Perché non arriva nessuno
Domenica 18 Maggio 2008Proseguono le conversazioni nella cella tra Pierrot e il suo gatto Ciccio.
Allora, eravamo rimasti a quel ragazzo che mio padre aveva ospitato e che uccise un uomo quando ancora era un bambino e voleva solo volare, sognare, giocare ed essere amato.
“A proposito dell’amore, non credo di dover aspettare, comincio a capire cosa sia”.
Sì, Ciccio, ma esistono molte sfumature, e non so se sarò capace di dartele. Ora però ti prego, lascia che ti dica di quell’orrido episodio.
“D’accordo, sono pronto.”
Stavo dicendo, io ero nel mio letto che provavo a dormire, quando sentii alle mie spalle una presenza. Ho sentito un brivido freddo avvolgermi, ero così spaventato che non riuscivo nemmeno a voltarmi. D’un tratto sentii la coperta muoversi e due mani che mi toccavano. Non erano carezze, erano fredde e mi raggelavano, scorrevano su e giù per il mio fianco, poi sul petto, ora sulla faccia, e io sempre immobile, sempre più spaventato, anzi il mio era vero e proprio terrore. Nel frattempo una voce mi sussurrava all’orecchio: «Ti piace, è bello, non avere paura, vedrai che ti piacerà». Non capivo, mentre quelle mani mi toccavano io urlavo a squarciagola, mi dimenavo, mi difendevo, ma in realtà tutto questo avveniva solo nella mia mente, il mio corpo era immobile. La stanza era divenuta buia, o forse erano i miei occhi che si erano chiusi. Poi, di colpo, quelle mani si infilarono nelle mie mutandine e il tocco divenne più frenetico, sentii un peso entrare nel mio letto, un corpo attaccato alla mia schiena, e ancora quel bisbiglio. «Dai, girati, toccami anche tu, vedi che è bello, non aver paura, facciamo in fretta…». Perché non arriva nessuno, pensavo, perché sto così male. Ma lui continuava…
(12. Continua)

