vivrai  tu o che vivrò io.  Non devi aspettarti che ti cada una  tegola  in testa e quindi  per  paura cambiare  strada o non  uscire  di  casa.  No,  non  è necessariamente una tegola che  può  caderti  in  testa,  non  è necessariamente una cosa che ti  causi  dolore che può capitarti.  Non è detto questo e io non dico questo. Quello che succederà, e può succedere in  mille  modi,  è  una maniera di  svelarti  il  tuo  tipo di vulnerabilità.  Ognuno di  noi ha un suo tallone. Che cos'è?
E' quella parte di noi attraverso la quale possiamo sbagliare più facilmente che  in  altri  modi.  Quello che può capitare è che tu ti accorga che se la tua forza è indistruttibile per novanta aspetti di te, dieci aspetti di te,  invece non hanno  la  stessa forza.  Ma quali  sono?  In che cosa tu sei vulnerabile,  nei  sentimenti?  In  che  cosa  sei  vulnerabile, nel  denaro?  In che cosa  sei  vulnerabile,  nell'accettazione sociale? Questo ora tu puoi teorizzarlo ma non puoi saperlo esattamente.
Ecco,  se già  lo sai, e non lo sai certo fino in fondo, o pensi di saperlo, in realtà non è così. Ma per essere certo bisogna che tu passi attraverso l'esperienza,  quale  che  sia,  ma  un'esperienza non è necessariamente dolore.  E  perché a Nunzio è toccata un'esperienza dolorosa e a te dovrebbe toccare  un'esperienza non dolorosa? Perché ognuno di  noi  vive a modo  suo con  l'intensità con cui  lo fa.  Nunzio  partecipa  completamente  anima  e  corpo  e  tutti i  suoi  sensi  partecipano  a ciò che vive e a ciò che fa, sempre,  e tu  questo lo hai visto. 
Tu sei diverso,  io sono diverso.  Ognuno di  noi si porge nei confronti della realtà in  un modo che è tutto  suo.  Ed è questo suo modo, che è suo e di  nessun  altro,  che poi  lo  porta a soffrire cento invece che cinquanta o invece che duecento o a non soffrire.
Con  questo voglio dirti. Michele, che non devi preoccuparti.
Non  devi  studiare  diabolicamente,  come  dici  tu,  dei  modi per evitare il pericolo. Tu non sai da che parte può venire il  pericolo, ne sai se è un pericolo quello che ti aspetta.
Può  essere  tutt'altro,  qualunque  cosa  sia non  importa. Tu  sai  anche  che prima  o poi  morirai,  non  starai  allora lì a passare i tuoi giorni ad evitare i pericoli di morire, allora non ti  metteresti  mai  in macchina,  non  andresti  da nessuna  parte,  non  usciresti di casa, non ti alzeresti dal letto  se  pensassi  che  può  capitarti  qualcosa  e  che  puoi morire.  Sai che prima o dopo dovrai morire ma non ci pensi altrimenti  non  riusciresti  a  vivere.  
Ecco,  adesso,  tutto questo non ti convince tanto.
No,  no,  mi  convince  invece.  Ho  fatto tesoro profondamente, ma è di  Nunzio che m'interessa ancora.  Di  Nunzio.  Io verrò dopo,  tu  verrai  dopo.....E'  Nunzio  ora,  sì,  io  sono  certo che piangerà, magari di gioia, quando ascolterà queste parole e  forse.....  sì, forse  è  questo  l'aiuto  che  lui  aspetta  e noi aspettavamo.
Quello che  serve a Nunzio è  sapere  perché ora  si trova a guardarsi in faccia.
Io temo per quello che t'aspetta.
Se tu non vuoi far briciole, non devi mangiare. Michele.
Sì, ma ormai le briciole ci sono e si devono spazzare via.
Quante, quante ce ne sono?
Non  lo  so,  ma  si  debbono  spazzare  via.  Io  sono  pronto  a stare  con  lui  ad  aiutarlo  perché  io  sono  là,  non  ci  sei tu.  Tu  ci  sei  sempre  col  pensiero,  ci  sei  ora,  ma  io  lì materialmente devo fare qualcosa.
Tu materialmente hai fatto qualcosa  Michele.  Non devi fare altro, non puoi fare altro.
Lo  so,  lo  sappiamo che non è solo.  Nunzio ha una compagna che  è  divina.  E'  la  sua  forza,  perché,  talvolta  la  forza che abbiamo ci viene da una persona che ce la da...e questo è molto bello, perché è amore, "fratelli dal fondo dell'anima", ecco perché voglio fare di più, di più per Nunzio.
Michele  io  so che tu  vorresti  fare  più di  quello che fai e che anch'io vorrei fare più di quello che faccio. Ma che cosa  faccio  io e che cosa fai  tu?  Possiamo  solo essergli vicini. Ma questo voler fare di più dimostra come noi pensiamo che  sia  una  disgrazia,  perché  tu  vuoi  aiutare  Nunzio  in quanto  sai  che è vittima di  una disgrazia e vuoi fare in modo che ne esca,  prima possibile e nel migliore dei modi. Ma  io  già ti ho detto che non è una disgrazia. Al di là dell'apparenza c'è sempre una sostanza che spesso è in netta assoluta opposizione  nei  confronti  dell'apparenza.  Quello  che  alla  fine Nunzio  avrà  guadagnato da tutta questa  storia, quando sarà finita  e  quando  non  importa,  sarà una  grande  inestimabile ricchezza.             
Si, ne sono convinto.
Ecco,  questo  deve  bastarti.  Michele,  questo  deve  bastarci per accettare la cosa.  E già Nunzio questo lo sa! E' vero, Nunzio, che già lo sai questo? Perché prima ancora che  accadesse tu lo sentivi che doveva essere così e perché doveva succedere.  Me  l'hai  chiesto  senza  osare  mai  chiedermelo apertamente, più volte me l'hai chiesto e più volte ho cercato di  risponderti  mai  apertamente  perché  mai  tu  apertamente
me  l'hai  chiesto   e  nonostante  questo  è  successo  uguale. Questo  ti  dimostra  che  non  poteva  non  succedere.  
Capisci Michele,  non  poteva  non  succedere.  Altre  volte  l'abbiamo detto   e considerato,  le parole sono parole e restano tali e se ne vanno col vento anche se li fermi sulla carta. Quelle che non vanno mai via, che nessun vento potrà mai strappare da  dentro  di  noi,  sono  le esperienze.  Sono  le tracce che la  vita  ci  lascia  dentro.  Questo  è  il  vero  bene,  questa e la vera ricchezza. Questo è il valore dell'esperienza.
Tu una volta  dicesti  "attendo visite" e poi,  "che sia una persona,  un  avvenimento,  un  fatto,  qualcosa  che  smuova  il meccanismo....."
Oh!  Dio!  Michele!  Ogni  tanto  una  piccola  parte di  verità riesce a farsi strada! Si! Ed io attendo ancora visite.
Altre?
Si!  Tre  visite che riguardano  noi  tre e  sette visite che riguardano me e solo me.
Ha una scadenza tutto questo? Nell'ottantasette sarà risolto tutto. Ci troverà uniti e forti?
Ora è meglio non  saperlo questo.  Nunzio.  Ora è meglio non saperlo  questo.  Michele.  Ora  è meglio non  saperlo.  Bruno. Noi  dobbiamo  solo  sapere che  la  prima delle tre visite la stiamo conoscendo. Ce ne saranno altre due che ci riguardano tutti e tre e poi toccherà a me. Questo è meglio dimenticarlo.
Adesso abbiamo altro a cui pensare. Ora, Michele, lascialo riposare.

(Questa è una storia vera quanto vera è la tua. Ora ho settant'anni, tutto l'affetto dei familiari e degli amici, ma le sei braccia di cui uno era "il guerriero a farne uso" Bruno,  non ci sono più. Vivo nella memoria e scrivo da testatore a chi ha orecchie per sentire.)
Un abbraccio michelangelo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IL TALLONE (seconda parte)<br />
Noi,  in  definitiva,  questo  vuol  dire,  dobbiamo  combattere il cancro. Il cancro è la parte peggiore dell&#8217;uomo. Combattendo  il  cancro,  distruggendo  la  parte  peggiore  dell&#8217;uomo, ecco che daremo all&#8217;uomo la coscienza della propria grandezza. Ci  sono  modi  scientifici  e  modi  umanistici  o  filosofici, etici;  sono tante  le  strade  per arrivare a mettere a nudo la  grandezza  dell&#8217;uomo.  Bisogna  però fare  il  primo  passo, ci serve un primo passo da fare e non ci spaventi l&#8217;ampiezza di questo primo passo: è quello che si comincia a fare ora.<br />
Nunzio  mi  spronava:  presto,  presto,  scrivi  presto,  dicci presto,   che  io andrò a parlare con chi dovrà capirci.<br />
Ma come  può  Nunzio  parlare  con  chi  dovrà  capirci,  come  può pretendere  di  essere  capito  se  prima  lui  non  sa come  si parla a chi deve capire!  Ecco, adesso lui  lo sta scoprendo che  il  modo  in cui pensava di porgersi agli altri non era quello giusto.  E questo gli  darà  la forza. Questo ti farà capire  come  ci  si  deve  far  capire dagli  altri.  L&#8217;agnello non  si  può vestire da  lupo,  così come un lupo non si può vestire  d&#8217;agnello.  No,  non  si  può!  Non  si  può!<br />
E,  Nunzio ricordati: la vita istiga, la vita ti porta su strade sbagliate se  tu  vivi  la  vita  pensando al  tuo a danno degli  altri. Questo, Nunzio, non è un rimprovero. Non lo è, perché questo è il modo di vedere e di camminare che abbiamo tutti, compreso io,  compreso  Michele,  compresi  tutti  gli  altri.  E  finché è  così  non ci  può essere nessuna  &#8220;Opera&#8221;  da compiere,  da portare  a  conclusione.<br />
Da  portare a conclusione ora c&#8217;era questa  storia,  vi  ricordate?  &#8220;Un  ulivo attende una  storia da non raccontare ma da portare a compimento&#8221;.<br />
Ecco perché io non potevo venire giù! Io già sapevo. Ora  il  compimento  non ti  spaventi.  Nunzio,  il  tempo e  il modo  in  cui  dovrà  avvenire  può  essere  lungo,  può  essere breve, può essere doloroso, può essere di meno. Tutto dipende da  quanto  tu  accetterai  di  guardare  fino  in  fondo questa tua vulnerabilità.  Devi uscirne integro e sereno e ricordati che  anche  noi.  Michele  ed  io,  dobbiamo  uscirne  integri  e sereni.  La  prova  sarà  definitiva  e  il  modo  determinante, soltanto quando tutti e tre avremo compiuto questo cammino.<br />
Ora, Michele, non spaventarti,  io già lo so che tu cominci ad aver paura: toccherà a me, che cosa? Quello che ho nella testa e nel  cuore,  è questo?  E&#8217;  questo  il  baratro che mi si aprirà davanti? Non e questo,  non è quello,  io  so e non so. Tu non puoi saperlo !<br />
Sappi  solo  che  quando  ti  guarderai  allo  specchio,  un  po&#8217; alla volta vedrai come una trasformazione in te. Non spaventartene,  ma  osserva  bene  con curiosità,  con  grande attenzione e cerca di capire che è, in che cosa è questa trasformazione e, anzi, devi volere che continui fino in fondo perché solo se tu accetti  l&#8217;idea della trasformazione prima o poi vedrai il tuo vero volto. Perché sappi che il tuo vero volto è quello che conta,  che  serve.  Non  puoi  scoprire il tuo vero volto, tutta la sua luminosità, se non osservi grado per grado questa trasformazione,  come avviene e perché avviene e non accetti anche  i  momenti  che ti  sembrano mostruosi  ma che mostruosi alla  fine  non  sono  perché non  portano  nessuna mostruosità, ma portano alla Luce.<br />
Questo vale per te. Michele, come vale per Nunzio, come vale per  me.  L&#8217;avvertimento  su  quello  che  è  stato  detto  prima non era solo per me, non era solo per Nunzio, così come non è solo per te. Noi siamo o non siamo un&#8217;UNITA&#8217;?<br />
Si,  ed  è  per  questo  che ora  ti  chiedo  cosa  possiamo fare per Nunzio?<br />
Tu  dicesti  che  quello  che  accade  ad  uno  accadrà  a tutti  e tre.  Ma ora non vedo che sta accadendo a noi,  ma a Nunzio. Questo immane dolore sta accadendo tutto a lui.<br />
Non è un  immane dolore.  Michele,  e non sta accadendo tutto a lui.<br />
Ma io non sento niente, che vale? Io sono qua, voglio dare le mie braccia a Nunzio, ma è tutto sulle sue spalle. Il fardello lo  sta  portando  tutto  lui.  Io  vorrei  dargli  di  più,  vorrei dargli di più, di più.<br />
Michele, ti prego&#8230;<br />
Come posso fare?<br />
Ti prego, tu sii calmo e sii sereno. Quando sarai più calmo e  più  sereno  rileggi,  riascolta  e  capirai  meglio.  Io  già te l&#8217;ho detto:  ora è Nunzio che sta guardando dentro di sé. Tu che puoi fare? Io che posso fare? Nulla di più di quello che faremo,  di  quello che dovremo fare  perché non  possiamo sottrarci.  Non devi dirti:  che posso fare più di quello che faccio.  Non è questo che devi chiederti. Tu devi fare quello che puoi e già stai facendo, e basta, perché adesso è Nunzio che deve  portare  il peso delle proprie scoperte, poi quando toccherà a tè sarà Nunzio e sarò io, saremo io e Nunzio che ci chiederemo: ma cosa possiamo fare più di quello che facciamo? Perché è  lui  che porta tutto  il  peso e noi  niente?  E già allora ci  saremo dimenticati  che prima Nunzio aveva portato il peso.<br />
Poi dopo toccherà a me e ancora una volta tu e Nunzio vi chiederete: che possiamo fare più di quello che facciamo?<br />
Questo ti  dimostra come niente di più di quello che si fa, di  quello  che  si  sta  facendo,  si  può  fare.  Semplicemente ora  Nunzio  si  guarda  dentro  e  scopre esattamente fin dove può arrivare la sua anima. E poi toccherà a te, a me, e anche noi ci guarderemo dentro e così quando avremo scoperto tutti i nostri limiti e avremo avuto la misura della nostra capacità, allora,  dopo che tutti  e tre  saremo passati per la stessa via, allora tutti e tre potremo pensare di essere veramente capiti  dagli  altri  perché  noi  già  ci  saremo  capiti,  non prima.  Io  ancora  una  volta  dico  non  dobbiamo  crucciarci di  tutto questo,  dovremmo gioirne con  la parte di noi che conta. Certamente dobbiamo gioirne perché questo è l&#8217;inizio, l&#8217;inizio vero.  E&#8217;  il  momento  in cui dalla teoria si passa alla  pratica,  in  cui  veramente cominciamo a misurarci.<br />
La teoria non fa male e non pesa. E&#8217;  l&#8217;esperienza vissuta che può  far  male e può  pesare.  Ma proprio  per questo,  quanto più fa male e più  pesa tanto  più farà esplodere il cuore di gioia dopo. Questo ci basti!<br />
Ma ora.  Bruno,  per quello che mi  hai  detto, che prima pensavo poco, pensavo tutto a Nunzio ed è giusto che sia stato così,ora invece, tu mi fai pensare che quello che e successo a Nunzio dovrà  succedere  a  me,  e  il  fatto  stesso  che  già me  l&#8217;hai detto è come se mi mettessi in guardia, e allora io studierei perché non accada. La mia mente,  diabolicamente   e, mi porterebbe a comportarmi in modo che io resti cosi come sono. Del resto, io mi chiedo: cosa mi potrebbe accadere? La mia vita è normale, una  quotidianità  liscia,  semplice,  quasi  inoperosa e invece ora  quasi,  quasi  vorrei  che  mi  succeda:  ma  che  cosa?  In che  modo?  Potrebbe  non  succedermi  nulla  e  io  come  potrei vedere  questo  cambiamento?  Come  potrei  gioire  di  questo &#8220;dolore&#8221;, come dici tu, se questo dolore con la mia mente razionale non lo conoscerei mai perché mi comporterei in conseguenza dell&#8217;avvertimento?<br />
Michele,  Michele adesso  sembra che ti  sia piovuto tra capo e  collo  un  condizionamento:  ma  bisogna  che  io ti  spieghi meglio anche se capirai da solo senza bisogno di spiegazioni.<br />
Quello  che  adesso  sta vivendo Nunzio  non è  lo  stesso che vivrai  tu o che vivrò io.  Non devi aspettarti che ti cada una  tegola  in testa e quindi  per  paura cambiare  strada o non  uscire  di  casa.  No,  non  è necessariamente una tegola che  può  caderti  in  testa,  non  è necessariamente una cosa che ti  causi  dolore che può capitarti.  Non è detto questo e io non dico questo. Quello che succederà, e può succedere in  mille  modi,  è  una maniera di  svelarti  il  tuo  tipo di vulnerabilità.  Ognuno di  noi ha un suo tallone. Che cos&#8217;è?<br />
E&#8217; quella parte di noi attraverso la quale possiamo sbagliare più facilmente che  in  altri  modi.  Quello che può capitare è che tu ti accorga che se la tua forza è indistruttibile per novanta aspetti di te, dieci aspetti di te,  invece non hanno  la  stessa forza.  Ma quali  sono?  In che cosa tu sei vulnerabile,  nei  sentimenti?  In  che  cosa  sei  vulnerabile, nel  denaro?  In che cosa  sei  vulnerabile,  nell&#8217;accettazione sociale? Questo ora tu puoi teorizzarlo ma non puoi saperlo esattamente.<br />
Ecco,  se già  lo sai, e non lo sai certo fino in fondo, o pensi di saperlo, in realtà non è così. Ma per essere certo bisogna che tu passi attraverso l&#8217;esperienza,  quale  che  sia,  ma  un&#8217;esperienza non è necessariamente dolore.  E  perché a Nunzio è toccata un&#8217;esperienza dolorosa e a te dovrebbe toccare  un&#8217;esperienza non dolorosa? Perché ognuno di  noi  vive a modo  suo con  l&#8217;intensità con cui  lo fa.  Nunzio  partecipa  completamente  anima  e  corpo  e  tutti i  suoi  sensi  partecipano  a ciò che vive e a ciò che fa, sempre,  e tu  questo lo hai visto.<br />
Tu sei diverso,  io sono diverso.  Ognuno di  noi si porge nei confronti della realtà in  un modo che è tutto  suo.  Ed è questo suo modo, che è suo e di  nessun  altro,  che poi  lo  porta a soffrire cento invece che cinquanta o invece che duecento o a non soffrire.<br />
Con  questo voglio dirti. Michele, che non devi preoccuparti.<br />
Non  devi  studiare  diabolicamente,  come  dici  tu,  dei  modi per evitare il pericolo. Tu non sai da che parte può venire il  pericolo, ne sai se è un pericolo quello che ti aspetta.<br />
Può  essere  tutt&#8217;altro,  qualunque  cosa  sia non  importa. Tu  sai  anche  che prima  o poi  morirai,  non  starai  allora lì a passare i tuoi giorni ad evitare i pericoli di morire, allora non ti  metteresti  mai  in macchina,  non  andresti  da nessuna  parte,  non  usciresti di casa, non ti alzeresti dal letto  se  pensassi  che  può  capitarti  qualcosa  e  che  puoi morire.  Sai che prima o dopo dovrai morire ma non ci pensi altrimenti  non  riusciresti  a  vivere.<br />
Ecco,  adesso,  tutto questo non ti convince tanto.<br />
No,  no,  mi  convince  invece.  Ho  fatto tesoro profondamente, ma è di  Nunzio che m&#8217;interessa ancora.  Di  Nunzio.  Io verrò dopo,  tu  verrai  dopo&#8230;..E&#8217;  Nunzio  ora,  sì,  io  sono  certo che piangerà, magari di gioia, quando ascolterà queste parole e  forse&#8230;..  sì, forse  è  questo  l&#8217;aiuto  che  lui  aspetta  e noi aspettavamo.<br />
Quello che  serve a Nunzio è  sapere  perché ora  si trova a guardarsi in faccia.<br />
Io temo per quello che t&#8217;aspetta.<br />
Se tu non vuoi far briciole, non devi mangiare. Michele.<br />
Sì, ma ormai le briciole ci sono e si devono spazzare via.<br />
Quante, quante ce ne sono?<br />
Non  lo  so,  ma  si  debbono  spazzare  via.  Io  sono  pronto  a stare  con  lui  ad  aiutarlo  perché  io  sono  là,  non  ci  sei tu.  Tu  ci  sei  sempre  col  pensiero,  ci  sei  ora,  ma  io  lì materialmente devo fare qualcosa.<br />
Tu materialmente hai fatto qualcosa  Michele.  Non devi fare altro, non puoi fare altro.<br />
Lo  so,  lo  sappiamo che non è solo.  Nunzio ha una compagna che  è  divina.  E&#8217;  la  sua  forza,  perché,  talvolta  la  forza che abbiamo ci viene da una persona che ce la da&#8230;e questo è molto bello, perché è amore, &#8220;fratelli dal fondo dell&#8217;anima&#8221;, ecco perché voglio fare di più, di più per Nunzio.<br />
Michele  io  so che tu  vorresti  fare  più di  quello che fai e che anch&#8217;io vorrei fare più di quello che faccio. Ma che cosa  faccio  io e che cosa fai  tu?  Possiamo  solo essergli vicini. Ma questo voler fare di più dimostra come noi pensiamo che  sia  una  disgrazia,  perché  tu  vuoi  aiutare  Nunzio  in quanto  sai  che è vittima di  una disgrazia e vuoi fare in modo che ne esca,  prima possibile e nel migliore dei modi. Ma  io  già ti ho detto che non è una disgrazia. Al di là dell&#8217;apparenza c&#8217;è sempre una sostanza che spesso è in netta assoluta opposizione  nei  confronti  dell&#8217;apparenza.  Quello  che  alla  fine Nunzio  avrà  guadagnato da tutta questa  storia, quando sarà finita  e  quando  non  importa,  sarà una  grande  inestimabile ricchezza.<br />
Si, ne sono convinto.<br />
Ecco,  questo  deve  bastarti.  Michele,  questo  deve  bastarci per accettare la cosa.  E già Nunzio questo lo sa! E&#8217; vero, Nunzio, che già lo sai questo? Perché prima ancora che  accadesse tu lo sentivi che doveva essere così e perché doveva succedere.  Me  l&#8217;hai  chiesto  senza  osare  mai  chiedermelo apertamente, più volte me l&#8217;hai chiesto e più volte ho cercato di  risponderti  mai  apertamente  perché  mai  tu  apertamente<br />
me  l&#8217;hai  chiesto   e  nonostante  questo  è  successo  uguale. Questo  ti  dimostra  che  non  poteva  non  succedere.<br />
Capisci Michele,  non  poteva  non  succedere.  Altre  volte  l&#8217;abbiamo detto   e considerato,  le parole sono parole e restano tali e se ne vanno col vento anche se li fermi sulla carta. Quelle che non vanno mai via, che nessun vento potrà mai strappare da  dentro  di  noi,  sono  le esperienze.  Sono  le tracce che la  vita  ci  lascia  dentro.  Questo  è  il  vero  bene,  questa e la vera ricchezza. Questo è il valore dell&#8217;esperienza.<br />
Tu una volta  dicesti  &#8220;attendo visite&#8221; e poi,  &#8220;che sia una persona,  un  avvenimento,  un  fatto,  qualcosa  che  smuova  il meccanismo&#8230;..&#8221;<br />
Oh!  Dio!  Michele!  Ogni  tanto  una  piccola  parte di  verità riesce a farsi strada! Si! Ed io attendo ancora visite.<br />
Altre?<br />
Si!  Tre  visite che riguardano  noi  tre e  sette visite che riguardano me e solo me.<br />
Ha una scadenza tutto questo? Nell&#8217;ottantasette sarà risolto tutto. Ci troverà uniti e forti?<br />
Ora è meglio non  saperlo questo.  Nunzio.  Ora è meglio non saperlo  questo.  Michele.  Ora  è meglio non  saperlo.  Bruno. Noi  dobbiamo  solo  sapere che  la  prima delle tre visite la stiamo conoscendo. Ce ne saranno altre due che ci riguardano tutti e tre e poi toccherà a me. Questo è meglio dimenticarlo.<br />
Adesso abbiamo altro a cui pensare. Ora, Michele, lascialo riposare.</p>
<p>(Questa è una storia vera quanto vera è la tua. Ora ho settant&#8217;anni, tutto l&#8217;affetto dei familiari e degli amici, ma le sei braccia di cui uno era &#8220;il guerriero a farne uso&#8221; Bruno,  non ci sono più. Vivo nella memoria e scrivo da testatore a chi ha orecchie per sentire.)<br />
Un abbraccio michelangelo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: michelangelo</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3511</link>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 19:26:20 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3511</guid>
		<description>“Chi sa di essere fratello dal fondo dell’anima, costui sentirà il soffio del buon vento ciò che altri non potranno. Allora si leverà e, andando, potrà ben vedere come si scala una montagna coi denti. Dopo, potrà dirne al mondo ogni meraviglia e sarà ascoltato”.
Eravamo tre amici, tre fratelli dal fondo dell’anima, Bruno, Nunzio e io Michelangelo.
Nudi, i piedi nel fango e i capelli al cielo. Sei occhi, per scrutare l'insondabile,  
Sei braccia, per smuovere l'inamovibile,  
Sospesi  nel  vuoto,   il cielo  di  nebbia,  e leoni  ruggivano lontano.   
Non vedevamo,  ma potevamo ascoltare tutto il fragore degli elementi scatenati dentro di noi. C'è che dopo tutto eravamo vivi, ancora.
Un sogno, allora,  negli occhi,  per tutti ……
Un giorno capita un grosso guaio ad uno di noi.
Un telegramma, LUPI SBRANANO AGNELLO PUNTO EVENTI SPEZZANO BRACCIO ET SPADA AT TERZO DI NOI PUNTO TELEFONAMI IMMEDIATAMENTE STOP MICHELE
Prendo l’aereo e sono da Bruno.

 L'ultima volta Nunzio ti  chiese se potevi rendere più chiaro il  messaggio,  rivolto espressamente a  lui:  "...chi  per diletto solca piccoli cieli ... e intanto domanda a se stesso: devo  farlo?..."  e  tu.  Bruno  gli  rispondesti  con  un'altra domanda:  ti  soddisfa  di  più  una  cosa  regalata  o  una cosa conquistata?
Forse,  ora  ti  chiedo,  era  già  tutto  scritto.  Forse,  già, il  sacrificio era iniziato, questo olocausto della sua stessa persona, che ci  fa  sentire  coinvolti,  ma mai, mai come lui.
Come è pesante la verità!
Come è pesante. Nunzio, dì a Michele di non crucciarsi.
Se io ora ti dicessi che non c'è da crucciarsi ma da gioire tu non mi capiresti. E' difficile capire, e invece è semplice. Ora  comincia  il  difficile,  sai  Michele,  ora  cominceremo  a scoprire il fardello e il peso che ha, ma non dovete spaventarvi.
Ma perché questo sacrificio?
Non è un sacrificio. Non puoi chiamare un sacrificio il privilegio di  guardarti  allo specchio e di vedere esattamente come sei. O  sei  lupo o  sei  agnello,  non è questo  l'importante.
L'importante e che tu scopra attraverso il tuo stesso tallone quali  sono  le  strade  del  pericolo  e  della  vulnerabilità.
Il  tallone di  ognuno di  noi  è  lì  ora,  bene  in  vista agli occhi della coscienza, ed è in essa che appare tutto chiaro.
Siamo piccoli e siamo grandi, siamo vulnerabili e siamo indistruttibili. Siamo l'uno e l'altro a seconda di come ci muoviamo ed è un dilemma per tutti e tre.
Nunzio,  io già te  lo avevo detto,  già te  l'avevo detto di stare attento ma  sapevo che non potevi  stare attento perché non avevi  la misura della vulnerabilità. 
Be', ora ce l’hai! Ma  non  è un  sacrificio,  non è così  che dobbiamo  pensarlo. E'  una cosa che doveva accadere. Io vorrei che vi ricordaste "le braccia e le spade, per il bene, per il male e per l'ignavia" Non si può arrivare al bene  se non  si  passa attraverso il male.
Ma l'ignavia che c'entra?
L'ignavia non è la realtà di oggi ma quella di  ieri.  E'  un tempo  che  è  andato  quando  nessuno  dei  tre  sapeva chi  era e a che cosa  serviva.  Quello è superato, non ci appartiene più. Quello che adesso ci appartiene è il dopo. Hai capito?
Ora  noi  si  è  sempre  teorizzato  su  quello  che ci  aspetta, sul  bene  che  ci  dovrà  coinvolgere  e  sommergere  gli  altri attraverso  noi.  Ma  non  possiamo  fare  del  bene  in  teoria, solo sulla carta. Dobbiamo farlo veramente, operare veramente. Come  puoi  sapere  fino  a che punto è bene quello che devi fare se prima non ti sei scottato, se prima non hai conosciuto il male? Ora è toccato a Nunzio per primo e poi non è nemmeno vero  che  è  toccato  a  lui  per primo,  perché anche noi,  tu ed  io.  Michele,  anche noi  abbiamo  la nostra parte da fare, le  nostre  scoperte.  Tu  conosci  già  il  tuo  tallone e dove potrà  portarti,  ma  ancora  non è tempo per te.  
Non è vero Nunzio che non puoi rialzarti, già ti stai rialzando,  io lo so che già ti stai rialzando e non sei solo, non puoi essere solo, non lo sarai mai. Solo accetta quello che ti capita perché doveva capitare.  L'importante  è  che  tutto  questo tu  lo trasformi: tanto dolore, tanta forza. Dopo più niente potrà farti deviare dal  tuo  cammino.  Ma  devi  andare  in  fondo,  dobbiamo andare in fondo tutti e tre a quello che ci capiterà. 
Michele, io, dopo  di  te,  poi  insieme a te.  
La casa è  la nostra testa, non è  lecito perdere  la  propria casa,  già ve  l'ho detto e l'ho detto anche a me  stesso e  infatti  non  possiamo e non dobbiamo  perderla.  L'equilibrio  va mantenuto fino  in fondo. Quello che noi dobbiamo fare è troppo importante per pensare che questo, che potremmo adesso definire un incidente, possa spezzarci  le gambe.  Non e così,  anzi  ci renderà più forti, gambe e cervello. 
Michele, Nunzio ti ha detto di stare attento.
Io ti  dico di  stare attento nel  senso di guardarti bene il tallone, perché ci  sarà il momento in cui attraverso di esso scoprirai  tutta  la  tua  vulnerabilità  e  allora  ti  toccherà essere forte, come ora deve esserlo Nunzio e come per quella che è la mia vulnerabilità dovrò esserlo anch'io.
Questo  ancora  mancava,  questo  ancora  manca  " acciocché  il Modo si ravvisi".
Allora ci saranno altri sacrifici?
No, non sono sacrifici.
Altri dolori?
E' un confronto con noi stessi. Non puoi pensare di confrontarti con te  stesso  senza che ciò ti causi dolori, come tu dici, o come invece io dico, prove di forza. Se non sei forte veramente non puoi aiutare gli altri, non puoi andare incontro agli altri  quando  sai  ancora  di  essere vulnerabile  senza  sapere esattamente  in che modo lo sei.  Devi conoscere i tuoi punti deboli prima di andare incontro agli altri.  Devi sapere come evitare  i pericoli, e come fai a saperlo se non conosci  la tua  vulnerabilità?  Tutto  questo  significa  forza,  forza  che ne viene,  e  la forza è la Luce che ci serve.  
Le spade che adesso abbiamo...
Nunzio voleva che io ti portassi la sua Spada.
No,no,  la spada che Nunzio ha ora è più luminosa e più andrà avanti in questo confronto con se stesso, più luminosa diventerà questa  spada.  Alla  fine  la  luce  della  sua  spada diventerà tale che niente e nessuno potrà più offuscarne lo splendore.
Questo vale per te, vale per me. Solo quando saremo veramente forti.  Michele,  potremo  affrontare  il  mondo.  Non è facile affrontare il mondo, io ne ho paura ogni giorno, ogni momento, perché so che sarà una prova terribile.
Adesso si pensava a un modo per arrivare a comunicare agli altri  la  propria  grandezza.  Non è  la  nostra grandezza che dobbiamo  comunicare  agli  altri,  è  la  grandezza  dell'uomo, non  la  nostra.  Noi  potremo  fare  grande  l'uomo e rimanere piccoli  perché  non  è  nostro  compito  diventare  grandi,  ma rendere l'uomo grande,  insomma, dargli coscienza di esserlo. (continua)
P.S. Ho dimenticato di dirti che sono rimasto solo e so che mi aspettano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Chi sa di essere fratello dal fondo dell’anima, costui sentirà il soffio del buon vento ciò che altri non potranno. Allora si leverà e, andando, potrà ben vedere come si scala una montagna coi denti. Dopo, potrà dirne al mondo ogni meraviglia e sarà ascoltato”.<br />
Eravamo tre amici, tre fratelli dal fondo dell’anima, Bruno, Nunzio e io Michelangelo.<br />
Nudi, i piedi nel fango e i capelli al cielo. Sei occhi, per scrutare l&#8217;insondabile,<br />
Sei braccia, per smuovere l&#8217;inamovibile,<br />
Sospesi  nel  vuoto,   il cielo  di  nebbia,  e leoni  ruggivano lontano.<br />
Non vedevamo,  ma potevamo ascoltare tutto il fragore degli elementi scatenati dentro di noi. C&#8217;è che dopo tutto eravamo vivi, ancora.<br />
Un sogno, allora,  negli occhi,  per tutti ……<br />
Un giorno capita un grosso guaio ad uno di noi.<br />
Un telegramma, LUPI SBRANANO AGNELLO PUNTO EVENTI SPEZZANO BRACCIO ET SPADA AT TERZO DI NOI PUNTO TELEFONAMI IMMEDIATAMENTE STOP MICHELE<br />
Prendo l’aereo e sono da Bruno.</p>
<p> L&#8217;ultima volta Nunzio ti  chiese se potevi rendere più chiaro il  messaggio,  rivolto espressamente a  lui:  &#8220;&#8230;chi  per diletto solca piccoli cieli &#8230; e intanto domanda a se stesso: devo  farlo?&#8230;&#8221;  e  tu.  Bruno  gli  rispondesti  con  un&#8217;altra domanda:  ti  soddisfa  di  più  una  cosa  regalata  o  una cosa conquistata?<br />
Forse,  ora  ti  chiedo,  era  già  tutto  scritto.  Forse,  già, il  sacrificio era iniziato, questo olocausto della sua stessa persona, che ci  fa  sentire  coinvolti,  ma mai, mai come lui.<br />
Come è pesante la verità!<br />
Come è pesante. Nunzio, dì a Michele di non crucciarsi.<br />
Se io ora ti dicessi che non c&#8217;è da crucciarsi ma da gioire tu non mi capiresti. E&#8217; difficile capire, e invece è semplice. Ora  comincia  il  difficile,  sai  Michele,  ora  cominceremo  a scoprire il fardello e il peso che ha, ma non dovete spaventarvi.<br />
Ma perché questo sacrificio?<br />
Non è un sacrificio. Non puoi chiamare un sacrificio il privilegio di  guardarti  allo specchio e di vedere esattamente come sei. O  sei  lupo o  sei  agnello,  non è questo  l&#8217;importante.<br />
L&#8217;importante e che tu scopra attraverso il tuo stesso tallone quali  sono  le  strade  del  pericolo  e  della  vulnerabilità.<br />
Il  tallone di  ognuno di  noi  è  lì  ora,  bene  in  vista agli occhi della coscienza, ed è in essa che appare tutto chiaro.<br />
Siamo piccoli e siamo grandi, siamo vulnerabili e siamo indistruttibili. Siamo l&#8217;uno e l&#8217;altro a seconda di come ci muoviamo ed è un dilemma per tutti e tre.<br />
Nunzio,  io già te  lo avevo detto,  già te  l&#8217;avevo detto di stare attento ma  sapevo che non potevi  stare attento perché non avevi  la misura della vulnerabilità.<br />
Be&#8217;, ora ce l’hai! Ma  non  è un  sacrificio,  non è così  che dobbiamo  pensarlo. E&#8217;  una cosa che doveva accadere. Io vorrei che vi ricordaste &#8220;le braccia e le spade, per il bene, per il male e per l&#8217;ignavia&#8221; Non si può arrivare al bene  se non  si  passa attraverso il male.<br />
Ma l&#8217;ignavia che c&#8217;entra?<br />
L&#8217;ignavia non è la realtà di oggi ma quella di  ieri.  E&#8217;  un tempo  che  è  andato  quando  nessuno  dei  tre  sapeva chi  era e a che cosa  serviva.  Quello è superato, non ci appartiene più. Quello che adesso ci appartiene è il dopo. Hai capito?<br />
Ora  noi  si  è  sempre  teorizzato  su  quello  che ci  aspetta, sul  bene  che  ci  dovrà  coinvolgere  e  sommergere  gli  altri attraverso  noi.  Ma  non  possiamo  fare  del  bene  in  teoria, solo sulla carta. Dobbiamo farlo veramente, operare veramente. Come  puoi  sapere  fino  a che punto è bene quello che devi fare se prima non ti sei scottato, se prima non hai conosciuto il male? Ora è toccato a Nunzio per primo e poi non è nemmeno vero  che  è  toccato  a  lui  per primo,  perché anche noi,  tu ed  io.  Michele,  anche noi  abbiamo  la nostra parte da fare, le  nostre  scoperte.  Tu  conosci  già  il  tuo  tallone e dove potrà  portarti,  ma  ancora  non è tempo per te.<br />
Non è vero Nunzio che non puoi rialzarti, già ti stai rialzando,  io lo so che già ti stai rialzando e non sei solo, non puoi essere solo, non lo sarai mai. Solo accetta quello che ti capita perché doveva capitare.  L&#8217;importante  è  che  tutto  questo tu  lo trasformi: tanto dolore, tanta forza. Dopo più niente potrà farti deviare dal  tuo  cammino.  Ma  devi  andare  in  fondo,  dobbiamo andare in fondo tutti e tre a quello che ci capiterà.<br />
Michele, io, dopo  di  te,  poi  insieme a te.<br />
La casa è  la nostra testa, non è  lecito perdere  la  propria casa,  già ve  l&#8217;ho detto e l&#8217;ho detto anche a me  stesso e  infatti  non  possiamo e non dobbiamo  perderla.  L&#8217;equilibrio  va mantenuto fino  in fondo. Quello che noi dobbiamo fare è troppo importante per pensare che questo, che potremmo adesso definire un incidente, possa spezzarci  le gambe.  Non e così,  anzi  ci renderà più forti, gambe e cervello.<br />
Michele, Nunzio ti ha detto di stare attento.<br />
Io ti  dico di  stare attento nel  senso di guardarti bene il tallone, perché ci  sarà il momento in cui attraverso di esso scoprirai  tutta  la  tua  vulnerabilità  e  allora  ti  toccherà essere forte, come ora deve esserlo Nunzio e come per quella che è la mia vulnerabilità dovrò esserlo anch&#8217;io.<br />
Questo  ancora  mancava,  questo  ancora  manca  &#8221; acciocché  il Modo si ravvisi&#8221;.<br />
Allora ci saranno altri sacrifici?<br />
No, non sono sacrifici.<br />
Altri dolori?<br />
E&#8217; un confronto con noi stessi. Non puoi pensare di confrontarti con te  stesso  senza che ciò ti causi dolori, come tu dici, o come invece io dico, prove di forza. Se non sei forte veramente non puoi aiutare gli altri, non puoi andare incontro agli altri  quando  sai  ancora  di  essere vulnerabile  senza  sapere esattamente  in che modo lo sei.  Devi conoscere i tuoi punti deboli prima di andare incontro agli altri.  Devi sapere come evitare  i pericoli, e come fai a saperlo se non conosci  la tua  vulnerabilità?  Tutto  questo  significa  forza,  forza  che ne viene,  e  la forza è la Luce che ci serve.<br />
Le spade che adesso abbiamo&#8230;<br />
Nunzio voleva che io ti portassi la sua Spada.<br />
No,no,  la spada che Nunzio ha ora è più luminosa e più andrà avanti in questo confronto con se stesso, più luminosa diventerà questa  spada.  Alla  fine  la  luce  della  sua  spada diventerà tale che niente e nessuno potrà più offuscarne lo splendore.<br />
Questo vale per te, vale per me. Solo quando saremo veramente forti.  Michele,  potremo  affrontare  il  mondo.  Non è facile affrontare il mondo, io ne ho paura ogni giorno, ogni momento, perché so che sarà una prova terribile.<br />
Adesso si pensava a un modo per arrivare a comunicare agli altri  la  propria  grandezza.  Non è  la  nostra grandezza che dobbiamo  comunicare  agli  altri,  è  la  grandezza  dell&#8217;uomo, non  la  nostra.  Noi  potremo  fare  grande  l&#8217;uomo e rimanere piccoli  perché  non  è  nostro  compito  diventare  grandi,  ma rendere l&#8217;uomo grande,  insomma, dargli coscienza di esserlo. (continua)<br />
P.S. Ho dimenticato di dirti che sono rimasto solo e so che mi aspettano.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: STELLA</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3510</link>
		<dc:creator>STELLA</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 19:05:49 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3510</guid>
		<description>Ciao Pierrot, i tuoi versi sono davvero incantevoli. se me lo permetterai mi piacerebbe pubblicarli sul mio blog, con i relativi riferimenti a te e a Dentro e Fuori.. sono così intensi che vorrei davvero poterli condividere con altre persone. .. Un caro Saluto a te a tutti i ragazzi, che questo anno nuovo possa portare un pò di sollievo alle vostre esistenze.. un abbraccio Stella</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Pierrot, i tuoi versi sono davvero incantevoli. se me lo permetterai mi piacerebbe pubblicarli sul mio blog, con i relativi riferimenti a te e a Dentro e Fuori.. sono così intensi che vorrei davvero poterli condividere con altre persone. .. Un caro Saluto a te a tutti i ragazzi, che questo anno nuovo possa portare un pò di sollievo alle vostre esistenze.. un abbraccio Stella</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Carla</title>
		<link>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3503</link>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 09:22:27 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dentroefuori.org/prometeo/pierrot/il-detenuto/#comment-3503</guid>
		<description>Buongiorno Pierrot,

Immagino con molta difficoltà la vita dietro le sbarre, perchè per me che vivo "fuori" è tutto scontato, svegliarmi, uscire, andare dove e quando voglio.
Capisco la tua angoscia...
Ma perchè sei finito lì dentro?
Qual è la differenza tra me e te?
Io, che ho come idoli Falcone e Borsellino, e tutti gli uomini caduti per servire lo Stato, uno Stato che io amo nonostante tutte le sue contraddizioni, uno Stato fondato su una Costituzione scritta da uomini di valore che avevano combattuto contro il Fascismo.
Tu, che hai commesso un reato o più di uno e vieni considerato un "cattivo" ma che dimostri una sensibilità sconosciuta a molti che indossano giacca e cravatta. Cosa pensi tu, dello Stato?
Le tue poesie sono belle, Pierrot...
Mi piacerebbe conoscere il tuo nome. Ti ho spedito un libro usando il tuo nick, ti è arrivato?
E' un libro che a me è piaciuto molto. L'ho scelto  perchè mi sembrava  adatto a te.
Ma chissà...Io non so niente di voi, non vi immagino come i cattivi, nè come detenuti, ma solo come uomini che percorrono il sentiero della vita.
C'è chi va in una direzione, chi in un'altra...
Ma tutti abbiamo gli stessi sentimenti.
Ti riporto un brano tratto dal volume 4 del libro "La nuova rivoluzione umana" di Daisaku Ikeda.

"Hamada prese il mandarino che gli veniva offerto e lo tenne tra le mani senza riuscire a nascondere la commozione. Non avrebbe mai pensato, con un passato come il suo, di meritare un incoraggiamento così diretto e sincero.Il giorno seguente volle accompagnare Shin'ichi al treno per Tottori e ne approfittò per esporgli i suoi dubbi: Io sono responsabile del settore-disse-ma ho fatto solo le elementari. Leggo e scrivo con difficoltà e mi sento del tutto inadeguato.
Il valore di una persona non risiede nel suo bagaglio culturale nè nel suo status, fu la risposta di Shin'ichi. Nella Soka Gakkai tutto si basa sulla fede. Se lei si sforzerà di sviluppare la sua personalità attraverso la fede, tutti la sosterranno. Poi indicò gli alberi di ciliegio fuori dal finestrino. I loro rami erano scuri e spogli. Vede, quegli alberi sono così in questo momento, ma presto si copriranno di gemme che daranno vita a quei fiori che ci incantano con la loro bellezza. Allo stesso modo, nessuno sa cosa si nasconde nel cuore di una persona. In ognuno di noi c'è la vita del Budda. Se riusciamo a farla emergere essa si manifesterà nella nostra vita sotto forma di gioia e luminosità."

Ciao Pierrot

Carla</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno Pierrot,</p>
<p>Immagino con molta difficoltà la vita dietro le sbarre, perchè per me che vivo &#8220;fuori&#8221; è tutto scontato, svegliarmi, uscire, andare dove e quando voglio.<br />
Capisco la tua angoscia&#8230;<br />
Ma perchè sei finito lì dentro?<br />
Qual è la differenza tra me e te?<br />
Io, che ho come idoli Falcone e Borsellino, e tutti gli uomini caduti per servire lo Stato, uno Stato che io amo nonostante tutte le sue contraddizioni, uno Stato fondato su una Costituzione scritta da uomini di valore che avevano combattuto contro il Fascismo.<br />
Tu, che hai commesso un reato o più di uno e vieni considerato un &#8220;cattivo&#8221; ma che dimostri una sensibilità sconosciuta a molti che indossano giacca e cravatta. Cosa pensi tu, dello Stato?<br />
Le tue poesie sono belle, Pierrot&#8230;<br />
Mi piacerebbe conoscere il tuo nome. Ti ho spedito un libro usando il tuo nick, ti è arrivato?<br />
E&#8217; un libro che a me è piaciuto molto. L&#8217;ho scelto  perchè mi sembrava  adatto a te.<br />
Ma chissà&#8230;Io non so niente di voi, non vi immagino come i cattivi, nè come detenuti, ma solo come uomini che percorrono il sentiero della vita.<br />
C&#8217;è chi va in una direzione, chi in un&#8217;altra&#8230;<br />
Ma tutti abbiamo gli stessi sentimenti.<br />
Ti riporto un brano tratto dal volume 4 del libro &#8220;La nuova rivoluzione umana&#8221; di Daisaku Ikeda.</p>
<p>&#8220;Hamada prese il mandarino che gli veniva offerto e lo tenne tra le mani senza riuscire a nascondere la commozione. Non avrebbe mai pensato, con un passato come il suo, di meritare un incoraggiamento così diretto e sincero.Il giorno seguente volle accompagnare Shin&#8217;ichi al treno per Tottori e ne approfittò per esporgli i suoi dubbi: Io sono responsabile del settore-disse-ma ho fatto solo le elementari. Leggo e scrivo con difficoltà e mi sento del tutto inadeguato.<br />
Il valore di una persona non risiede nel suo bagaglio culturale nè nel suo status, fu la risposta di Shin&#8217;ichi. Nella Soka Gakkai tutto si basa sulla fede. Se lei si sforzerà di sviluppare la sua personalità attraverso la fede, tutti la sosterranno. Poi indicò gli alberi di ciliegio fuori dal finestrino. I loro rami erano scuri e spogli. Vede, quegli alberi sono così in questo momento, ma presto si copriranno di gemme che daranno vita a quei fiori che ci incantano con la loro bellezza. Allo stesso modo, nessuno sa cosa si nasconde nel cuore di una persona. In ognuno di noi c&#8217;è la vita del Budda. Se riusciamo a farla emergere essa si manifesterà nella nostra vita sotto forma di gioia e luminosità.&#8221;</p>
<p>Ciao Pierrot</p>
<p>Carla</p>
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