Archivio della Categoria 'Teatro per evadere'

Teatro di guerra

Giovedì 5 Giugno 2008

E’ stato davvero un bell’evento lo spettacolo che io ed i miei compagni abbiamo tenuto per cinque serate tra il 17/4 ed il 22/4 nel carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino.
L’emozione in me, e anche nei miei compagni, era “palpabile” ma nonostante ciò siamo stati bravi lo stesso, almeno questo è quello che ci hanno detto tutti. Perchè io ero così emozionato che per le prime tre serate pensavo e ripensavo (quando ero sul palco) solo a quelle poche battute che dovevo dire.
Io ero il “saccente” che beveva the dall’inizio alla fine, che si lamentava perché non ci sono più lavavetri italiani e che voleva mettersi le mani nei capelli nonostante la mia testa lucida…
Essere applaudito con tanto entusiasmo mi ha davvero gratificato, ne è valsa la pena fare quattro mesi tra prove e idee per mettere su l’intero spettacolo, sì, perché anche la trama ed i testi sono “nostri”, abbiamo lavorato parecchio.
Ringrazio sia Mari che Geppi che sono state così carine da venirci a vedere e che ci hanno fatto i complimenti per lo spettacolo. Poi le ultime due serate iniziavo a prenderci gusto ed è finito. Anche se era molto impegnativo e in quei giorni abbiamo dovuto modificare tutti i nostri tempi. Mi ripeto, ne è valsa davvero la pena.
Ora sono tornato nel solito tran tran, mi rituffo nelle mie prospettive personali; tra breve riacquisterò la mia libertà, ormai manca veramente poco, inizieranno i veri ostacoli, trovarmi un mio spazio, una collocazione in un mondo che mi guarderà con diffidenza e severità e a volte cercando di evitarmi, ma io non mollerò di certo per questo, anzi…

Saluto tutti e abbraccio Mari e Geppi
Francesco

Sulla zattera, da solo

Sabato 14 Aprile 2007

Ciao a tutte e a tutti, carissime/i.
Vi chiedo scusa per la mia assenza, ma sono stato alquanto impegnato a sedare una lotta impari tra ragionevolezza e rabbia per l’ennesima illusione, che è sfumata come sfuma l’effetto di fata Morgana. E’ stata dura ma la ragione ha avuto la meglio.
Non ho voluto partecipare allo spettacolo di febbraio. Visti gli eventi negativi che mi giravano intorno scelsi di lavorare in cucina, l’unico luogo che mi permetteva di stare da solo anche durante il giorno. Avevo brevi contatti di dialogo con i socializzanti, che hanno rispettato e accolto la mia richiesta di rimanere sulla zattera da solo.
Non nascondo che lo spettacolo mi ha toccato molto. Da tempo non condivido quasi niente con gli altri, e l’assistere e rivedere la mia scelta sul palco altro non è stata che una conferma della mia convinzione.
Durante una riunione di fine febbraio informai il gruppo di un progetto che elaboro da un po’, che altro non è che creare una comune agricola per ammortizzare il dramma dell’uscita. Per chi come me non ha niente e nessuno e vuole chiudere con il passato e ricominciare.
Per ora me ne sto nella mia zattera da solo, piuttosto che su una nave incagliata in un’isola felice. La mia felicità va oltre il muro, corre verso est, dove sorge l’alba.
Vi abbraccio tutte e tutti. In particolare Elena.
Sempre io, Aglianò Salvatore.

“La sofferenza è tua amica, impara ad amarla e sarai un uomo libero”.
Nelson Mandela

Lettera agli attori e ai collaboratori di C.A.S.T.

Lunedì 12 Marzo 2007

Ora capisco, amici della CAST di Claudio Montagna, quanto sia importante avere delle persone che ci vogliono bene, anche se non possiamo vederle, anche se non sono vicine a noi. Ma ci sono, sono nel nostro cuore e camminano con noi.
Beh, innanzitutto siete delle persone che non è facile e non sarà facile dimenticare anche volendo. Vi penso spesso. Il vostro sorriso, la vostra voglia di vivere, la vostra grinta sono difficili da eguagliare. Penso a quante risate ci siamo fatti assieme, le storie raccontate, e mi mancano.
Mi impressionava di voi la voglia di conoscere e provare tutto come fosse la prima volta.
Detto questo, mi spiace che non possiamo rivederci tutti quanti presto.
Io sto alla grande, ho una famiglia che mi ama tantissimo, anche se in questo momento non c’è. Sono in Brasile, mi aspettano con trepidazione.
L’importante è non dimenticare mai la voglia di lottare, perché anche quando saremo soli sarà la cosa più importante che avremo.
E’ inutile dirvi che vi salutiamo tutti noi del gruppo Prometeo. Continuate così, siete stupendi e pieni di luce, quella del Buddha.
Evandro

L’isola la porto con me

Martedì 6 Marzo 2007

Sono Giorgio, partecipo al programma Prometeo.
Premetto che io l’ho visto quasi nascere nel ’97, e a dire il vero non era un’isola felice come qualcuno la definisce. Dal ‘99 non c’ero più venuto alla Prometeo, in quanto la trovavo una sezione uguale alle altre, se non per il fatto che si rimaneva a parte e che c’erano subito i medici per qualunque emergenza.
Nel 2006, rientrando, mi è stato proposto di tornare alla sezione Prometeo. Ho chiesto una settimana per decidere, poi parlando con il dott. Leo e Arianna mi sono convinto che c’era stato un cambiamento.
In effetti il cambiamento c’è stato. Siamo uno per stanza. L’unica cosa che hanno tolto sono i computer. Grazie all’incompetenza degli elettricisti il dott. Buffa si è fatto convincere e li ha tolti. Spero che ritorni sui suoi passi.
Quando sono arrivato eravamo otto malati e quattro socializzanti. Uno lo conoscevo da svariati anni, Elio, una persona che in tutti i modi ti sta vicino e, a parte il Nonno, colui che più si impegna per dare conforto alla sezione con la sua disponibilità.
Dopo qualche giorno che ero in sezione, sento parlare di una riunione per fare teatro. Come tutti ho partecipato a questa chiacchierata per realizzare uno spettacolo. Ma quando Montagna, Franco ed Elisabetta hanno visto che eravamo solo una decina, venne loro il dubbio di come realizzare uno spettacolo in breve tempo e con pochissimi reclusi.
Pian piano, parlando, mentre le persone aumentavano ma non bastavano mai, è venuta l’idea a Montagna e pure al Nonno Sergio di mettere insieme i suoi attori e noi, di amalgamare il tutto in modo che il pubblico non distinguesse chi fossero i detenuti.
Io mi volevo astenere, anche perché dopo che hai superato il mezzo secolo non ti senti in grado di affrontare una cosa che tu nel tuo io non avevi mai programmato. Ma grazie all’aiuto di Franco ed Elisabetta ho partecipato a questo spettacolo.
Le prove sono state solo due con gli esterni. Con grande franchezza devo dirvi che non mi aspettavo delle persone così cordiali, così dotate di disponibilità e amicizia. Per loro era la prima volta che entravano a pieno contatto con noi ed è nato subito un feeling di amicizia. Ragazze e ragazzi di una squisitezza inaudita.
Ora il sipario è sceso e si è tornati alla monotonia di sempre. L’ozio è il padre dei vizi. Ma voglio che sappiate che per me quei giorni mi hanno portato tanta di quella gioia che non avevo ormai da svariati anni.
Voglio ringraziare tutti quelli che hanno partecipato. Cristina, Elisabetta, Erica, Giorgia, Marta, Sara, Manuela, Silvia, Angela, Jessica, Franco, Davide, Enrico, Francesco, Giada, Davide C. e Montagna.
In più voglio farvi sapere che per me l’isola felice siete stati tutti voi. Sei giorni bellissimi e non ho parole.
Ora forse verrà una fitta nebbia e i raggi di sole non riusciranno a disperderla, ma la mia isola la porto con me, nel mio cuore.
Un caloroso grazie anche ai musicisti.
Con stima e amicizia. Giorgio

Capitano di me stesso

Lunedì 5 Marzo 2007

Sono sempre io, Giancarlo.
Per Fabrizio.
Nello spettacolo non ero il Capitano e sinceramente non sarei riuscito a fare bene quella parte, io ero solo l’Innamorato, parte che mi si addice di più perché io sto amando tutto ciò che sto facendo qui: dal teatro al lavare le pentole o ritinteggiare la cella di un compagno.
Ci è stato chiesto di scrivere le nostre impressioni sul teatro e spero che tutti scrivano qualcosa, sarà bello leggere e commentare cosa ci ha lasciato questa esperienza. A me personalmente la cosa che è piaciuta di più è stata la voglia che abbiamo messo tutti per riuscire a realizzare ciò che abbiamo fatto. Per chi non ha visto lo spettacolo dirò che abbiamo fatto una cosa che per qualcuno è impensabile, cioè lavorare tutti insieme (undici detenuti e, penso, venticinque tra attori, musicisti, tecnici, regista). Questo abbiamo fatto. E vi assicuro che non è stato facile ma è sicuramente una delle esperienze più belle a livello umano.
In questo momento sto ridendo al pensiero della prima volta che ci siamo visti: la tensione si tagliava, tutti avevano le barriere ben alzate e non solo chi entrava per la prima volta in carcere, forse le barriere le abbiamo alzate di più noi. Pensare ed accettare che professionisti entravano e lavoravano con noi. Credo che molti di noi avranno pensato: “ma questi che diavolo vogliono e chi li ha portati qua; io voglio farmi la mia galera in pace”. Poi pian piano ho visto cadere tutte le barriere, una dopo l’altra e quando è finito tutto forse ci ha salvati solo la barca o la zattera. Perché le lacrime sono cadute a fiumi (forse dire a mari è più indicato). Questo mi ha lasciato questa esperienza, che forse il mondo ha ancora una speranza, se riusciamo ad avere meno pregiudizi e ogni tanto crediamo che un’utopia diventi realtà.
Capite ora perché mi era più indicata la mia parte? Io posso essere solo il capitano di me stesso, vi assicuro che è difficile; sicuramente amare qualcuno per me è la cosa più semplice, e a volte più comoda, perché è facile amare, molto più difficile è amarsi, ma d’ora in poi sarà un po’ più semplice farlo.
Ora vi saluto tutti, grazie per ciò che scrivete e di conseguenza di come mi fate sentire leggendovi, vi voglio bene: per me è facile, è una battuta, ma è vero.

Giancarlo

p.s. - per Giò – tu riesci sempre a sorprendermi, questo è un buon spunto per continuare a scriverci. Senza polemica, OK.