Non sono le sbarre
di Giancarlo, 25 Ottobre 2006Ciao, sono Giancarlo. Sono un detenuto delle Vallette a Torino.
Quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa per questo blog non ero sicuro di volerlo fare. Poi, pensandoci, mi sono detto perché no, in fondo quello che ti sta succedendo merita di essere raccontato.
Così ho deciso di scrivere. Fatta questa premessa, passo a raccontare.
Appena mi hanno arrestato ho pensato che questa volta non riuscivo a vedere come sarebbe finita questa storia. Riuscivo a vedere solo il negativo. Fino a quando il medico del blocco mi ha detto di provare a fare la domanda per andare in una sezione attenuata, per sieropositivi. Dopo un paio di colloqui con le operatrici sono arrivato qui, alla Prometeo, e l’ho capito subito che avevo fatto la scelta giusta.
Qui ho trovato un’atmosfera molto goliardica. Ho ricominciato a ridere e scherzare come non facevo da tanto tempo.
Questa cosa mi ha aiutato a fare una riflessione. Che non sono le sbarre a limitare la nostra libertà, ma forse è l’approccio mentale che conta. Io ora sto dietro queste sbarre, ma mi sento libero.
La prossima volta vi spiegherò il perché.
Giancarlo


25 Ottobre 2006 alle 10:57 pm
bella iniziativa questa del blog per far esprimere i carcerati, ne farò un articolo su http://www.wema.com

26 Ottobre 2006 alle 10:11 am
Ciao Giancarlo, sono contenta che hai deciso di scrivere in questo blog, si e’ vero non sono le sbarre a limitare la tua liberta’, un piccolo sorriso per te! ciao Maria Virginia…
26 Ottobre 2006 alle 12:42 pm
E’ bello leggere interventi dei nuovi della sezione… sono contenta che tu abbia deciso di scrivere alla fine. Aspetto la continuazione della tua storia! Le sbarre limitano un certo tipo di libertà, ma hai perfettamente ragione nel dire che non limitano tutta la libertà di un uomo, tanto più che tu sei qui a raccontarcelo.
Sono contenta che anche tu, come altri, sfruttiate questo mezzo perchè per noi - che stiamo al di là di quelle sbarre forse davvero più fisiche che mentali - è molto importante sentire la voce di chi invece vi sta dietro.
Un abbraccio
26 Ottobre 2006 alle 2:02 pm
bisognerebbe trovare un compromesso per il libero accesso dei detenuti ad internet. almeno monitorato, che so.
quello sarebbe un altro bel passo avanti per sentirsi liberi nonostante quelle scomode barriere architettoniche, le sbarre.
26 Ottobre 2006 alle 5:32 pm
ciao gincarlo!
benvenuto, innanzitutto.
sono fiera della tua testimonianza, perchè può aiutare chi ancora non è convinto a migliorare la sua opinione rispetto alle sezioni attenuate del carcere.
credo che li dentro non ci siano numeri e criminali, ma UOMINI.
uomini VERI E DEBOLI COME TUTTI NOI, MA ANCHE FORTI E SPERANZOSI.
UOMINI CHE CREDONO ANCORA ALLA LIBERTà,PUR VEDENDOSELA NEGATA.
NON TI SEMBRA UNA GRAN COSA? a me si..
un sorriso,
elisa
26 Ottobre 2006 alle 9:55 pm
Benvenuto Giancarlo!
E’ la prima volta che scrivi qualcosa..ma aspetto già un secondo pezzo.. Menomale che hai deciso di scrivere..!
Penso che sia tutt’altro che scontato fare la riflessione sulla libertà,che hai fatto tu,da parte di chi vive in carcere.. Non penso che sia facile per voi andare al di là delle (non poche) cose negative che vi limitano. Probabilmente ciò che può aiutarvi a farlo è l’incontro con una persona interessante,che vale,capace di colpirvi (un medico,un’educatrice,un’operatrice,un detenuto).. No?!
A presto
Ciao ciao
Anna
27 Ottobre 2006 alle 8:19 pm
spero che tu possa trovare un pò di serenità in un posto che pur limitandoti fisicamente, può aiutare la tua vita. Di certo non si va in carcere per aver mangiato noccioline, ma questo si sà, quello che più importa è che tu faccia tesoro, quanto più possibile di tutto ciò che succederà.
Dalle amicizie che farai, dalle storie di vita che ti verranno raccontate e dagli stati d’animo che accompagneranno il tuo percorso.
Attraverserai momenti sereni, ed altri in cui ti sembrerà impossibile uscirne, ma credimi, che prima o poi tutto passa.
Può sembrare una frase banale, ma secondo me non lo è affatto.
Tutto passa, anche questo tuo momento.
spero di ricevere presto una risposta
ciao ciao ciao ciao ciao ciao ciao ciao ciao
valentina
29 Ottobre 2006 alle 9:47 pm
Ciao a tutti! Siamo i membri del cineclub “Fratelli Marx” di Bologna, e abbiamo conosciuto “Teatro per evadere” grazie a un commento lasciato nel nostro blog. Che dire? Tutte le testimonianze che abbiamo letto (a partire da quella di Giancarlo) meritano di essere lette con la massima attenzione. In passato abbiamo proiettato un bel documentario sui detenuti-attori della Fortezza di Volterra, e siamo stati contattati per organizzare una rassegna all’interno della Dozza (il carcere di Bologna), ma ci rendiamo conto che ben altra rilevanza hanno i racconti di chi vive sulla propria pelle l’esperienza dietro le sbarre. A volte, però, proprio il carcere fa capire quanto sia importante il cinema più “leggero” e popolare (forse è una citazione troppo cinefila, ma qualcuno ricorda il finale di “I dimenticati” di Preston Sturges?).
30 Ottobre 2006 alle 12:43 pm
Si hai ragione, l’approccio con le sbarre deve essere il primo contatto diverso che si ha con il mondo…. è sicuramente difficile sentirsri liberi, ma il carcere deve essere visto più come un aiuto che come una punizione. Altrimenti diventa dura rimanerci per quanto bisogna rimanere….
L’accesso ad Internet per i detenuti è comunque una cosa importante per non emarginarli, per non tenerli lontano dal mondo. E’ importante questa opportunità che viene offerta….
Baciuz. Simona
31 Ottobre 2006 alle 3:08 pm
benvenuto giancarlo..io leggo sempre tutto cio che scrivete sei il prmo pero a cui commento…volevo complimentarmi per la frase sulla libertà…ammiro davvero le profonde rilessioni sulla vita e le esperienze che vengono scritte…anche io ho commesso degli errori…e leggere che si puo sperare ancora mi fa stare meglio…aspetto il perchè (il continuo della tua storia)un bacio laura
9 Novembre 2006 alle 1:40 am
“..Che non sono le sbarre a limitare la nostra libertà, ma forse è l’approccio mentale che conta. Io ora sto dietro queste sbarre, ma mi sento libero..”
E’ molto che non sorrido..Eppure ..al di là del muro..Ma la mia mente ed il mio cuore sono imprigionati da molti anni..
A volte va meglio..Altre volte peggio..
Luce e buio si alternano..
Credo che nella ristrettezza e nel dolore emergano la solidarietà, la fratellanza e l’uomo si stringe maggiormente ai suoi simili, per non sentire freddo..
Un abbraccio, grazie per avermi fatto pensare e riflettere..
Elena
17 Novembre 2006 alle 9:37 am
Ciao Giancarlo, volevo solo darti un saluto e dirti, che spero di leggere al piu’ presto un’ altro tuo post Baci MARIA VIRGINIA….
19 Novembre 2006 alle 10:48 pm
[…] Ciao, sono di nuovo io: Giancarlo. E’ con vero piacere che ho letto le vostre risposte su quel che ho scritto, e il consenso e la stima che mi avete concesso, mi ha spinto a continuare a raccontare questa mia esperienza. Ma soprattutto, voglio dirvi cosa penso del mondo carcere e della sua popolazione. Voglio cominciare col dire che so d’essere in questo mondo perché ho commesso qualcosa che va contro la legge, ma soprattutto contro i miei valori e il mio modo di vivere. Forse voi allora vi chiederete perché allora non lo hai evitato? Se lo pensate avete pienamente ragione, ma a volte bisognerebbe andare oltre e cercare di capire se si riesce o no a perdonare. Ed è proprio questo che sto cercando di fare io, e vi assicuro che non è facile, sprattutto quando il giudice più spietato è il proprio Io, che non accetta non perdona l’errore. Qui nel mio mondo attuale, quasi tutti hanno l’arroganza di scaricare le proprie colpe sul sistema o la società, sprecando il tempo a piangersi addosso, invece di trovare il tempo di fare autocritica e accettare i propri errori con umiltà, e soprattutto impegnarsi in un percorso di cambiamento personale, in modo che quando saremo fuori di qui non ricadremo nei meccanismi che ci portano a sbagliare. Non fraintendetemi, io non sono nessuno per giudicare, né quantomeno per dispensare consigli, perché penso che i consigli si danno con cautela, e si accettano con pazienza. Questo è solo ciò che penso. Poi, per il resto, se il lavoro che sto facendo su me stesso sarà buono, nel momento in cui sarò al di là delle sbarre, ci sarò anche io ad incoraggiare chi sta dietro. Ora vi saluto. […]