Pierrot oggi è inquieto, e anche il gatto Ciccio, mentre dialogano nella cella in sezione, salta dal tavolo al letto, dal letto alla sedia, e non trova la maniera di sdraiarsi e di dormire, cosa che per un gatto è davvero strano.
La verità, Ciccio, la verità è sempre scomoda. Alcune volte fa bene, altre è necessaria, e nel mio caso mi crea dolore, un forte e profondo dolore che ancora oggi grida e rivendica la sua innocenza. E’ questo il motivo per cui tutto è anonimo, persino io mi devo proteggere.
“In che senso?”
Ho chiesto un sostegno psicologico, ma ancora non è venuto nessuno, e pensare che ci contavo. Quando arrivo a questo punto ho un freno tutelatore che si innesca.
“Cosa vuol dire, che non mi parlerai di questo episodio?”
No, Ciccio, ti racconterò tutto, anche se starò molto male.
“Ma se ti fa soffrire e tornare a vivere cose brutte, non raccontarmelo.”
Preferirei, Ciccio, e credimi, vorrei, ma se lo saltassi non avrebbe senso tutto il resto che ti sto raccontando.
“Mi dispiace”
Non devi dispiacerti, sono io che mi scuso con te per questa storia, che forse ti starà annoiando.
“Non è vero… anzi, sto cominciando a capire tanto di te.”
Spero che tu non pensi che mi sto commiserando. Arriveremo alla vita, all’amore. E’ il motivo per il quale il nostro dialogo è cominciato, ma ti prego, aiutami.
“Come posso farlo?”
Stammi vicino e dammi affetto e amore, e nelle mie lacrime non commiserarmi, ma prega insieme a me per trovare la forza di vivere, di riprendere a vivere, poiché fino a oggi sono stato l’ombra di me stesso.
“Guarda che io ci sono, non sei solo.”
Grazie Ciccio, grazie e ancora grazie, ora scusami, ma se pure sto prendendo tempo vedo appannato e devo sciacquarmi con dell’acqua fredda.
“Non preoccuparti. Prenditi tutto il tempo che vuoi.”
(11. Continua)