In prima media
Sabato 12 Luglio 2008Pierrot intrattiene il gatto Ciccio con un racconto sui tempi della scuola…
Finalmente ero in prima media. A sentire molti era un traguardo, un qualcosa di cui essere contenti per averlo raggiunto. Invece per me era un qualcosa di faticoso, dovevo stare in mezzo agli altri ma non ero capace di guardarli negli occhi.
Così indossai una maschera per nascondermi. Ero un clown, un buffone, facevo ridere tutti, ero capace di far gioire chiunque, di donare al suo volto il sorriso. Ed era proprio attraverso la dirompente giocosità che nascondevo il mio incubo peggiore.
“Andavi bene a scuola?”
Eh, magari, passavo dalle sette alle otto ore fuori dalla classe, conoscevo meglio i bidelli dei miei insegnanti, e anche la preside la vedevo spesso. Tornavo a casa ogni giorno con sei, sette, cinque note per volta, tolte quelle sul registro, e ogni giorno erano botte da orbi…
“Che significa, che chi te le dava non vedeva.”
Ma cosa dici, è un modo di dire, cioè è quando le prendi senza sapere da dove arrivano e quanti sono a dartele, pur sapendo che è uno solo. Ho preso botte con tutto quello che si può prenderle, pugni, calci, le ho prese con battipanni, cinghie, addirittura vi è stato un periodo in cui il tetto davanti al balcone era un cimitero di oggetti. Infatti, appena tornavo da scuola buttavo sul tetto le cose con cui rischiavo di prenderle. Ricordo anche che quando mio padre arrivava lo facevo impazzire attorno al tavolo della cucina.
“Come attorno al tavolo?”
Avevamo un tavolo rotondo, di quelli apribili, e io ci giravo attorno per non farmi menare, e anche quando lui lo spingeva contro il muro io ci passavo sotto, ma questo lo infuriava ancora di più.
“E ti prendeva”
Sì, eccome se mi prendeva, una volta dovetti raccontare all’insegnante che ero caduto dalle scale, ma erano state le botte.
“E perché non l’hai detto?”
Perché era la mia famiglia, e perché quello sporco ero io, e meritavo tutto quello… Capitava anche che i miei per lavoro stavano fuori, e io dovevo guardare le mie sorelle, e se rompevano qualcosa giocando quando rientravano ero io a prendere le botte…
(20. Continua…)

