Archivio della Categoria 'Dialoghi con il gatto'

Vietato sorridere

Martedì 23 Dicembre 2008

Ciccio: “E con le ragazze?”
Come ti ho detto, erano uno scudo per sopportare le maschere che in ogni occasione indossavo.
“E loro ti volevano bene?”
Non so dirtelo, in quel tempo era tutto così veloce, ma io soffrivo ugualmente, e credo anche loro. Anche se i comportamenti erano ancora infantili: ci si mandava bigliettini, venivano le amiche a chiedere e a riferire. A pensarci ora era tutto molto bello, emozionante e allo stesso tempo triste… ma chi conosceva tutto questo… ciò che sentivo era la rabbia, la ribellione verso un qualcosa che mi faceva male, e di contro utilizzavo il divertimento per spegnere tutto ciò che avevo alle spalle.
“E funzionava?”
Solo in parte, Ciccio, solo in parte… Arrivarono le giostre, e in quel periodo appena uscivo da scuola correvo subito al parco. Conobbi un ragazzo, che aveva una giostra con macchinine per bambini, una pista a gettoni, gli chiesi se aveva bisogno di una mano e subito mi disse di sì. Alcuni giorni saltavo anche la scuola per andare a dargli una mano, e per pranzo mi portava alla roulotte della madre a mangiare, ma erano strani come madre e figlio…
“Come mai?”
Perché lui era straniero, lei italiana, forse era adottato… Ma non è questo che è importante, bensì quello che avvenne. Credo che in quel tempo ero una calamita per certe cose, tutto filava liscio, mi divertivo, avevo le ragazze, qualche compagno, ma nemmeno a farlo apposta era come se un demone fosse in agguato. Forse, un po’ di sorrisi non mi erano permessi… Mi trattavano una meraviglia, mi facevano sentire come se fossi a casa mia, e per un mese lo divenne, da mattina a sera.
“Perché ti fermi?”
(…)
“Non ci credo, ti prego, dimmi che non è così”
Come dicevo, con loro stavo bene ed ero contento. In quel periodo si doveva andare in gita con tutta la classe, ma io ne approfittai per stare tutto il giorno con quelli alla giostra, che ormai era completa…

(31. Continua…)

Dalla bici al motorino

Domenica 14 Dicembre 2008

Avevo paura che qualcuno mi giudicasse, ma ero io a giudicare me stesso. E quando qualcuno faceva battute sull’intimità, io mi rabbuiavo e volevo scappare, perché anche se le battute non erano rivolte a me, avere sempre una nuova ragazza era per me un paravento.
Ciccio: “Allora le usavi”
E’ brutto da dire, ma per me erano uno scudo. Il mio essere infido non si limitava a questo, facevo anche in modo che, parlando con le altre, si vantassero di come le trattavo, come le coccolavo.
“Astuto”
Ma questo non vuol dire che nei distacchi io non soffrissi. Anche perché io soffrivo in silenzio, mentre innanzi agli altri ragazzi mi vantavo, fingendomi un duro. Sì, un duro di burro, perché dentro mi contorcevo. Anche con i ragazzi della zona tutto andava a gonfie vele, ora eravamo passati dalle bici ai motorini e i nostri orizzonti spaziavano dal mare alla montagna. Erano le grandi avventure… Scusa Ciccio, sto saltando un bel pezzo, questo avvenne l’anno successivo… Fammi fermare un attimo, prima c’è ancora dell’altro. Mi sono reso conto che ero passato all’anno dopo, anche perché ho ripetuto due volte la prima media, ma è vero che con i ragazzi della zona non mi sono mai perso di vista, e appena potevo scappavo per andare a giocare con loro, o meglio a fare la parte del gruppo che non aveva bisogno degli adulti. Casa mia era al crocevia di tre zone, e così io conoscevo tutti, anche perché credo che cercavo già qualcuno che mi volesse bene, e finivo con l’idealizzare le persone, anche se poi mi facevo del male, anche se io stesso creavo l’anticamera della delusione.
“Cosa vuol dire?”
Sai, Ciccio, credo che inconsapevolmente fossi già alla ricerca di qualcuno che mi volesse bene, che mi amasse, quindi mi attaccavo alle persone, creando delle aspettative che non giungevano mai a buon fine. E mi facevo del male.

(30. Continua…)

Perché lei

Giovedì 4 Dicembre 2008

 Trentesima puntata dei dialoghi in cella tra Pierrot e il suo gatto Ciccio.

Perché lei? Lei che pur vive come in un riflesso che non potrò mai raggiungere per non ferirla. L’amore… uno splendido sogno che due occhi e un sorriso hanno saputo riaccendere in me, ma che danno uno strascico di paura e dolore per l’infame passato che io, e solo io ho creato.
“Sono senza parole”
Smettila Ciccio, non prendermi in giro.
“No, dico sul serio, le tue parole sono molto belle, e ho voglia di scoprire nel proseguire da dove arrivano, poiché non le sento costruite, ma sono certo che tu le abbia vissute”
Sai, Ciccio, non ti facevo così acuto, difficilmente ho trovato chi comprendesse ciò che tra le righe si cela, è vero quando scrivo mi riporto indietro a cose già vissute, in modo da poter trascrivere le emozioni di quel momento, ma poi le rendo fantasiose nel proiettare nel futuro ciò che ora sto vivendo come un sogno nella mia interiorità.
“Sapevo che parlando con te, ascoltando ciò che hai vissuto, avrei potuto comprendere meglio alcune cose, e so che c’è ancora molto altro”
Credo proprio di sì, ho ancora tanto da raccontarti di me, anche se oggi spero venga la psicologa o veda quegli occhi splendidi che mi permetteranno il sollievo seppur momentaneo dentro di me, e così ripartire da dove eravamo… Allora torniamo a me. Dopo l’episodio di mio zio, ormai mi ero chiuso completamete in me stesso, quello che sapevo fare era gettarmi allo sbaraglio e creare frastuono intorno a me, per non sentire dentro quello schifo, per poter alzare la testa e trovare il coraggio di guardare in faccia le persone. La scuola proseguiva, tra alti, bassi e totale solitudine, anche nelle feste indossavo ormai maschere di circostanza, ma più di tutto avere vicino sempre una ragazza mi faceva sentire meglio.
“In che senso?”
Avevo paura che qualcuno potesse sapere, aver capito cosa mi era successo. Avevo paura…

 (30. Continua…)

Maledetto virus

Sabato 15 Novembre 2008

Un inetto che credeva di essere libero, incoscienza, immaturità di uno stolto che voleva soffocare la vita, ma ha finito con il soffocare se stesso, pagando un prezzo ancora più alto… a rinunciare a ciò che più desiderava… l’amore. Ora lei rovescia il mio essere dentro e fuori, mi fa volare e poi precipitare, non lo distinguo dentro le mie emozioni, dentro le mie sensazioni. Gira la mia testa, pulsa il mio petto nel tremore di un corpo inerme e arrendevole. Ti odio per avermi concesso di perdermi in questo labirinto, ti odio ma non sentirti in colpa poiché non è tuo questo odio che sento dentro, poiché non è tua questa rabbia feroce… Sto male nel viverti anche se solo attraverso le ali del sogno, sto male nel vederti ogni giorno come stella irrangiungibile, ma ti supplico, non andartene, tu sei la mia vita, tu sei l’estasi del mio cuore, sei il gioiello per ogni uomo, ma si contro sei per me anche sofferenza.
Conosci l’amore, e lo vivo in questo sogno dove aggrappato alle tue zampe di splendido cigno mi porti verso il cielo, tu che non sai, che vivi ingenuamente la tua vita perché pura, e non ti accorgi di quanto io possa nascondermi per non farti del male, per non farmi del male. Altro male.
Che vita è questa mia? Conosco l’amore ma non posso assecondarlo, conosco l’amore ma non posso viverlo… Non posso prendermela con nessuno, e se perdo anche te è solo colpa mia, colpa della mia paura di amare.
Maledetto virus. Tutto vive e muore nello stesso istante in cui nasce.
Maledetto virus. Devo conviverci, pur odiandolo, sempre insieme, pur non sopportandolo.
Maledetto virus. Ti scuso pur non potendo amare, ti seguo nel mio modificare ulteriormente la mia vita.
Maledetto virus. Ma perché proprio lei…

(29. Continua…)

Maledetto male

Martedì 4 Novembre 2008

Mentre racconta la sua vita, Pierrot non vorrebbe essere interrotto continuamente dal curioso gatto Ciccio.

Sto così così, Ciccio, non sono cose che vanno via con una passeggiata in sezione e con l’aver fumato una sigaretta.
“Se vuoi possiamo parlare d’altro e, per ora, lasciare perdere”.
Di cosa vorresti parlare?
“Perché non mi leggi qualcosa che hai scritto, qualche poesia… fai tu”
Beh, fammi cercare… Allora eccomi, ora posso leggerti quello che ho scritto le prime volte che questa persona mi ha concesso di tuffarmi nei suoi occhi. Ma sia ben chiaro Ciccio: oltre alla verità c’è anche la mia capacità di sognare, di volare, nel costruire un qualcosa che esiste solo dentro di me.
“Cosa vuol dire allora, che è reale o no?”
Vuol dire che è reale fin dove non immagino ciò che potrebbe essere ma non sarà mai, sia perché lei non lo sa, sia perché io non lo permetterei.
Ciccio, il perché è in ci che ancora ti devo raccontare.
“Allora aspetto”.
Tranquillo, tutto si ricollegherà a ciò che per ora è solamente raccontarti la mia vita. Ma come in questi casi che ti ho appena accennato, quando sono ancora avanti tutto si ripresenta e diviene un muro difficile da superare.
“Sono certo che tu sai cosa è ma non vuoi ammetterlo”.
Accidenti a te, Ciccio, devi sempre precisare… Con questo scritto capirai qualcosa del mio presente e di ciò che vivo nell’essere sieropositivo. Ascolta e non interrompermi come al solito.
“Accidenti, quando toccano quegli occhi diventi un altro, è come se fossi tu quello offeso”.
Ciccio!??
D’accordo, d’accordo. Io taccio, ma so di aver colpito nel segno, e compreso più di quanto tu non voglia ammettere”.
Senti, cominciamo a leggere, non mi piace la piega che stiamo dando a questo dialogo. Ora ascolta… Comincia così: Vorrei perdere questa mia capacità di sognare, ma è parte di quel bambino che non sono mai stato, un bambino che è prigioniero di un corpo ormai adulto… Vorrei essere capace di spegnere questo cuore che palpita nel cercare amore… Sento tanto dolore, sento un pianto che non ha fine, sento il bisogno di scappare da tutto e tutti.
Come ha potuto guardarmi con quei suoi occhi splendidi, come ho potuto permettere al suo sorriso di sciogliermi come un fiocco di neve al sole? Io non devo. Io non posso permettermi questo.
Maledetto male che ha invado il mio essere, il mio vivere, mi sei entrato dentro punendomi per il mio essere stato stupido, per essere stato un inetto.

(27. Continua…)